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Emicrania aurea, ecco cosa scatena il mal di testa

di Paola Natalimercoledì 11 febbraio 2026
Emicrania aurea, ecco cosa scatena il mal di testa

2' di lettura

L’emicrania con aura è una forma particolare di mal di testa che colpisce molte persone e che, prima dell’arrivo del dolore, provoca disturbi temporanei come lampi di luce, macchie scure nel campo visivo o formicolii. Da tempo si sa che questi sintomi hanno origine nel cervello, ma il legame diretto tra l’aura e il dolore vero e proprio non è mai stato del tutto chiaro. Una recente ricerca condotta dall’Università di Rochester, negli Stati Uniti, e dall’Università di Copenaghen potrebbe finalmente aver fatto luce su questo meccanismo. Lo studio suggerisce che l’aura non sia solo un segnale che anticipa l’emicrania, ma un evento che contribuisce direttamente a far nascere il dolore.

Secondo i ricercatori, tutto inizia con un fenomeno chiamato depressione corticale a diffusione, un’onda di alterata attività delle cellule nervose che si propaga in alcune aree del cervello. Questo processo, già noto da tempo, provoca i sintomi dell’aura. La novità dello studio sta nel fatto che durante questo evento vengono rilasciate sostanze infiammatorie, che non restano ferme nel punto in cui si originano.

Queste molecole, infatti, vengono trasportate dal liquido cerebrospinale, il fluido che circonda e protegge il cervello. Muovendosi insieme a questo liquido, le sostanze infiammatorie raggiungono il sistema trigeminale, un insieme di nervi fondamentale nella percezione del dolore alla testa e al volto. Quando queste molecole arrivano al sistema trigeminale, attivano i neuroni responsabili del dolore, dando così origine all’attacco di emicrania vero e proprio. Questo spiegherebbe perché il mal di testa compare spesso dopo l’aura e non nello stesso momento: è necessario del tempo perché le sostanze infiammatorie vengano trasportate e attivino i circuiti del dolore.

Questa scoperta è importante perché aiuta a capire meglio l’emicrania con aura come una condizione complessa, in cui non entrano in gioco solo i neuroni, ma anche l’infiammazione e il movimento dei fluidi cerebrali. Inoltre, fornisce nuove informazioni su molecole già coinvolte nell’emicrania, come il CGRP, che rappresenta un bersaglio di alcuni dei farmaci più recenti. Dal punto di vista terapeutico, questi risultati aprono la strada a nuovi approcci farmacologici, potenzialmente in grado di intervenire prima che il dolore inizi, bloccando i meccanismi che collegano l’aura all’attacco emicranico. Lo studio offre quindi una spiegazione più chiara e completa del legame tra aura e dolore, rappresentando un passo importante verso trattamenti più efficaci e mirati.