«Stiamo applaudendo un comico fra i più amati dal pubblico televisivo e non bisogna approfittare del Festival per farsi notare con due urli». Parola di Fabio Fazio. Ma non per difendere Andrea Pucci. Anzi. Era il 2013, poche settimane prima delle elezioni politiche, e Berlusconi stava rimontando alla grande. Forte la tentazione di provare a fermarlo. Bei tempi penseranno i compagni nostalgici - quando l’Ariston somigliava più a un comitato elettorale del Pd che a una festa nazional-popolare.
Dove tutto si poteva dire, l’importante è che fosse congeniale alla retorica progressista. E, ovviamente, in quel caso la satira era sacra. Fu proprio Fazio a sottolinearlo, fra un «vai a casa» e un «buuu» urlato dalla platea a quel Maurizio Crozza travestito da Berlusconi. «C’è differenza tra satira e propaganda» provò a spiegare Fazio mentre parte del pubblico aveva deciso di alzarsi e andare via. Per una volta, a sinistra persero il controllo.
Pucci, Meloni spiana la sinistra: "Se attaccano me è satira, ma su di loro..."
Giorgia Meloni interviene sul caso Andrea Pucci e la polemica legata a Sanremo 2026, dove il comico ha rinunciato alla c...Il palco mancava sotto i piedi. Forse, ma dico forse, erano andati oltre. Ma del resto, l’indirizzo di quell’edizione era stato chiaro fin dall’inizio grazie ad una Luciana Littizzetto più impegnata ad attaccare il Cav che a fare la co-conduttrice. «Voglio un notaio in sala perché voglio fare anche io un contratto con gli italiani: voglio fare l’elenco dei politici più pirla». E ancora: «Fa che la crisi passi perché è vero che come diceva uno, che non mi ricordo più chi fosse, i ristoranti sono pieni. Ma sono pieni di gente che cerca un posto da cameriere». La propaganda era iniziata ben prima di Crozza...
Sia chiaro, Fazio e la Littizzetto non avevano inventato proprio nulla. Di illustri precursori che già avevano sfruttato il palco per propinarci soloni moraleggianti e invettive politiche ne è pieno. «Ti sputtanerò con certi filmini che darò alla Bocassini», cantò nel 2011 il duo comico formato da Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu. Si chiamava proprio così, “Ti sputtanerò”, la loro cover-parodia di “In amore”, capolavoro di Gianni Morandi. Un testo, neanche a dirlo, interamente basato sui guai del centrodestra, con la rottura tra Fini e Berlusconi.
Ma il duo di Che tempo che fa non aveva nessuna intenzione di essere dimenticato facilmente. Tanto che nel 2014 - tornati al timone del Festival- infarcirono ogni serata di uno strato talmente spesso di buonismo spicciolo da ostruire le arterie anche degli spettatori più faziosi. Peccato che poi, quando qualcuno lo fece notare a Fazio, lui non reagì bene. Fece il risentito: «Questa storia del buonismo mi ha rotto le palle». Amen.
Nel corso degli anni la situazione è andata migliorando? Neanche per idea, anzi. I moralismi si sono moltiplicati, l’ideologia si è fatta ancora più radicale. Nel 2020, Amadeus ci “regalò” una Rula Jebreal in versione co-conduttrice. Ma guai a lamentarsi per la presenza della paladina pro-islam, che sulla stampa internazionale si dilettava a spiegare come l’Italia fosse un Paese di razzisti e fascisti.
Un leitmotiv, quello dell’Italia razzista, che tornerà a Sanremo nel 2023 con la partecipazione di Paola Egonu. La campionessa della pallavolo infatti non ci mise né uno né due a puntare il dito contro la Nazione: «È un Paese razzista che però sta migliorando; non voglio sembrare polemica o fare la parte della vittima, ma dire come stanno le cose», fu il suo commento lapidario in conferenza stampa all’Ariston. Il tutto, condito dal più banale dei monologhi sull’inclusione portato in prima serata.
Andrea Pucci, lo sfogo: "Ormai a 61 anni....". E sparisce una foto clamorosa
Quando Andrea Pucci, il comico milanese con una carriera di oltre trent’anni alle spalle (da Colorado a Zelig, etc...Ma il 2023 fu un anno da incorniciare per i fan del woke in salsa americana. Il bacio tra Fedez e Rosa Chemical in diretta nazionale divenne l’espediente perfetto per impartire a tutti gli italiani la lezioncina di moralità in nome del gender fluid. Il tutto, sotto gli occhi di un’incredula Chiara Ferragni nel backstage. «Un uomo può mettersi rossetto e mascara, giocare con la sua parte femminile e non per questo essere considerato meno uomo di altri. Ci ripetono che siamo liberi per nascondere che, in realtà, tutta questa libertà non c'è. Almeno finché non te la prendi», era stata la replica di Chemical alle polemiche.
Dulcis in fundo, Ghali. Lui. L’idolo indiscusso della sinistra odierna. Il novello “martire” delle Olimpiadi. Nel 2024 l’idolo dei pro-Pal salì sul palco con l’unico obiettivo di recitare la formula magica: «Stop al genocidio». Missione compiuta e musica derubricata a contorno. Ancora oggi c’è chi continua a pensare che Sanremo sia solo l’ennesima città in cui organizzare la Festa dell’Unità.




