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Piero Pelù, l'eroina e il dramma della rockstar: "Chi ho visto morire, era più di un fratello"

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Il dramma dell'eroina ha sconvolto anche la vita di Piero Pelù. Il rocker fiorentino ha appena compiuto 60 anni e al Corriere della Sera regala uno spaccato doloroso della sua giovinezza: "Se penso a quanti se ne sono andati della mia generazione, portati via dall’eroina, è un miracolo".

 

 

 


La tossicodipendenza, spiega, "è stata il nostro Vietnam negli anni 80, per l'eroina ho perso più che un compagno di band, un fratello, Ringo De Palma (il batterista dei primi Litfiba, ndr). Io la odiavo e mi preoccupa che stia tornando di nuovo e i ragazzi di oggi non sappiano cosa significhi". Proprio la musica l'ha salvato, con i Litfiba: "Abbiamo toccato delle corde che non pensavamo, ciò che sentivamo noi, sentiva il pubblico. Non ho mai fatto musica con intenzioni mercenarie; era il solo modo per salvarmi dal mio disagio, dalla mia inadeguatezza, dalla mia ombrosità, dalla mia solitudine, dalla mia timidezza".

 

 

 

 

E all'agenzia Adnkronos, regala riflessioni un po' più leggere: "Come mi sento a sessant'anni? Altro che giovane: un bambino. Sono sempre stato un Peter Punk, era il mio nome di battaglia quando ero adolescente". L'inizio di tutto? "Sentivo le fiabe sonore, che avevano musiche bellissime, poi ho avuto dei flash da Little Tony, Enzo Jannacci, Adriano Celentano e Giorgio Gaber. In seguito, con gli amici e i compagni di scuola conobbi Revolver dei Beatles e quindi arrivarono i Rolling Stones, i Pink Floyd, i Black Sabbath e infine... Infine Peter Punk, la prima band del liceo, i Mugnions, e i Litfiba". Con cui è di nuovo in tour con L'ultimo girone, insieme all'amico di una vita Ghigo Renzulli. Un addio a tutto volume, senza malinconia.

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