Una delle difficoltà più grandi nella lotta contro il cancro è capire perché, in alcuni casi, il tumore riesca a diventare più aggressivo e a resistere alle cure. Una nuova ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica PNAS, ha individuato un possibile meccanismo che potrebbe spiegare almeno in parte questo comportamento nei tumori della testa e del collo, al centro dello studio c'è una proteina chiamata USP14 e il suo ruolo, secondo i ricercatori, è quello di aiutare un'altra proteina, chiamata MTDH, a rimanere più a lungo dentro le cellule tumorali.
Ma perché è importante? MTDH può favorire la crescita e la sopravvivenza delle cellule malate, quando questa proteina si accumula, le cellule tumorali possono diventare più forti, muoversi più facilmente nei tessuti e avere maggiore capacità di diffondersi. In condizioni normali, una terza proteina, chiamata FBXW7, contribuisce a eliminare MTDH quando non serve più. USP14, però, può entrare in competizione con FBXW7 e impedire che MTDH venga eliminata ed il risultato è che MTDH rimane nella cellula e continua ad agire. È un po' come se una proteina avesse il compito di fare ordine e buttare via ciò che non serve più, mentre USP14 riuscisse a impedire che quel “rifiuto” venga eliminato, così MTDH continua a essere presente e può aiutare il tumore.
Secondo i ricercatori, questo meccanismo può avere conseguenze importanti, può infatti favorire comportamenti più aggressivi delle cellule tumorali e contribuire alla loro capacità di diffondersi nell'organismo ed è proprio qui che entrano in gioco le metastasi, cioè la formazione di nuovi tumori in altre parti del corpo dopo che alcune cellule si sono staccate dal tumore originale. Lo studio ha rilevato una maggiore presenza di USP14 e MTDH nei tessuti metastatici; questo dato suggerisce che le due proteine possano essere coinvolte nel processo che permette al tumore di diffondersi ma la ricerca ha messo in evidenza anche un secondo aspetto, altrettanto importante: la resistenza ai farmaci infatti uno dei problemi più difficili da affrontare è infatti quando le cellule tumorali riescono a sopravvivere alle terapie. In questi casi il trattamento può diventare meno efficace e la malattia può continuare a progredire.
Gli esperimenti condotti dai ricercatori indicano che USP14 e MTDH possono contribuire proprio a questo fenomeno. Quando USP14 viene bloccata, alcune delle caratteristiche che rendono le cellule tumorali più aggressive si riducono. La scoperta apre quindi una possibile nuova strada infatti se in futuro sarà possibile sviluppare farmaci capaci di bloccare USP14, si potrebbe cercare di impedire a MTDH di accumularsi e, di conseguenza, rendere le cellule tumorali più vulnerabili alle cure. È importante, però, non confondere una scoperta scientifica con una terapia già disponibile infatti al momento siamo ancora nella fase della ricerca, saranno necessari altri studi per capire se questo meccanismo potrà essere sfruttato nei pazienti e se sarà possibile bloccare USP14 in modo sicuro ed efficace. La ricerca offre comunque un nuovo elemento per comprendere meglio questi tumori e soprattutto indica un possibile punto debole: una proteina che sembra aiutare le cellule malate a sopravvivere e a diventare più difficili da combattere. La strada verso una nuova cura è ancora lunga ma conoscere meglio i “trucchi” con cui il tumore riesce a difendersi dalle terapie è un passo importante per cercare di fermarlo.




