«“Più morti d’inverno”. La frase choc di Wright». È questo il titolo di una notiziola collocata a pagina 5 del Corriere della Sera di ieri nella sezione “caldo tropicale”, buttata là per dire senza dirlo che anche il segretario Usa per l’Energia potrebbe fregiarsi del titolo che Libero ha riservato a Trump pochi giorni fa. Una valutazione che potrebbe anche essere corretta, però sul tema specifico Wright ha maledettamente ragione, lo confermano numerose ricerche scientifiche facilmente consultabili in rete tanto che, più di una volta, lo stesso Corriere ne ha dato conto: con valori medi oscillanti, gli scienziati sostengono che il freddo e i mesi invernali provochino una letalità fra le 10 e le 20 volte più alta del periodo estivo. In Italia il rischio di mortalità si attesta all’8,5% per il gelo e allo 0,94% per il caldo bestiale.
Eppure, il termometro a 40 fa dare i numeri, è comprovato anche dai recentissimi (non diciamo freschissimi, per carità) dati circolati sulle attese (non attestate) vittime dell’ondata di calore. Che se da una parte vengono cavalcati per attaccare i negazionisti del cambiamento climatico («il fascismo fossile» lo chiamano, apprendiamo da il Manifesto che riporta la definizione del Collettivo Zetkin), dall’altra si prestano perfettamente ad ottenere l’effetto opposto, quello di un allarmismo ideologico e strumentale, più politico che fattuale, più sensazionalista che razionale. Uno studio pubblicato quattro giorni fa sull’Economistha preso in considerazione le temperature medie previste per il periodo 24-26 giugno in 854 città europee, combinate con il modello elaborato da Pierre Masselot e dalla London School of Hygiene & Tropical Medicine sulla relazione tra temperatura e mortalità. Ebbene, in questi soli tre giorni presi in esame il caldo estremo avrebbe dovuto provocare circa 12mila decessi in più rispetto al solito in Europa.
Parigi e i suoi «caratteristici tetti di zinco che trattengono il calore» è la capitale dell’inferno, là infatti il rischio di decessi è stato stimato in un aumento potenziale di oltre il 300%. Seconda città di questa micidiale classifica è Londra, con un rischio di morte che avrebbe potuto aumentare del 200%, seguono Milano con il 170% e Roma con il 100%. Roba da spararsi a mezzogiorno, sennonché proprio ieri l’Organizzazione Mondiale della Sanità, oracolo apprezzatissimo a sinistra, ha riferito che in Europa, dal 21 giugno, si sono registrati oltre 1.300 decessi dovuti all’ondata di calore record. Ma come: in un periodo ancora più lungo di quello riportato dall’Economist ci si attende un numero di vittime dieci volte più basso?
Meteo, caldo estremo a giugno? Cosa ci aspetta a luglio e agosto
Dopo la potente ondata di calore che ha travolto l'Italia e tutta l'Europa nel mese di giugno, cosa aspettarsi d...«L’Europa è il continente che si sta riscaldando più velocemente sulla Terra, con una velocità doppia rispetto alla media globale», ha aggiunto il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, che ha invitato i paesi europei ad «attuare misure di prevenzione contro il caldo estremo». In testa alle raccomandazioni di Ghebreyesus c’è ovviamente l’invito ad accelerare l’abbandono dei combustibili fossili e tagliare le emissioni, potenziando la transizione green. Tuttavia, l’Unione Europea a 27 è responsabile di circa l’8% delle emissioni globali di gas serra, ben lontana dal podio targato Cina, Stati Uniti e India: eppure, Bruxelles impone da anni ai cittadini politiche verdi sempre più restrittive e costose, adeguamenti strutturali delle abitazioni, sostituzioni degli impianti domestici, rottamazioni delle automobili. Se questo è il risultato, c’è evidentemente qualcosa che non funziona come sostengono a Bruxelles...




