(Adnkronos) - Inoltre, la produzione di pellicce -a detta della Lav- ha un impatto ambientale "sensibilmente maggiore rispetto al quello delle materie prime sostitutive di origine sintetica". L'uso di pelliccia animale comporta "intrinseche implicazioni negative, in termini di impatto sugli animali appositamente allevati, catturati o comunque sfruttati in altre filiere; e anche di impatto ambientale dalle fasi di allevamento alle fasi di lavorazione e produzione del prodotto pelliccia". Coinvolti anche i cosiddetti valori sociali, ad esempio "la sempre maggiore consapevolezza, dei consumatori, circa la condizione animale nell'industria della pellicceria e la filiera produttiva, come gia' documentato anche da Eurispes nel 2011". Le azioni concrete che la Camera Nazionale della Moda Italiana (Cnmi) propone alle aziende -come l'uso di materie prime eco-compatibili, la riduzione dei rifiuti e scarti di lavorazione, l'uso di materiali riciclati e rigenerati, l'uso di sostanze naturali nella lavorazione dei materiali, la riduzione dell'emissione di inquinanti e dell'uso di sostanze chimiche- possono quindi "essere implementate dalle fashion companies italiane semplicemente con l'adozione di una corporate policy fur-free", conclude l'associazione animalista. Altre materie prime di origine animale -come pelle, piume, lana e seta- comportano inevitabilmente "altre forme di sfruttamento degli animali, appositamente allevati secondo una metodologia intensiva e finalizzata alla massimizzazione del profitto. Nessun sistema di produzione di tali materie prime -conclude la Lav- puo' assicurare un reale livello di 'benessere animale', cosi' come scientificamente definito, e quindi non esporre gli animali a fattori di stress, causa di patologie comportamentali e organiche".




