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Candy Crush Saga è un'ossessione: tra droga e lezione di vita

Confessione di una che ci è cascata: il gioco concede poche mosse per eliminare le "gelatine". Ecco perché non è solo una perdita di tempo...

Giulio Bucchi
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Se ormai la domanda più comune non è «come stai?» ma «a che livello sei?». Se a una cena con  minorenni   che giocano  ossessivamente con un giochino sul tablet, per la prima volta tifi per il bambino e non per la mamma che rimprovera il comportamento non esattamente educato del figlio, beh, significa che anche tu sei nel tunnel. Il giochino che impegna tanto  il bambino è Candy Crush Saga, l'applicazione per smart phone e tablet più chiacchierata del momento, e tu lo conosci molto bene. Se imprechi quando finisci le vite,  se l'attesa dal medico o i viaggi in treno diventano momento i piacevoli perché finalmente hai tutto il  tempo per giocare, se quando schizzi al livello superiore ti senti Dio e se invece sei bloccato da due settimane sullo stesso ti senti un fallito, se provi un piacere quasi fisico quando la caramella con la forma quadrata la fai schiantare con quella a righe e tutto intorno si disintegra divinamente,  se ti scambi dritte per superare i livelli come fossero bustine di sostanze stupefacenti, se come Hugh Grant in About a boy pensi «ma dove lo trova la gente il tempo per lavorare?». Segnali pericolosi - Se hai voglia di  ballare di gioia in mezzo alla riunione quando fai «Sugar Crush», ovvero vinci, con i pesciolini che sguazzano in mezzo alla schermata, se ti agiti quando iniziano a finire le mosse, se gioisci a spaccare gelatine e ti chiedi perché nessuno prima ti aveva spiegato che due caramelle rigate si possono macciare tra loro con esiti favolosi, beh, non sei solo nel tunnel ma sei proprio messa male.  Come chi scrive.  Che ha sostituito la depressione per gli uomini e l'ansia da sms e WhatsApp con la depressione da Candy Crush. O l'euforia. Perché è soprattutto una questione di autostima. Se vinci ti senti un genio.  Se perdi una nullità.  Il gioco è semplice. Bisogna superare livelli sempre più complessi mettendo tre caramelle dello stesso colore o in verticale o in orizzontale. Non è altro che un'evoluzione del Tetris. Ma con simpatiche varianti e con una grafica da perdere la testa. (Anche la musichetta non è male, ma forse è meglio giocare senza audio: ci si concentra di più). È un gioco semplice ma non stupido. Quasi  una metafora dell'amore e della vita.  Una partita a Candy Crush è come una relazione: se inizia male, prosegue male e finisce peggio, il più delle volte. E purtroppo la bravura, come la meritocrazia nella vita, conta fino a un certo punto. La fortuna è essenziale, come diceva il protagonista di Match point. A sangue freddo - Candy Crush si scarica sul telefonino o sui tablet. Si sta diffondendo come un virus. Ogni tanto capita di vedere qualcuno in sala d'attesa, in metro o al lavoro intento a spostare caramelle con il dito sul touch screen. Non è pazzo, è solo concentrato. Sicuramente è una droga che miete vittime trasversali per età e abitudini e coinvolge anche chi ha sempre considerato giochetti simili  passatempo inutili. Capisci che  la tua è diventata una dipendenza quando dal piacere e dal sano divertimento si passa al chiodo fisso, all'ossessione.  Il confine è sottile, basta un attimo per oltrepassarlo. Ma è un processo reversibile. Una volta diventata una droga si può tranquillamente tornare indietro. E non è mortale. Forse per qualcuno è una perdita di tempo ma una cosa la insegna, anzi due. Le mosse non vanno sprecate. E nemmeno le vite, anche se ce ne sono più di una. Abbiamo anche imparato che come nella realtà, oltre al fatto che la fortuna conta tantissimo, anche se tentati non bisogna agire d'istinto ma osservare, aspettare, meditare con calma. E poi fare la mossa. La fretta è una nemica. (Ps. Esiste un metodo, qualcuno lo conosce, per avere vite illimitate; noi non vogliamo conoscerlo perché abbiamo ancora l'illusione di poterci disintossicare). di Alessandra Menzani

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