(Adnkronos) - Sugli esiti di questa sesta prova di Barbera alla direzione della Mostra (dal 1999 al 2001 e poi dal 2012 fino ad oggi) le somme si tireranno a fine festival, il 6 settembre, intanto lui si gode la 'fine' del suo lavoro per questa edizione: "Ora di fatto tocca agli altri, alle giurie, ai giornalisti ai film ed ai loro autori e interprenti", dice il Direttore. Quanto al suo futuro alla Mostra Barbera aggiunge: "Confesso che ogni anno, quando arrivo alla chiusura della selezione dei film, dico a tutti 'mai più, impeditemi di rifarlo l'anno prossimo'; giuro a me stesso di non volermi imporre questa esperienza esaltante e stressante un'altra volta. Certo poi si tende a dimenticare la fatica, le litigate, restano le soddisfazioni e si finisce per ricascarci". Intanto, sulla base dell'esperienza accumulata in questi anni, Barbera sottolinea che "dal '99 a oggi è cambiato tutto: l'industria del cinema, l'ambiente, anche la funzione e il ruolo dei festival, soprattuto per effetto della rivoluzione digitale. E' cambiato il modo di produrre e distribuire i film e la conseguenza per noi più immediata, non necessariamente negativa, è che i festival stanno modificando la loro funzione. Fino agli anni '90 il modo più semplice di promuovere un filmn era mandarlo a un grande festival, poi progressivamehnte questa cosa è venuta meno. Oggi molti grandi titoli non fanno tappa nei festival e basti pensare, quest'anno, che 'Interstellar' di Chrystopher Nolan, maxi produzione e campione di incassi annunciato, non andrà a nessun festival, lo stesso il nuovo film di Tim Burton. I festival presentano sempre un margine di rischio per le grandi produzioni, non consentono di 'costruire' l'immagine del prodotto in totale sicurezza. Questo, naturalmente, non vale per le produzioni indipendenti, per le cinematografie emergenti, e consente di riscoprire la vocazione originaria dei festival, la ricerca e la proposta". Una rappresentazione plastica del cambiamento in corso viene dai film di apertura della Mostra: l'anno scorso fu lo spaziale 'Gravity', diretto da Alfonso Cuarón, interpretato da Sandra Bullock e George Clooney, per giunta in 3D. Quest'anno tocca a 'Birdman' diretto e co-prodotto da Alejandro González Inarritu e interpretato da Michael Keaton, Zach Galifianakis, Edward Norton, Andrea Riseborough, Amy Ryan, Emma Stone e Naomi Watts. I due registi sono entrambi messicani ed entrambi declinano il cinema in tutti i principali ruoli necessari a realizzare un film, escluso quello attoriale, ma i due film sono lontani fra loro, come dire che quest'anno l'apertura è più autorale e meno spettacolare: "Quello di Inarritu è un grande film d'autore ma ha grande cast ed è molto spettacolare, certo -conclude Barbera- è una cosa diversa da 'Gravity'".


