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L'Hpv conosciamolo meglio
con una compagna sui social

Msd annuncia l’iniziativa ‘Il papillomavirus non sceglie, tu sì’, nata per fare chiarezza su questa infezione estremamente comune, che però può essere oggi facilmente tenuta a bada da un vaccino che rende immuni a ben 9 ceppi virali

29 Ottobre 2019

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L'Hpv conosciamolo megliocon una compagna sui social

Nasce per diffondersi attraverso i social ed è rivolta ai giovani, ma soprattutto ai loro genitori, la campagna Msd ‘Il papillomavirus non sceglie, tu sì’, in corso di approvazione al ministero della Salute. La campagna nasce per promuovere una buona informazione, che possa contrapporsi alle fake news che infestano la rete. È infatti proprio online che sempre più spesso si cercano le risposte ai dubbi che sorgono in materia di salute, propria e dei propri cari. “Non dobbiamo pensare che le fake news siano una cosa da poco: ormai la disinformazione fa guadagnare, è un’industria che viene gestito in modo ‘scientifico’ da vere e proprie aziende – spiega Paolo Attivissimo, giornalista ed esperto di fake news - Per fare corretta informazione bisogna essere chiari e rigorosi ma anche attenti alle trappole comunicative… non dovremmo sempre sentirci obbligati ad ascoltare l’altra campana, soprattutto su temi delicati come la vaccinazione. Certo, anche noi comunicatori di professione abbiamo le nostre colpe, perché sfruttare il sensazionalismo che può nascere da una notizia dal titolo forte attira molto più pubblico”.

Quanto ne sappiamo? Il livello di informazione e consapevolezza sul papillomavirus (Hpv) non è ancora sufficientemente alto, anche se si è assistito a un netto miglioramento negli ultimi anni: secondo l’ultimo rapporto Censis, che ha analizzato il livello di consapevolezza dell’Hpv tra i genitori di figli adolescenti, si è passati da un livello di conoscenza del virus del 85.1 per cento nel 2017 all’88.3 per cento di oggi, con una ricerca delle informazioni che passa sempre di più attraverso i professionisti della salute (53.2 per cento nel 2019 vs 39.1  per cento nel 2017) piuttosto che tramite Dottor Google (26.7 per cento nel 2019 vs 30.7 per cento nel 2017). “Anche se la conoscenza sul papillomavirus e sulla relativa vaccinazione appare tendenzialmente migliorata nel tempo, si tratta di una conoscenza spesso superficiale, nella quale traspaiono molti dubbi ed incertezze - precisa Ketty Vaccaro, responsabile dell’area welfare e salute del Censis - Mentre tutti coloro che affermano di essere informati sanno che l’Hpv è responsabile del tumore alla cervice uterina, solo la metà dei genitori sa che l’Hpv è causa anche di altri tumori come quello dell’ano, del pene, della vulva, della vagina e di quello testa/collo, solo il 42 per cento lo associa ai condilomi genitali e poco meno di un terzo pensa ancora che il virus colpisca solo le donne. A incidere su livello di informazione è certamente il livello di istruzione, ma anche il genere: le donne ne sanno di più, probabilmente perché a lungo (e a torto) è stato ritenuto un problema femminile. Le differenze tra regioni italiane sono state utili per far emergere un problema amministrativo – continua Vaccaro – infatti le donne del Sud Italia sono quelle che si sottopongono di meno al pap test, ma se ciò avviene è anche perché ricevono molti meno inviti a farlo da parte delle aziende sanitarie di riferimento. Se si tiene conto di questo dato, le donne del Sud sono propense a controllarsi come quelle del resto d’Italia!”

Hpv, che cos’è? Con ‘Hpv’ non bisogna intendere un unico virus, piuttosto una famiglia di virus –oltre 200 – 13 dei quali vengono classificati come tipi ad alto rischio, che possono causare il tumore della cervice uterina nelle donne e altri tumori Hpv associati - ano, vagina, vulva, pene, cavità orale, faringe, laringe e condilomi genitali - anche nel maschio, categoria spesso percepita non a rischio di contrazione del virus.Ogni anno in Italia si registrano quasi 5mila casi di tumori Hpv-correlati attribuiti ad infezioni croniche collegate a ceppi oncogeni del Papillomavirus umano (Hpv)1. Numeri che devono aumentare il livello di attenzione attorno alle patologie Hpv-correlate. "L’infezione da Hpv si trasmette prevalentemente per via sessuale ed è tanto frequente da essere definita ‘ubiquitaria’ -commenta il professor Giancarlo Icardi, professore di igiene presso l’Università di Genova - Circa il 70 per cento dei ragazzi entra in contatto con l’Hpv entro un anno dall’inizio dell’attività sessuale e si può capire come i numerosi Papillomavirus costituiscano una minaccia per tutta la popolazione fin da quando inizia l’attività sessuale. Da tali evidenze ne consegue la strategia di prevenzione attraverso la vaccinazione, che ha come target primario gli adolescenti di entrambi i sessi al dodicesimo anno di età. È ormai dimostrato che il  vaccino è estremamente efficace, soprattutto nei tipi di Hpv che rischiano di evolvere in lesioni precancerose, è fondamentale dunque che aderisca il maggior numero possibile di soggetti, non solo tra gli adolescenti”.

Vaccinarsi da adulti? Anche le donne adulte in età fertile possono vaccinarsi, anzi è consigliabile poiché l’organismo una volta infettato non produce anticorpi necessari a prevenire una seconda infezione, mentre il vaccino scatena una risposta anticorpale molto forte ed efficace. Inoltre adesso è disponibile un vaccino che protegge da ben nove ceppi di Hpv, non solo quattro. “Il vissuto da parte di molte donne Hpv positive è molto variabile e può spaziare da situazioni di ansia, paura, rabbia, a vergogna, biasimo, rimorso, sovrastima dei rischi di cancro, preoccupazioni sulla perdita delle funzioni riproduttive, preoccupazioni sulle reazioni negative che potrebbero avere amici, familiari, partner sessuali, preoccupazioni sull’infedeltà del partner o vera e propria ostilità nei suoi confronti – spiega Carlo Antonio Liverani, oncologia ginecologica preventiva Humanitas San Pio X, Milano - un bisogno urgente di trattamento, fino ad arrivare a cambiamenti nelle attività fisiche intime, rifiuto dell’attività sessuale, isolamento, depressione”. Timori e pregiudizi sulla vaccinazione possono contribuire a spiegare i livelli ancora bassi di copertura vaccinale pari al 64.4 per cento nelle ragazze, per la prima dose, e al 49.9 per cento, per il ciclo completo; nei ragazzi invece la percentuale risulta ancora più bassa, pari al 21,8 per cento contro il 15,4 per cento del ciclo completo. “Sono molto orgogliosa della nuova campagna ‘Il papillomavirus non sceglie, tu sì” – afferma Nicoletta Luppi, presidente e amministratore delegato di Msd Italia - L’infezione da Hpv è estremamente comune a livello mondiale, sia negli uomini che nelle donne, ed è la più frequente infezione sessualmente trasmessa. Come donna, madre e moglie sento da sempre la responsabilità della prevenzione per me e i miei familiari e mi informo costantemente presso fonti attendibili: nella mia vita professionale cerco di applicare lo stesso principio, verso i pazienti e la popolazione che serviamo con i nostri prodotti, perché la vita, la vita in buona salute, non è mai abbastanza. Per questo, sentiamo la necessità di impegnarci nella diffusione di un messaggio importante: si può scegliere di prevenire l’insorgenza di pericolose patologie, regalando a noi stessi e ai nostri figli un futuro libero dalla malattia, perché oggi più che mai il controllo del Papillomavirus e dei cancri ad esso correlati è alla nostra portata”. (MATILDE SCUDERI)

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