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Al Bano, lo sfogo sulla famiglia nel bosco: "Non me ne capacito. E sui bagni all'aperto..."

di Claudia Osmettimercoledì 26 agosto 2026
Al Bano, lo sfogo sulla famiglia nel bosco: "Non me ne capacito. E sui bagni all'aperto..."

4' di lettura

È stato uno dei primi, forse il primo in assoluto, a schierarsi dalla parte dei Birmingham - Trevallion. Già a dicembre dell’anno scorso, quando la “famiglia del bosco” era appena stata divisa e si credeva ancora che la faccenda si potesse sbrigare in un lasso di tempo magari non repentino ma di certo almeno ragionevole, il cantante Al Bano, al secolo Albano Carrisi, aveva messo a disposizione di dad Nathan una casa a Cellino San Marco, in provincia di Brindisi, e gli aveva anche offerto un lavoro nella sua tenuta a contatto con la natura.
«C’erano troppe complicazioni», spiega adesso, «mi hanno consigliato di non insistere e mi sono bloccato anche per non intricare le cose». Da allora, però. a Palmoli, è successo di tutto.

Albano, ma lei che idea s’è fatto di questa storia infinita?
«Sono sincero, non la capisco ancora. Veramente, non la capisco. Ho apprezzato molto il fatto che questa famiglia avesse scelto di stare in campagna. Sa, a differenza di tutto ciò che succede al giorno d’oggi, quei bambini avevano una mamma che li metteva in contatto con la natura, che li faceva giocare con gli animali. Era una situazione anomala? Forse, anzi per certi versi sì, sicuramente, considerati i tempi che corrono. Però l’ho sempre sentita anche come una cosa giusta».

Eppure sono nove mesi che è tutto fermo e che quei ragazzini rimangono lontani pure dal loro casolare...
«Guardi, io non so se c’è dell’altro, conosco quello che esce sui giornali. Ma il fatto qui è che a una mamma e un padre hanno tolto tre figli e... Glielo giuro, non me ne capacito. Pensi che la vedevo come una bella favola moderna».

In che senso?
«Una sorta di Robinson Crusoe di questi nostri anni Duemila».

Crusoe però aspettava 28 anni prima di tornare a casa, qui speriamo ne servano un pochino di meno...
«Appunto. Infatti è andata diversamente. Ma a quanto pare io appartengo ancora al mondo dei sogni. Sì, chiamiamoli così. Sogni, ma sogni che sappiano di pulizia, di ecologia, di amore nell’ambito di una famiglia».

A proposito, mica è una parola a caso “famiglia”. C’è da dire che questi piccoli fino a qualche tempo fa vivevano, d’accordo senza la corrente elettrica e in un casolare, ma felici coi loro genitori e, ora, hanno tutti gli agi della vita moderna ma sono disperati perché in comunità mancano loro mamma e papà... Cosa ne pensa?
«Un discorso è una casa famiglia e un altro è una casa “con” la famiglia, con la propria famiglia. Glielo dico con tutto rispetto che ho per queste strutture che fanno un lavoro importantissimo e aiutano tantissime persone e meno male che esistono, sia chiaro. Tuttavia mi sembra indubbio che a fianco dei propri genitori sia diverso. Tra l’altro quando sento la storia dei bagni all’aperto... Non mi faccia parlare».

Perché no?
«Ma dov’è la stranezza? Fino a quando sono andato via da Cellino il bagno era all’aperto. Ma non per me, o meglio non solo per me: era così per tutto il paese. Lo era, allora, per tutti i paesi».

Come ci viveva, lei, in mezzo al bosco?
«Io non vivevo proprio nel bosco, vivevo in paese. Però lo sa? Stavo da dio. Ma sul serio, da dio. Anche perché frequentavo tutte e due le dimensioni, quella della grande megalopoli (giravo da Tokyo a Pechino, da Shanghai a New York e persino a Sydney) e poi quella più piccina di Cellino e ancora Cellino. Sono stato bene, era ciò che sognavo».

È uno stile di vita differente rispetto a quello che prevale adesso...
«Certo, però posso permettermi? Forse noi oramai siamo un po’ tutti “intruppati”. Mi ci metto anche io nella mischia, non mi tiro fuori. Al mattino, in città, ci svegliamo, facciamo tutti più o meno le stesse cose, abbiamo gli stessi ritmi, seguiamo le stesse giornate. Ma grazie al cielo che è rimasto chi ha il desiderio di vivere all’aria aperta e in maniera diversa».

Senta, Libero ha lanciato un appello per chiedere la riunificazione il prima possibile di questa famiglia che secondo noi ne ha passate di cotte di e di crude. I Birmingham - Trevallion possono contare sul suo sostegno?
«Io do tutto il mio sostegno immaginabile e possibile a questa famiglia, soprattutto nella speranza che possa ritrovare lo stesso assetto che aveva prima di questa faccenda. Mi auguro solo che questi bambini non abbiano subìto traumi».

Si è prolungata così tanto la loro situazione che a sentire gli esperiti, gli psicologi e i consulenti, quel fronte, purtroppo, non è tanto scontato...
«Ora dobbiamo solo auspicare che stiano bene e che possano vivere una vita “in” famiglia ringraziando anche la casa famiglia che si è trovata a occuparsi di loro in questo periodo che di sicuro non hanno scelto».