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L'Intelligenza artificiale riporta in vita i personaggi che hanno fatto la storia

Dalla mummia Otzi al faraone Ramses II, da Giulio Cesare a Dante, da Colombo a Machiavelli: vederli in faccia è davvero impressionante
di Simone Di Meogiovedì 4 giugno 2026
L'Intelligenza artificiale riporta in vita i personaggi che hanno fatto la storia

3' di lettura

Chiudete i manuali scolastici e lasciate stare i vecchi documentari di History Channel. Aprite invece TikTok o Instagram, fate partire lo scroll e preparatevi ad accendere la macchina del tempo in versione HD. Giulio Cesare non è più una statua di marmo o un capitolo da studiare per l’interrogazione; ora entra in Senato in formato 16:9, lancia un’occhiata magnetica dritta in camera e aspetta i pugnali dei cospiratori. La storia oggi si vive in diretta: l’intelligenza artificiale ha preso i pesi massimi del passato come il dittatore romano, Napoleone Bonaparte o Nikola Tesla e li ha trasformati in vere e proprie star da reel, con facce iperrealistiche, voci sintetizzate che sembrano umane e quel brivido negli occhi un attimo prima che il destino si compia. La nuova tendenza pop del web si chiama proprio “viaggiatori del tempo artificiali”, una scuderia di finti blogger digitali creati dai software che stanno facendo numeri pazzeschi sui social. Funzionano come se qualcuno avesse attivato una diretta streaming da Roma antica, dalla Londra dei Tudor o dai corridoi del Titanic.

Il fenomeno del momento è “Chloe VS History”, una vlogger virtuale che si fa i selfie tra le strade di Pompei o sul transatlantico più famoso del mondo, portando a casa 610.000 follower su Instagram e 15 milioni di visualizzazioni su YouTube. Un format che è diventato un tormentone, imitato da canali come “Janella Through Time”, che viaggia tra i vichinghi, la Gerusalemme antica e l’Amsterdam del Secolo d'oro, o “Nova VS History”, che mescola passato e fantascienza distopica. Questa rivoluzione non è solo un trucco tecnologico, ma un modo tutto nuovo di raccontare. Le grandi vicende escono dai libri e diventano clip brevi, emotive, ad alto impatto visivo. I nuovi modelli generativi di intelligenza artificiale come Veo di Google DeepMind o Runway fanno paura per quanto sono realistici: controllano i movimenti della scena, sincronizzano l’audio alla perfezione e muovono la telecamera virtuale mantenendo i volti sempre uguali e coerenti.

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È la democratizzazione del kolossal hollywoodiano: un tempo servivano migliaia di comparse, sarti, scenografie gigantesche e budget da capogiro; oggi a un creator bastano pochi minuti al computer per mettere in piedi un campo di battaglia tascabile. Il segreto del successo di questi video sta tutto nella strategia del “momento prima”. I software scelgono l’istante esatto che precede il disastro: Napoleone prima della disfatta finale a Waterloo, Socrate un secondo prima di bere la cicuta o Vincent van Gogh all’alba della sua ultima notte. Non si tratta di fare una ricostruzione storica completa, ma di creare suspense, trasformando il passato in un thriller mozzafiato. Un’operazione affascinante che però accende un grosso punto di domanda: dove finisce la divulgazione e dove inizia la manipolazione emotiva? Gli esperti non sono preoccupati per gli errori storici grossolani, ma per l’anacronismo seducente. Il rischio è trovarsi davanti a un Cesare che sembra un attore di Hollywood, a un Leonardo da Vinci troppo moderno nei modi o a un Gengis Khan ripulito nei tratti per sembrare il protagonista di una serie Netflix. Contenuti pop che rischiano di deformare il rapporto con i documenti reali.

Per un secolo il cinema storico è stato finzione dichiarata, mentre oggi il finto generato al computer sembra vero al cento per cento. Il pubblico riuscirà a distinguere un trucco al computer da una prova reale? Intanto i big della storia si sono trasformati in “influencer postumi”, usando il loro nome come un brand già famoso per diventare avatar culturali spendibili all’infinito in format di successo, dall’ultimo messaggio del filosofo ateniese alle cavalcate dell’imperatore dei francesi. «Per rimanere napoleonici, i video, i reel che se occupano ormai si moltiplicano. Il magnetismo del personaggio, i colori delle divise, le atmosfere della epopea, non hanno eguali», commenta Carlo Micciché, studioso di storia e autore del libro “Essere Napoleone”, edito da Ares e giunto alla seconda edizione.

«Non ho niente in contrario, purché li si consideri un punto di partenza e non un punto di arrivo. Il dettaglio che parla del tutto è uno stimolo non un portale di conoscenza. Per un giorno di sintesi ci vogliono anni di analisi. Drammaturgicamente parlando poi», continua Micciché, «rimane un fondo di artificiale, in quella voce narrante da annunci della stazione. A tutti questi Napoleoni a pixel manca la postura, l’eloquio che solo un attore ispirato e ben diretto può dare». Poco ma sicuro, i campi di battaglia sono cambiati: Cesare è stato assassinato in Senato, ma vive su TikTok.

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