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Clima, "punto di non ritorno": la data in cui saremo condannati

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La situazione del clima del pianeta è pericolosamente vicina al punto di non ritorno. L’allarme è ribadito dall’Onu, che nel rapporto di sintesi dell’IPCC ha sottolineato come non siamo quasi all’ultima chiamata per affrontare e porre un freno all’emergenza climatica in atto. Fare qualcosa è possibile, ma il tempo stringe e questo è il decennio decisivo: più si va avanti, più aumenta il riscaldamento e più sarà difficile intervenire. 

 

 

L’imperativo è smettere di usare subito i combustibili fossili, avviare e finanziare politiche di adattamento e dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2030, mantenendo vivo l’obiettivo di Parigi di +1,5 gradi. “Nonostante i progressi - si legge nel rapporto - ci sono lacune nelle misure di adattamento che agli attuali tassi di attuazione aumenteranno e restano divari tra le emissioni previste dalle politiche in atto e gli impegni assunti a livello nazionale, mentre i flussi finanziari non raggiungono i livelli necessari". 

 

 

Le opzioni per ridurre le emissioni e adattarsi ai cambiamenti climatici sono “multiple, fattibili ed efficaci”, ma soprattutto “sono disponibili ora”. Quindi è “essenziale un'azione accelerata per l'adattamento in questo decennio per colmare il divario tra l'esistente e ciò che è necessario”. Per mantenere il riscaldamento entro +1,5 gradi sopra il periodo preindustriale sono necessarie "riduzioni profonde, rapide e durature" delle emissioni di gas a effetto serra in tutti i settori, "dovrebbero diminuire già ora e essere ridotte della metà entro il 2030, verso lo zero nel 2050".

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