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Se sei nato in questo mese vivi più a lungo: il nuovo studio

di Paola Natali lunedì 29 giugno 2026
Se sei nato in questo mese vivi più a lungo: il nuovo studio

3' di lettura

Il mese in cui veniamo al mondo potrebbe avere un’influenza sulla durata della nostra vita. Non si tratta di astrologia né di una semplice curiosità statistica, ma di un’ipotesi scientifica sostenuta da un ampio studio pubblicato sulla rivista PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences), che ha analizzato i dati di oltre un milione di persone provenienti da Danimarca, Austria e Australia. I risultati indicano che le condizioni ambientali vissute durante la gravidanza e nei primi mesi di vita potrebbero lasciare un’impronta biologica destinata a influenzare la salute anche molti decenni più tardi. Gli studiosi hanno osservato che nei Paesi dell’emisfero nord le persone nate tra ottobre e dicembre tendono, in media, a vivere più a lungo rispetto a quelle nate tra aprile e giugno. La scoperta diventa ancora più significativa quando viene confrontata con quanto accade nell’emisfero sud. In Australia, infatti, lo schema si sposta di circa sei mesi, seguendo il calendario delle stagioni invertite. Questo suggerisce che non sia il mese di nascita in sé ad avere un ruolo, ma piuttosto le condizioni climatiche e ambientali associate a quel periodo dell’anno.

Un ulteriore elemento a sostegno di questa ipotesi arriva dall’analisi degli immigrati britannici residenti in Australia. Nonostante abbiano trascorso gran parte della loro vita nell’emisfero sud, il loro andamento della longevità continua a rispecchiare quello tipico dei Paesi europei. Per i ricercatori questo rappresenta un indizio importante: ciò che sembra contare maggiormente è l’ambiente in cui si è sviluppata la gravidanza e si sono vissuti i primi mesi di vita, piuttosto che quello in cui si trascorre l’età adulta. Ma quali fattori potrebbero spiegare questa relazione? Gli autori dello studio ritengono che il mese di nascita sia semplicemente un indicatore di condizioni biologiche molto più complesse. Durante la gestazione e nel primo anno di vita possono infatti variare numerosi elementi, come la disponibilità di nutrienti, l’esposizione alla luce solare e quindi alla vitamina D, la frequenza delle infezioni stagionali, le temperature ambientali e perfino alcuni aspetti della qualità dell’assistenza sanitaria. Tutti questi fattori possono influenzare lo sviluppo dell’organismo in una fase particolarmente delicata, modificando la predisposizione a sviluppare alcune malattie croniche in età avanzata.

Lo studio esclude, invece, che le differenze osservate siano semplicemente dovute al fatto che chi nasce in determinati mesi affronti le stagioni in momenti diversi della vita o a particolari caratteristiche sociali delle famiglie. Anche l’ipotesi secondo cui una maggiore mortalità infantile avrebbe selezionato individui più robusti non ha trovato un sostegno convincente nei dati raccolti. La spiegazione più plausibile rimane quindi quella di un effetto precoce dello sviluppo, capace di influenzare la salute a lungo termine. Naturalmente questo non significa che il mese di nascita determini il destino di una persona. La longevità dipende soprattutto da fattori ben più importanti, come lo stile di vita, l’alimentazione, l’attività fisica, il fumo, il patrimonio genetico e l’accesso alle cure mediche. Il mese di nascita rappresenta piuttosto un piccolo tassello di un quadro molto più complesso e le differenze osservate riguardano grandi gruppi di popolazione, non i singoli individui.

C’è poi un dato particolarmente incoraggiante. I ricercatori hanno osservato che questo effetto tende a ridursi nelle generazioni più recenti. Il miglioramento dell’assistenza ostetrica, della nutrizione materna, delle vaccinazioni e delle cure pediatriche sembra infatti aver attenuato l’influenza delle condizioni stagionali sperimentate all’inizio della vita. È un risultato che conferma quanto gli investimenti nella salute materno-infantile possano produrre benefici che si estendono ben oltre l’infanzia. Lo studio pubblicato su PNAS si inserisce così in un filone di ricerca sempre più solido, secondo cui molte caratteristiche della salute adulta affondano le proprie radici nelle primissime fasi dello sviluppo. Le stagioni, quindi, non decidono quanto vivremo, ma possono lasciare una traccia biologica che accompagna l’organismo per tutta la vita. Comprendere questi meccanismi potrebbe aiutare la medicina a sviluppare strategie sempre più efficaci di prevenzione, intervenendo proprio nei periodi in cui il nostro futuro biologico comincia a prendere forma.