Libero logo

Sal Da Vinci, le ragioni del successo: orgoglio, melodia e pregiudizio

Da Merola a Geolier fino all'ultimo vincitore di Sanremo, così Napoli canta più forte di chi la disprezza. L'analisi del fenomeno post Sanremo
di Daniele Priorilunedì 16 marzo 2026
Sal Da Vinci, le ragioni del successo: orgoglio, melodia e pregiudizio

4' di lettura

Tutti pazzi per Sal Da Vinci. In Europa ancor più che in Italia. Perché, nonostante Napoli rappresenti indubbiamente una delle culle della musica italiana – non solo, come vedremo, quella neomelodica fatta di sonorità pop tambureggianti – nel nostro Paese continua a patire un pregiudizio legato a vari fattori. In primis alla forte identità partenopea, veicolata – più che mai con la musica – da un dialetto che o lo ami o lo odi. In tanti lo amano, basti pensare a O’sole mio, dal 1898 considerato in tutto il mondo al pari di un inno all’italianità. Ciò non è bastato a sopprimere il malanimo nei riguardi dei napoletani. Anzi. Questo da tempi immemori. Dal Rinascimento, per la precisione, quando da Firenze, culla dell’italiano letterario, iniziavano a far partire quella che oggi definiremmo una shitstorm piena di tutti i pregiudizi che ancora resistono coi soliti luoghi comuni di sempre che nei secoli si sono tramandati unendo, clamorosamente, letterati e bifolchi, cori da stadio (censurati con molta severità) fino ad arrivare al Festival di Sanremo.

TRADIZIONE
La musica, però, storicamente, è stata anche la risposta più grande di Napoli. Non è certo un caso se proprio nella città della dea Partenope sono nati i conservatori musicali più antichi, già nel ‘500. Per dare a chi li disprezza la risposta migliore: a suon di melodie, armonie e accordi. Per capire perché la musica napoletana abbia, però continuato a far discutere anche in tempi recentissimi, praticamente fino a oggi, bisogna partire da una frattura che risale all’ultimo quarte del Novecento. Negli anni Ottanta, infatti, il panorama musicale partenopeo si divise in due universi simbolici: da una parte la Napoli “colta”, rappresentata da artisti come Pino Daniele, che mescolavano blues, jazz e world music; dall’altra la Napoli popolare, quella delle sceneggiate e dei cantanti neomelodici. Non era solo una questione musicale ma sociale. Il neomelodico nasce e si connette perfettamente alla realtà dei quartieri popolari, ai matrimoni, racconta, cantando a squarciagola, drammi sentimentali diretti, il più delle volte utilizzando espressioni dialettali. È musica che non passa dalle accademie ma dalle piazze. Per questo, per decenni, è stata guardata con sospetto dall’establishment culturale italiano, percepita come folklore o come prodotto commerciale di serie B. Eppure i numeri hanno sempre raccontato un’altra storia. Dietro al pregiudizio, tuttavia, c’è un dato che sorprende. Proprio tutti o quasi quei cantanti napoletani criticati nel resto d’Italia per la loro hanno venduto milioni di dischi, spesso più di artisti considerati “di culto”.

NUMERI
Tra i nomi che nell’ultimo mezzo secolo hanno portato il nome, il dialetto e le note di Napoli nel mondo c’è sicuramente Gigi D’Alessio con oltre 30 milioni di dischi venduti in carriera, più di 100 dischi di platino e 3 di diamante. Pino Daniele, è l’altro volto della canzone napoletana. Anche il bluesman partenopeo ha superato i 20 milioni di dischi venduti suddivisi nelle sue 47 uscite. Da quello che è considerato il suo capolavoro Nero a metà del 1980, disco di platino tra gli album più venduti degli anni Ottanta, a Non calpestare i fiori nel deserto e Yes I know my way del 1998 che superò il milione di copie e ottenne due dischi di diamante. Senza considerare che la sua poetica e malinconica Napul’è è considerata l’inno della città nascosta, quella dal cuore più verace. Ha attraversato sei decenni la voce e il talento istrionico di Massimo Ranieri, icona della canzone, del teatro e del cinema italiani. Una carriera costellata di dischi d’oro con 14 milioni di dischi venduti e successi internazionali da Vent’anni e Rose rosse, Se bruciasse la città a inizi anni ‘70 fino alla meravigliosa Perdere l’amore con cui nel 1988 trionfò a Sanremo. Come dimenticare Nino D’Angelo, simbolo del neomelodico anni ’80, autore dell’inno del Napoli calcio e di album come Eccomi qua del 1985 che hanno contribuito con forza al suo record di vendite fissato per ora a 25 milioni di dischi. Ma prima ancora non si può non citare “il re di Napoli” Mario Merola – protagonista della sceneggiata, con decine di dischi e film popolari tra gli anni ’70 e ’80.

Sal da Vinci smentisce Repubblica: "Telefonata di Meloni? Assolutamente no"

"Giorgia Meloni ha chiesto la mia canzone per la campagna sul referendum? Assolutamente no, sono cose, parole che v...

LE PIATTAFORME
Una sintesi sufficientemente ricca a mostrare quanto la canzone napoletana abbia inciso nel mercato discografico italiano ben prima dell’era dello streaming. Oggi il fenomeno si è spostato sulle piattaforme digitali. Il dialetto napoletano domina playlist e classifiche: tra gli artisti più ascoltati ci sono nomi della scena rap e urban come Geolier (con oltre 5,8 milioni di ascoltatori mensili su Spotify) Luchè e Rocco Hunt A loro resistono i protagonisti della tradizione melodica. Sal Da Vinci supera 160 milioni di stream complessivi, mentre il brano che lo ha rilanciato nel 2024, Rossetto e caffè ha sfiorato 70 milioni di ascolti sulle piattaforme digitali. Il risultato è un ecosistema musicale unico: rap, pop e neomelodico convivono sotto la stessa identità culturale. Il caso più emblematico di questo cambio di prospettiva si è visto a Sanremo. Nel 2024 la sala stampa votò in massa contro Geolier, scatenando accuse di pregiudizio verso la musica napoletana. Quest’anno, invece, la stessa sala stampa ha sostenuto con entusiasmo Sal Da Vinci, contribuendo al successo del brano presentato al Festival. Un ribaltamento simbolico a favore di una musica “strapopolare” ormai riconosciuta come parte integrante del pop nazionale, pronta a difendere i nostri colori all’Eurovision di maggio.

Sal Da Vinci passa alla querele? Bomba a "La volta buona"

Carlo Claps ospite de La Volta Buona. L'avvocato di Sal Da Vinci è tornato sulla polemica che ha visto protag...