Filippo Ceccarelli rosica. A Propaganda Live va in scena la crisi di nervi isterica della penna rossa e del salottino di Zoro per il riconoscimento avuto dall'Italia proprio questa settimana: la cucina di casa nostra è diventato un bene immateriale dell'Unesco. Insomma, il più altro riconoscimento per la tradizione culinaria del nostro Paese. La prima volta nella storia per un Paese. Ci sarebbe da esserne contenti. E invece no. Giù botte. Ceccarelli non la prende nemmeno alla lontana, va dritto subito a parlare di fantomatici costi: "L'inno di Mogol, le luminarie sono tutte cose che costano. Al governo basta poco, mostrare questa fuffa, qualche conduttore da esibire su un palco di una manifestazione e si rende addirittura nazional-poplare telemeloni".
Ma il delirio non è certo finito qui. Ceccarelli, penna di Repubblica, attacca ancora: "Tutto ciò, tutta questa celebrazione non fa altro che farci sentire ciò che non siamo, anti-italiani, perché l'Italia è molto altro". Insomma la rosicata è di quelle davvero potenti. Poi la stoccata si perde definitivamente nel nonsense: "Ma ci voleva l'Unesco per dirci tutto ciò?". Certo, se il traguardo fosse stato raggiunto da un governo di sinistra probabilmente la narrazione sarebbe stata totalmente diversa. Ma di sicuro ci stiamo sbagliando...




