Il denaro rende davvero più felici? È una delle domande più antiche dell’economia, della psicologia e della vita quotidiana. Per anni la risposta sembrava essere: sì, ma solo fino a un certo punto. Oggi, però, una nuova analisi pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences) contribuisce a chiarire una questione che da oltre un decennio divide studiosi e opinione pubblica. Tutto nasce da due importanti ricerche che sembravano arrivare a conclusioni opposte. Nel 2010 gli psicologi Daniel Kahneman, premio Nobel per l’Economia, e Angus Deaton avevano osservato che il benessere emotivo cresceva con il reddito fino a circa 75.000 dollari l’anno, per poi stabilizzarsi. Oltre quella soglia, guadagnare di più non sembrava tradursi in una maggiore felicità.
Nel 2021, però, un altro ricercatore, Matthew Killingsworth, utilizzando una metodologia più sofisticata basata su rilevazioni in tempo reale tramite smartphone, arrivò a una conclusione diversa: la felicità continuava ad aumentare anche oltre quella soglia, senza apparenti limiti. Chi aveva ragione? La risposta sorprendente è che avevano ragione entrambi. Per risolvere il contrasto, gli stessi autori hanno avviato una rara e interessante “collaborazione avversaria”: invece di difendere le proprie conclusioni, hanno lavorato insieme per capire perché i risultati fossero diversi. Il nuovo studio pubblicato su PNAS mostra che la relazione tra reddito e felicità è più complessa di quanto si pensasse. L’analisi ha evidenziato che esiste una fascia della popolazione, circa il 20% delle persone meno felici, per la quale il reddito migliora il benessere emotivo solo fino a un certo livello. Superata quella soglia, ulteriori aumenti economici producono benefici sempre più limitati.
Per la maggioranza delle persone, invece, la situazione è differente: il benessere continua a crescere con l’aumento del reddito, anche a livelli economici molto elevati. In alcuni casi, tra gli individui più soddisfatti della propria vita, il legame tra reddito e felicità sembra addirittura rafforzarsi. La ricerca suggerisce quindi che non esiste una risposta universale alla domanda se il denaro compri la felicità. Dipende molto dalla condizione emotiva di partenza. Chi vive situazioni di forte disagio, stress o insoddisfazione può trarre beneficio da una maggiore sicurezza economica, ma solo fino a un certo punto. Per chi invece gode già di un buon livello di benessere, redditi più elevati possono continuare a essere associati a una qualità della vita percepita migliore. Lo studio offre anche una lezione importante sul modo in cui la scienza procede. I ricercatori hanno scoperto che alcune pratiche statistiche comunemente utilizzate nelle scienze sociali avevano contribuito a semplificare eccessivamente il fenomeno. Analizzando i dati in maniera più approfondita, è emerso che la popolazione non è omogenea e che le persone reagiscono in modo diverso agli stessi fattori economici.
In definitiva, il denaro non garantisce automaticamente la felicità, ma può contribuire in modo significativo al benessere emotivo. La vera novità emersa dalla ricerca pubblicata su PNAS è che questo rapporto non segue una regola uguale per tutti. Piuttosto, riflette la complessità dell’esperienza umana, dove reddito, sicurezza, relazioni, salute e soddisfazione personale si intrecciano in modi diversi da individuo a individuo. Forse la domanda corretta non è più se il denaro compri la felicità, ma per chi, in quali circostanze e fino a che punto possa davvero contribuire a costruirla.




