Carla Urban in tv era elegante e garbata, ma sapeva essere anche pungente e ironica e per questo ha sempre lasciato il segno, sia che parlasse di cibo, intervistasse personaggi famosi o facesse reportage.
L’abbiano conosciuta in “Blitz” e nelle prime trasmissioni di enogastronomia e nutrizione (“Mangiamania” e “Che fai, mangi?” su Rai 2) per poi apprezzarla e amarla alla conduzione di “TV Donna” su Tmc. A fine anni ’90, però, Carla ha scelto di cambiare totalmente vita e si è trasferita a Schio, in provincia di Vicenza. Ora ha 74 anni e si racconta: il successo, la storia con Maurizio Ferrini («Siamo stati insieme 9 anni») e la nuova attività lontano dai riflettori.
Carla Urban, come mai...
«...anche lei vuole chiedermi cosa ci faccio qui tra i monti?».
Beh, è una scelta curiosa.
«Lo so, me lo domandano pure molti concittadini: “Si to mata, ci te l’ha fato far a vegnère chi?”, sei matta, chi te l’ha fatto fare di venire qui?».
Cosa risponde?
«Che mi sono innamorata di Schio e delle sue montagne, dei boschi e dei panorami che sono i più belli d’Italia. Sono capitata da queste parte casualmente nel 1998 seguendo un corso residenziale. Quando, poi, gli amici mi hanno detto “Ma cosa torni a fare a Roma, guarda che qui c’è bisogno di una giornalista come te”, non ho avuto dubbi».
E si è trasferita.
«Ho cercato la casa giusta per quattro anni e quando, finalmente, ho trovato l’appartamento dei miei sogni a Magrè con vista sul Tretto, sopra Schio, mi sono stabilita definitivamente».
Di cosa si occupa?
«Sempre di comunicazione. Collaboro con le associazioni locali, organizzo e presento eventi per la pubblica amministrazione e ho lavorato con la rivista della Confcommercio Ascomm. Attualmente pubblico foto e testi per una rivista locale».
Quindi fa ancora la giornalista.
«Sì, come pubblicista».
Non è professionista?
«Mai avuto un contratto, sono sempre stata free lance. E quando mi ero informata per diventare professionista me l’hanno sconsigliato: “Sei sprecata, rischi di restare chiusa in una redazione e non è da te”».
Meglio incontrare persone e viaggiare?
«Più o meno».
In che senso?
«Non sono mai andata troppo lontano perché ho un grosso limite».
Quale?
«Il terrore dell’aereo. L’ultimo l’ho preso nel 1994 tornando dalla Sicilia. Il mio sogno? Andare in America e vedere New York, sono sicura che prima o poi supererò anche questa paura. Nel frattempo mi godo altre emozioni».
Tipo?
«Girare nei boschi vicino casa e imbattermi nelle tracce dei cervi: si fidi, è una gioia impagabile».
Prima raccontava che i concittadini le chiedono perché si è trasferita qui. Cosa altro le domanda la gente?
«“Dove sei sparita?”, riferendosi al fatto che non appaio più in tv. E io spiego che andare in video è un grande privilegio anomalo, ma non è la vita».
Le manca la televisione?
«Sì, tanto: sono sincera. Ma solo quella fatta in un certo modo, raccontando i valori, intervistando le persone come si deve. Non come vedo fare adesso molto spesso...».
Cioè?
«Sono disturbata dall’esibizionismo di certe conduzioni nella quali prevale la mancanza di emozioni».
Qualcuno che invece le piace per come lavora?
«Giorgio Zanchini, che conduce “Quante storie” su Rai3, e Licia Colò, che è sempre molto naturale e coglie l’attimo».
Domanda secca: tornerebbe in video?
«Sì, ma solo se riuscissi a conciliare l’impegno con i miei nipotini».
Quanti sono?
«Due: Elia di 8 anni e Maddalena di 11. In realtà per me sono acquisiti, nel senso che sono i nipoti di Gianni, il mio compagno morto nel 2018».
Le va di raccontare di lui?
«Un giorno, nel 2002, l’ho visto arrivare al Tretto in bicicletta. Mi ha detto: “Sono qui per lei. Non è Carla Urban?”. Era di Brunico- sia chiamava Giovanni Maria Cabigiosu e faceva il docente di sociologia dei processi culturali all’Università di Padova - e si ricordava delle estati in cui andavo là in vacanza. Quella con lui è stata la storia della mia vita: purtroppo una malattia l’ha portato via in 15 giorni ed è stato terribile. Mi manca, ma è come se fosse sempre con me e lo rivedo in tanti atteggiamenti dei nipotini».
Carla, facciamo un viaggio indietro nel tempo e raccontiamo, invece, di quando era lei bambina.
«Nasco il 24 agosto 1951 a Brunico perché mamma Adriana, professoressa di matematica, decide di partorirmi in un bel posto».
Come mai proprio l’Alto Adige?
«Glielo consigliano spiegando che l’aria è buona e fa bene a Maria Letizia, mia sorella di 9 anni più grande, che ha avuto la polmonite».
Ma i suoi genitori sono romani?
«Sì, mio padre Emanuele, di origine tedesca, è uno dei primi annunciatori dell’Eiar».
Figlia d’arte quindi.
«In verità nel mondo dell’informazione, prima di me, ci arriva mio fratello Federico, diventato poi un importante giornalista sportivo».
Che bimba è la piccola Carla?
«Spiritosa, mi esibisco nelle imitazioni di Topo Gigio e Sandra Mondaini. Ma soprattutto faccio la brava perché mi conviene, tanto che mamma mi soprannomina “Carletta la bambina perfetta”».
Scuole?
«Liceo classico e nel 1975 mi laureo in Lettere moderne e Storia dell’Arte».
E decide subito di fare la giornalista.
«No, no, il mio sogno è diventare insegnante».
Come mai cambia idea?
«Sempre nel 1975, a soli 60 anni, muore papà, che nel frattempo è stato promosso vice direttore centrale dei programmi radio. E poco tempo dopo accade un fatto straordinario».
Cioè?
«Una domenica vado a messa e incontro un mio ex compagno di scuola, Roberto Bernabei che poi diventerà il medico del Papa. Mi chiede: “Come va? Di cosa di occupi ora?”. Gli rispondo: “Su consiglio di mio padre, due anni fa, ho fatto un provino come annunciatrice alla Rai e sono stata perfetta, ma poi non è successo niente”».
E...?
«Mi guarda: “Mio cognato sta mettendo su una squadretta per un programma nuovo su Rai 2, prova a cercarlo”».
Chi è suo cognato?
«Giovanni Minoli. Vado a conoscerlo e mi propone di restare in redazione in prova per qualche tempo per vedere come funziona e, sulla fiducia, mi fanno un contratto di 6 mesi come impiegata».
Poi, però, va anche in video e sostituisce Milly Carlucci a “Blitz”.
«Lei rinuncia per girare un film, fanno un provino ad Anna Maria Rizzoli perché vogliono una bellona, ma poi si rendono conto che nel programma c’è da condurre anche il “sistemone”, un gioco legato al Totocalcio, e l’unica in grado di farlo sono io. Così mi prendono per necessità. E per risparmiare».
In che senso?
«Milly è assunta dall’ufficio scritture con tanto di cachet e in un solo giorno guadagna il doppio del mio stipendio mensile».
Carla, come mai quel sorriso?
«A proposito di Milly le racconto un aneddoto. Io adoro ballare e qualche anno fa, a sorpresa, mi presento in incognito a un provino per “Ballando con le stelle” in un centro commerciale di Mestre. La scena è Fantozziana: io, settantenne, che danzo sulle note di “Simply the best” di Tina Turner in mezzo a una marea di gente. Ad un certo punto lancio una coreografia dal titolo “Nonna ha voglia di ballare” e a quel punto Milly mi chiede: “Scusa, ma tu dove studi?”. E io: “Al piano di sopra dove ho il giradischi”. E aggiungo: “Guarda che sono Carla Urban”. “E quindi?”, mi risponde. Allora glielo ripeto e finalmente capisce: “Ah, quella Carla Urban?”».
Urca, ma è così brava a ballare?
«È la cosa che so fare meglio con le imitazioni».
Ha frequentato una scuola?
«No, solo qualche lezione con dei ballerini, presa insieme con Maurizio, a casa di Marisa Laurito».
Maurizio sarebbe il comico Ferrini, suo compagno per nove anni. A proposito, parliamo della vostra storia: come vi conoscete?
«Per caso nel 1984: io lo vedo sempre in tv e sono innamorata del suo personaggio, “l’ultimo comunista”. La rivista femminile “Minerva”, per cui collaboro in quel periodo, mi chiede di incontrare i protagonisti maschili di “Quelli della notte” per rivolgere loro una sola domanda: “Come deve essere la sua donna ideale?”».
Ed è un colpo di fulmine?
«Sì, lui mi risponde “Basta che non si veda il sottabito”, ridiamo e capiamo di avere un’intesa particolare. Così, in poco tempo, diventiamo prima amici e poi ci fidanziamo».
Che ricordo ha di quel periodo?
«Bellissimo. Lui è geniale, molto generoso, un fenomeno di originalità».
C’è una serata particolarmente divertente, con lui, che non dimenticherà mai?
«Gruppo di amici a casa di Boncompagni, tutti stravaccati su un divano immenso. Gianni guarda Maurizio e lo stuzzica: “Oltre al comunista cosa altro sai fare?”. Lui, senza pensarci troppo, risponde “la sdora”, che nel dialetto emiliano romagnolo è la donna padrona di casa, quella che cucina, un po’ pettegola e pungente».
E che succede?
«Maurizio esce, si mette un foulard, bussa alla porta e rientra trasformato: in quel momento esatto nasce la “Signora Coriandoli”».
Il nome chi lo inventa?
«Quel genio di Boncompagni, che al momento impazzisce dalle risate, gli fa da spalla e alla fine gli dice: “Tu devi vestirti bene e venire a fare la “Signora Coriandoli” a “Domenica In”».
Meraviglioso. Torniamo a “Blitz”. In poco tempo lei si ritrova a lavorare con grandi professionisti.
«Il gruppo di Minoli è una palestra fantastica, c’è da imparare da tutti. E il conduttore è Gianni Minà, un esempio».
Che ricordo ha di lui?
«È un simpaticone, alla mano. Io sono agli inizi e mi incoraggia dicendomi spesso: “Brava Carletta”».
Grazie a quel programma lei incontra personaggi importanti come Cassius Clay. Come mai quella smorfia?
«Minà lo convince ad accettare l’invito, ma quel giorno Gianni aderisce allo sciopero e tocca a me intervistare il campione di pugilato. Il problema è che nessuno mi ha detto che non c’è l’interprete e quindi mi devo arrangiare da sola col mio inglese che non è certo perfetto: così, dopo un po’, Cassius Clay si innervosisce e si arrabbia. Per fortuna che Celentano, ospite della stessa puntata, mi tira sudi morale facendomi i complimenti in diretta».
Beh, mica male.
«Sì, ma non sa che molte dritte, in realtà, me le ha date Minà collegato con me all’auricolare. Di situazioni così, a “Blitz”, me capitano molte perché non ho paura di niente, so improvvisare e spesso mi mandano allo sbaraglio con il rischio di sputtanarmi».
Qualche altro esempio?
«Collegamento con il Carnevale di Viareggio, ospite di Minà c’è Ornella Vanoni. I ballerini brasiliani iniziano a danzare, c’è musica e io mi aggrego, facendomi trascinare nella festa e urlando “Anda, anda, anda”. La Vanoni mi guarda severa: “Anda è spagnolo, non portoghese”. E a fine puntata anche Minoli si arrabbia: “Male, malissimo Carla”».
Dopo “Blitz”, nel 1983, lavora a “Mangiamania”.
«Programma pirotecnico che giriamo in una fattoria e, del quale, scrivo e canto io la sigla iniziale con uno dei primi brani parlati, una specie di rap».
“Mangiamania” le apre le porte di “Che fai, mangi?”, sempre su Rai2.
«Idea geniale di Minoli: per la prima volta i grandi cuochi appaiono in tv. All’esordio viene Gualtiero Marchesi, poi Gianfranco Vissani che è timidissimo e suda per l’emozione, poi ancora Nadia Santini».
Lei riesce a parlare addirittura con Leonardo Sciascia.
«Minoli mi dice: “Vai in giro a sentire la gente”. Io mi precipito al bar della Rai e vedo che c’è Sciascia, così lo blocco e gli faccio domande a raffica, rubandogli qualche risposta inaspettata. Non come con Zeffirelli».
Cioè?
«Abbiamo un appuntamento, ma quando arrivo con la troupe ci caccia: “Le vostre sono tutte fesserie, non ho tempo da perdere».
Il programma, intanto, funziona.
«Perché è ben pensato e non è solo scientifico: c’è una parte seria e una- la mia- di cronaca più leggera. A fregarci è Raffaella Carrà, su Rai 1, con il gioco dei fagioli nel vaso di vetro».
Già, gli ascolti calano e lei perde il posto.
«Minoli me lo dice senza tanti giri di parole: “Non piaci al direttore Pio De Berti Gambini, che preferisce Enza Sampò. Sei bravissima, ma non riesco a salvarti”».
Ci resta male?
«Sì e i miei problemi di alimentazione peggiorano, divento bulimica. Finché faccio un viaggio in treno da Roma a Milano col nutrizionista Pietro Antonio Migliaccio che mi dice: “Sei bona, ma soffri e sei infelice”. E mi spiega come funziona il corpo umano dandomi una dieta personalizzata».
A proposito di cibo, lei su Rai2 conduce anche “Star bene a tavola” con Veronelli.
«Un grande programma, che però va in onda alle 10 di mattina e non è seguito».
Per lei, quello, è un momento difficile.
«Decido di andare a parlare con Luigi Locatelli, direttore di Rai 2, e mi metto in sala d’attesa. Aspetto, aspetto, aspetto, ma niente. Non mi riceve nemmeno. Me ne vado delusa e offesa e una signora, vicino a me, dice: “Coraggio Carla”».
Chi è?
«Lo scoprirò solo più avanti dopo una telefonata: Alida Valli».
Locatelli non la riceve e lei che fa?
«Decido di mollare tutto, basta tv: vado dal parrucchiere e mi faccio tagliare i capelli cortissimi che tanto non devo più andare in video. Ma poi...».
Racconti.
«Telemontecarlo ha bisogno di una foto di Maurizio e la porto io di persona. Qualche giorno dopo mi arriva una telefonata dalla redazione: “Stiamo realizzando a un programma sulle donne e il direttore del tg, Roberto Quintini, ricordando le sue trasmissioni sull’alimentazione, la vuole incontrare”».
E così, nel 1988, le affidano il contenitore pomeridiano “TV Donna”: servizi, ospiti in studio, rubriche.
«Sono cinque anni fantastici. Poi, però, succede che la brasiliana Rede Globo cede l’emittente alla Montedison di Raul Gardini e la nuova proprietà mi comunica, da un giorno all’altro, che vengo sostituita da Luciano Rispoli “che costa meno”».
E ci soffre?
«Sì, di Rispoli non ho un buon ricordo».
Dopo Telemontecarlo, nel 1995, sperimenta la radio.
«All’inizio lo considero un ripiego, invece è la svolta, una grandiosa occasione di libertà: viaggio per raccontare l’Italia evitando di dover impazzire per i vestiti, i trucchi, le inquadrature. E rinasco».
Tanto che la richiamano in tv: conduce “Colpevole o innocente” su Mediaset e poi realizza una serie di reportage per Canale Viaggi su Stream.
«Finché, nel 1998, vengo a Schio, scopro questo paradiso e mi trasferisco qui».
Ultime domande veloci. 1) Rapporto con la religione?
«Fondamentalmente libero. Gesù è con me».
2) Ha paura della morte?
«Sì, ma moderatamente».
3) Lei ha figli?
«No e non mi mancano. Ne ho perso uno, al terzo mese di gravidanza, quando stavo con Maurizio, ed è stato molto triste».
4) Ha mai detto qualche “no” in carriera?
«A Pippo Baudo. Mi invitarono a ritirare un premio in Sicilia e il manager di allora mi spiegò che dovevo atteggiarmi da star. Quando Pippo mi chiese se lo sostituivo sul palco, così, rifiutai. Fu un errore che poi, forse, un po’ ho pagato».
5) Qualcuno che vorrebbe riabbracciare?
«Marisa Laurito, la più bella persona della televisione».
Ultima domanda: ha un sogno?
«Tornare in tv per fare la nonna che balla o per diventare la spalla di qualche comico. Chi? Francesco Salvi, per esempio: mi ha sempre divertita molto».




