Qualcuno spieghi ad Adani che siamo in Italia, non in Argentina. E che delle magnifiche imprese dell’Albiceleste a noi frega quanto quelle delle altre squadre. Ricordategli che è un opinionista non un tifoso, che alzare il volume della voce, infilare parole a caso una dietro l’altra («a volte non so nemmeno cosa dico», ha ammesso) condire l’esultanza con retorica mielosa e citazioni random (ha scomodato perfino Einstein) non rende la prodezza sportiva più bella o più degna di essere ammirata. E, se proprio vuole emulare uno dei suoi amati argentini, non scimmiotti (male) i telecronisti sudamericani, ché qui siamo in Rai e non a Telemundo (chissà cosa avrebbero fatto Nando Martellini e Bruno Pizzul avendolo accanto). Ma prenda a modello l’allenatore della sua cara Selección, Lionel Scaloni che al gol della vittoria ha reagito con una compostezza british (viene da dire, visto l’avversario), un’eleganza e una classe, pari solo a quelle dell’altro Lionel, Messi, in campo. Scaloni ha esultato in silenzio. Lo imiti in finale, Adani. Sarebbe la sua versione più ammirevole. E soprattutto più ascoltabile.




