Ci voleva Nanni Moretti per ricordare al cinema italiano come si gira un film d’amore. Non una commedia romantica, non un melodramma ricattatorio, ma un film capace di far vibrare quei momenti minuscoli che, senza quasi accorgercene, compongono la vita. Succederà questa notte, in Concorso alla Mostra di Venezia, è un film meraviglioso, un inno all’amore, alle seconde possibilità e al privilegio, tutt’altro che scontato, di essere vivi.
Moretti torna a Eshkol Nevo dopo Tre piani, esperimento poco riuscito del 2021, ma questa volta trova la chiave giusta. E respinge subito l’idea di essersi ripetuto: «Tanti anni fa nelle interviste avevo coniato una frase un po' scema: voglio fare sempre lo stesso film ma sempre più bello. A un certo punto mi sono detto: no, non voglio più fare più lo stesso film, ma questa volta anche grazie al lavoro delle sceneggiatrici Valia Santella e Federica Pontremoli abbiamo immaginato una storia d'amore», ha puntualizzato in conferenza stampa.
Liberamente ispirato a Legami, il film attraversa gli anni seguendo Matteo e Greta, interpretati da Louis Garrel e Jasmine Trinca. Lui libraio, lei attrice, si incontrano a Roma proprio mentre Greta sta per sposarsi. È l’inizio di una relazione che sembra avere un problema fondamentale: presentarsi nel momento sbagliato. Le vite vanno avanti, arrivano matrimoni, figli, problemi famigliari. Ma loro continuano a incontrarsi. Moretti evoca le occasioni perdute, le seconde possibilità, il tempo che scappa e poi, qualche volta, concede una proroga. È sentimentale senza essere sentimentaloide, romantico senza diventare melenso. E possiede un talento che la maggior parte dei suoi colleghi italiani sembrano non conoscere: sa filmare gli istanti, quei brevi momenti di felicità o infelicità apparentemente non funzionali alla trama che sono invece la materia stessa della vita. Per esempio, basta un concerto. Quello di Bruce Springsteen a San Sebastián, dove Matteo accompagna il padre ormai quasi alla fine per regalargli uno degli ultimi momenti di felicità. Basta Hungry Heart. Basta una canzone. E qui arriva la scena più bella del film. Matteo e Greta, dopo un momento di intimità, escono per strada e sulle note di She’s a Rainbow dei Rolling Stones cominciano a ballare.
Prima loro due, poi altre persone si uniscono alla danza. La realtà si spezza e irrompe quella dimensione visionaria che appartiene al miglior Moretti: il mondo, per qualche minuto, diventa esattamente come dovrebbe essere quando si è felici.
A 73 anni Moretti impartisce una lezione a un cinema italiano spesso terrorizzato dai sentimenti o incapace di raccontarli senza soffocarli di parole.
E c’è una sorpresa: Moretti non parla di politica. Zero. Nessun comizio, nessuna ossessione per l’attualità. Tanto che alla fine della conferenza stampa veneziana scherza: «Mannaggia, volevo tanto parlare dell’attualità politica, ma non c’è più tempo. Sarà per un’altra volta». Per fortuna, perché stavolta aveva qualcosa di più universale da raccontare: quanto possiamo essere stupidi nel lasciarci sfuggire la felicità.




