Il dibattito sulla pericolosità dell’intelligenza artificiale è interessante quanto, temo, inutile. La saggezza contadina ci era già arrivata secoli fa a stabilire l’inutilità di chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati e questo evidentemente l’intelligenza artificiale lo ha appreso da subito e si è messa al sicuro. Chi pensa di poter mettere confini e regole a uno strumento così impalpabile, potente e furbo – in questo Donald Trump ha ragione – non conosce né i bit né gli uomini: i primi non li puoi inquisire e se colpevoli arrestare, i secondi sono genericamente parlando dei mascalzoni assetati di potere e ricchezze (entrambe le cose più facili da ottenere usando l’Ia).
Diciamo le cose come stanno: il controllo del sapere, del progresso, in ultima analisi della società, è già passato dagli Stati sovrani alle multinazionali che posseggono e gestiscono gli algoritmi intelligenti che non si esclude un giorno potrebbero diventare completamente autonomi (se davvero sono intelligenti è ovvio che ciò accadrà). Dicono: fermiamoci e ragioniamo. In che senso? Chi si dovrebbe fermare, l’uomo o il computer?
E se si ferma l’uomo americano e non quello cinese che succede? Probabilmente la Cina diventerebbe padrona del mondo prima e più di quanto ci si immaginava ante Ia. E se i buoni si fermano e i cattivi no? Il mondo e le sue economie finirebbero in mani peggiori di quelle che lo maneggiano oggi. Per ammansire un mostro non servono i buoni propositi, serve un mostro ancora più grande. Per sconfiggere il Male del Novecento si è dovuto inventare la bomba atomica, strumento capace di distruggere il mondo più di Hitler ma che non è mai uscita dal controllo umano tanto che finita l’emergenza non è più stata usata. Qui è diverso, qui parliamo di una atomica che potrebbe decidere lei se, quando e dove lanciarsi. E non sarà una legge a impedirglielo.




