Roma, 23 gen. - (Adnkronos) - Ogni anno nei cassonetti indifferenziati romani si trovano, con una stima al ribasso, 32.958.770 di beni riutilizzabili per un valore economico stimabile, anche qui per difetto, in circa 32.958.770 di euro, calcolando un solo euro a pezzo. E se si passa alle isole ecologiche della Capitale, qui ogni anno vengono conferite circa 626.353 unità, di cui 372.760 riutilizzabili, pari al 60% dei beni conferiti dai cittadini e per un valore di 13.518.684 euro. Lo rileva un'indagine del centro di ricerche di Occhio del Riciclone onlus, i cui numeri parlano di una vera e propria economia, intercettata in parte da alcuni soggetti che si occupano a vario titolo di usato, per la maggior parte 'informali'. "Il settore dell'usato è composto da rovistatori, operatori ambulanti, cooperative sociali che gestiscono isole ecologiche e botteghe di riutilizzo, negozi di rigatteria classica e negozi in conto terzi che sono i più 'emersi' tra queste figure", spiega all'Adnkronos Gianfranco Bongiovanni, segretario della Rete Onu, la rete nazionale operatori dell'usato di cui Occhio del Riciclone è centro di ricerca. Un settore che, preso nella sua interezza, cioè dal rovistatore al conto terzi, "è per l'80% un settore 'informale', composto cioè da figure senza alcun tipo di riconoscimento". Per queste figure, la Rete Onu chiede di predisporre regimi contributivi e fiscali ritagliati sul settore dell'usato, "cosa che oggi non avviene - sottolinea Bongiovanni - una soluzione che permetterebbe l'emersione per molti operatori dell'usato e il riconoscimento dell'utilità sociale e ambientale della loro attività". Oltre ad alleggerire le discariche, infatti, il settore dell'usato occupa soprattutto soggetti svantaggiati e a rischio emarginazione. "La Rete Onu sta lavorando a una legge di riordino complessivo del settore, e su questa tematica nei prossimi giorni chiameremo ad esprimersi i candidati alle prossime elezioni inviando loro 5 quesiti sul settore e la sua emersione", aggiunge il segretario della Rete Onu. Grazie agli operatori dell'usato, benché non riconosciuti come i rovistatori dei cassonetti, si evita che ogni anno milioni di oggetti e beni ancora in buono stato finiscano in discarica, e così contribuisco a ridurre i costi dello smaltimento per le amministrazioni locali e l'impatto ambientale. Basta pensare ai volumi movimentati ogni anno dai soli mercatini in conto terzi legati ai franchising di Roma e Provincia che equivalgono a 481.133 metri cubi di oggetti usati, paragonabili a 54 grattacieli di 15 piani, 6.104 camion che coprono in colonna una lunghezza di 96 km, la distanza che intercorre tra Roma e Frosinone. Il riutilizzo coinvolge milioni di persone in tutta Italia e impiega oltre 80.000 persone, ma questa pratica, considerata dalla stessa Unione Europea come uno dei sette pilastri su cui fondare il rilancio dell'economia nel prossimo futuro, non ha ancora trovato il giusto inquadramento normativo e riconoscimento tra le istituzioni per fare in modo che possa esprimere appieno tutte le sue potenzialità. Solo nella provincia di Roma, gli operatori del riutilizzo sono oltre 3.000, ma ancora non esistono percorsi di costruzione della filiera e integrazione con i piani di prevenzione e gestione rifiuti. Il settore dell'usato italiano, nonostante la crisi, è in forte crescita; secondo le Camere di commercio, le imprese che vendono merci usate al dettaglio dal 2004 al 2007 sono cresciute del 13,1% salendo a quota 3.517. A fare da traino è il settore dei mobili usati e dell'antiquariato (tra 2004 e 2007 +31,2%). I venditori di articoli di seconda mano generici, di libri usati e di indumenti e oggetti usati, hanno invece subito una flessione generale, con qualche eccezione. Nel Lazio la vendita di articoli generici è di segno positivo:+ 21,2% per i libri usati, +16,3% per indumenti e oggetti usati e +119,3% per mobili usati e antiquariato. Nella città di Roma, tra il 2005 e il 2008, è stato dimostrato che circa l'80% degli operatori è abusivo e circa il 70% del fatturato è informale. Nel caso romano, le camere di commercio presentano un incremento generale del settore pari al 57,5% (219 imprese nel 2004 e 345 nel 2007); ma l'ultimo censimento di Occhio del Riciclone, compiuto tra 2007 e 2008, dimostra che in realtà nella sola città di Roma, senza includere la Provincia ed escludendo antiquari e rivenditori dell'abbigliamento, esistono ben 2.444 microimprese dell'usato, delle quali 1886 sono informali e ambulanti. Il segmento informale fattura almeno 26 milioni di euro e rappresenta oltre il 50% delle entrate del settore.




