Conoscere a memoria migliaia di strade può modificare il cervello? Una ricerca sui tassisti londinesi ha individuato differenze nell’ippocampo, una regione fondamentale per la memoria e l’orientamento, offrendo nuove prospettive sulla capacità del cervello di adattarsi all’esperienza. Immaginate di dover attraversare ogni giorno una delle città più grandi e complesse del mondo, ricordando migliaia di strade, incroci, piazze e percorsi alternativi, senza affidarvi al navigatore satellitare. È la sfida affrontata per anni dai tassisti di Londra, una professione che richiede una conoscenza approfondita della città e una notevole capacità di orientamento. Ma un allenamento così intenso può lasciare tracce anche nel cervello?
Una risposta arriva da una ricerca pubblicata nel 2000 sulla prestigiosa rivista scientifica PNAS, lo studio, condotto da Eleanor A. Maguire e dai suoi collaboratori dell’University College London, ha confrontato le immagini del cervello di tassisti londinesi esperti con quelle di persone che non svolgevano quella professione. I risultati hanno evidenziato differenze nella struttura dell’ippocampo, una regione cerebrale coinvolta nella memoria e nella navigazione spaziale. L’ippocampo svolge un ruolo importante nella formazione dei ricordi e nella capacità di costruire una rappresentazione mentale dei luoghi. Ci aiuta a ricordare dove si trovano determinati punti, a riconoscere percorsi già effettuati e a orientarci nell’ambiente. È una sorta di sistema interno di riferimento che contribuisce a trasformare le esperienze in mappe mentali.
Per i tassisti londinesi, questa capacità è particolarmente importante. Prima di ottenere la licenza, molti devono affrontare un lungo percorso di preparazione noto come The Knowledge, durante il quale imparano a conoscere un’enorme quantità di strade e punti di interesse della capitale britannica. Un esercizio mentale impegnativo, che richiede di memorizzare percorsi e comprendere come i diversi luoghi siano collegati tra loro. Attraverso le risonanze magnetiche, i ricercatori hanno osservato che i tassisti presentavano un volume maggiore della parte posteriore dell’ippocampo rispetto al gruppo di controllo. In alcune regioni anteriori, invece, il volume risultava relativamente maggiore nelle persone che non guidavano taxi. Non si trattava, dunque, di un aumento uniforme dell’intero ippocampo, ma di differenze localizzate. Inoltre, nella parte posteriore destra dell’ippocampo, il volume risultava associato al tempo trascorso nella professione: un dato compatibile con l’ipotesi che l’esperienza di navigazione contribuisca a modificare la struttura cerebrale.
Il risultato si inserisce in un concetto fondamentale delle neuroscienze: la plasticità cerebrale, ovvero la capacità del cervello di modificarsi in risposta all’apprendimento, all’esperienza e all’ambiente. Il cervello adulto, infatti, non è una struttura immutabile. Le connessioni tra neuroni e l’organizzazione di alcune regioni possono cambiare nel tempo, anche quando impariamo abilità complesse o ci esercitiamo ripetutamente in un’attività. Questo non significa, però, che basti guidare molto o memorizzare qualche strada per ottenere automaticamente un ippocampo più grande, lo studio riguarda un gruppo professionale con esigenze particolari e documenta un’associazione tra esperienza di navigazione e differenze anatomiche. Da solo, non dimostra che l’esperienza sia l’unica causa delle differenze osservate, né che una maggiore dimensione di una regione cerebrale comporti sempre prestazioni migliori in ogni tipo di memoria.
La ricerca ha contribuito ad aprire una prospettiva importante: per comprendere il cervello non è sufficiente considerare le sue caratteristiche biologiche iniziali, perché anche ciò che facciamo nel corso della vita può avere un ruolo. Imparare una città, suonare uno strumento o acquisire una competenza complessa significa sottoporre il sistema nervoso a richieste specifiche, alle quali può adattarsi in modi diversi. Negli anni successivi, altri studi hanno approfondito il tema, confrontando, per esempio, i tassisti con gli autisti di autobus e analizzando i possibili vantaggi e limiti di questa specializzazione mentale. Una ricerca pubblicata nel 2006 sulla rivista Hippocampus ha riscontrato differenze analoghe tra tassisti e autisti di autobus, suggerendo che la conoscenza articolata dei percorsi, più che la semplice esperienza di guida, possa essere un fattore rilevante. Il rapporto tra volume dell’ippocampo e abilità di orientamento, tuttavia, non è necessariamente identico in tutte le persone.
La storia dei tassisti londinesi ci ricorda quindi che il cervello è un organo dinamico, capace di adattarsi alle sfide che affrontiamo. Le mappe che costruiamo nella nostra mente non servono soltanto a trovare una strada: raccontano anche il modo in cui l’esperienza può lasciare un’impronta nella nostra biologia. E forse è proprio questo l’aspetto più affascinante della scoperta: ogni volta che impariamo a orientarci in un mondo complesso, non stiamo soltanto memorizzando luoghi, ma stiamo allenando uno degli strumenti più straordinari che possediamo, il nostro cervello.




