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Le imprese italiane credono nell'impegno sociale e investono a sostegno della solidarietà

Lo rileva il Rapporto dell'Osservatorio Socialis

Se nel 2001 il budget destinato dalle aziende a iniziative di carattere sociale è stato in media di 110 mila euro, nel 2011 la cifra è arrivata a 210 mila euro e per il 2012 le previsioni parlano di un budget di 224 mila euro

21 Dicembre 2012

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Le imprese italiane credono nell'impegno sociale e investono a sostegno della solidarietà
Se nel 2001 il budget destinato dalle aziende a iniziative di carattere sociale è stato in media di 110 mila euro, nel 2011 la cifra è arrivata a 210 mila euro e per il 2012 le previsioni parlano di un budget di 224 mila euro

Roma, 21 dic. - (Adnkronos) - La maggioranza delle imprese con più di 100 dipendenti in Italia (6,4 aziende su 10) crede nell'impegno sociale, investe risorse economiche a sostegno della solidarietà, della salvaguardia dell'ambiente, dell'arte, della cultura e pone un'attenzione più forte alle iniziative per i dipendenti. Lo rileva il quinto Rapporto sull'impegno sociale delle aziende in Italia dell'Osservatorio Socialis, i cui risultati fotografano un'imprenditoria che, se da una parte subisce la crisi, dall'altra si impegna nella ricerca di uno sviluppo più duraturo.

Se nel 2001 il budget destinato dalle aziende a iniziative di carattere sociale è stato in media di 110 mila euro, nel 2011 la cifra è arrivata a 210 mila euro e per il 2012 le previsioni parlano di un budget di 224 mila euro, proseguendo così la crescita in positivo. I grandi investitori sono situati soprattutto nell'area nord occidentale e in quella meridionale e insulare.

Le aziende si orientano principalmente verso la cosiddetta 'dimensione esterna' della Csr, soprattutto di ordine umanitario (il 57% delle aziende intervistate hanno investito in solidarietà sociale e azioni umanitarie), mentre quasi 4 aziende su 10 (il 39%) hanno investito in iniziative dedicate al miglioramento delle condizioni lavorative dei propri dipendenti, tra asili aziendali, copertura delle spese di trasporto, palestra e consulenze mediche. Stessa percentuale per gli investimenti in difesa e recupero ambientale, risparmio energetico e sviluppo sostenibile, alla cultura ha pensato il 30% delle imprese e l'8% al restauro di monumenti e opere d'arte.

Le motivazioni di questo impegno sono importanti, perché se è vero che il 37% delle aziende ha addotto motivi etici e culturali, il 36% ha ammesso che queste iniziative contribuiscono a migliorare l'immagine dell'azienda. Gli interventi giudicati più efficaci in termini di reputazione e di produzione di valore sociale, sono quelli realizzati sul territorio e in ambito locale (26%) e i finanziamenti diretti ad associazioni non profit meritevoli (23%). Insomma, le imprese italiane riconoscono che il principale beneficio della Csr è di natura strategica e di mercato perché rappresenta un mezzo 'nobile' per la qualificazione della corporate reputation.

Ma se l'obiettivo è in prima battuta il mercato, quasi la metà delle imprese ritengono la Csr anche uno strumento utile ad aumentare la motivazione dei dipendenti e un quarto delle aziende ritiene che la Csr possa rappresentare anche una strategia in grado di condizionare favorevolmente gli stakeholders.

Nel 48% delle aziende campione è presente un responsabile interno delegato a occuparsi delle attività di Csr e circa la metà dei responsabili di questo segmento campione dispone di una struttura dedicata, nel resto dei casi opera individualmente spesso assommando questa funzione a un'altra principale. Il 37% delle imprese poi dichiara di redigere un bilancio sociale e il 28% di redigere un bilancio di sostenibilità.

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