Prudenza. Anche davanti al nuovo attacco di Donald Trump, Giorgia Meloni sceglie di non rispondere. E così dovrebbe continuare a fare nei prossimi giorni. Anche domani, quando parteciperà - in presenza a Parigi o in videocollegamento - alla riunione dei “volenterosi” per cercare una soluzione alla crisi nello stretto di Hormuz, assieme a Emmanuel Macron, Friedrich Merz, Keir Starmer e altri leader. Chi le ha parlato ieri racconta che il distacco dal presidente americano non le ha causato sorpresa né sconforto. Allo stesso tempo, nessun facile entusiasmo le hanno regalato i sondaggi secondo cui la scelta di difendere papa Leone XIV sarebbe stata molto apprezzata dagli elettori, non solo di destra. Non è per inseguire consensi che la premier ha definito «inaccettabili» le parole del capo della Casa Bianca contro il pontefice, ma perché ha ritenuto che fosse la cosa giusta da fare.
Come le era successo in passato, quando Trump aveva criticato l’apporto dei soldati italiani in Afghanistan e in altre occasioni. Ha provveduto invece Antonio Tajani a commentare i rapporti tra Roma e Washington, sottolineando che la presidente del consiglio, riguardo alle affermazioni di Trump, «ha detto quello che pensano tutti gli italiani, compreso il sottoscritto». Al momento non sono previste operazioni di “ricucitura”. È inevitabile che i due leader prima o poi debbano trovare un modo di parlarsi, anche perché i vertici internazionali li metteranno ancora davanti allo stesso tavolo, ma nessuno crede che sia possibile tornare alla sintonia che li ha legati sino a qualche mese fa.
Sondaggio Youtrend, Giorgia Meloni strappa con Trump e vola: ecco le cifre
"Male non fare, paura non avere". È questo il leitmotiv caro a Giorgia Meloni nelle ore di maretta con ...Questo non ha impedito a Giancarlo Giorgetti di incontrare ieri a Washington il segretario al Tesoro americano Scott Bessent per un confronto, che al ministero dell’Economia definiscono «molto cordiale e costruttivo», sulle conseguenze del conflitto in Medio Oriente e i rapporti Italia-Usa. Almeno a questo livello, le relazioni tra i due governi sono buone come sempre.
Ciò che ha da dire sulla situazione, Meloni lo inserisce nelle dichiarazioni al termine dell’incontro con Volodymyr Zelensky: «Un Occidente diviso, un’Europa spaccata, sarebbero l’unico vero regalo che potremmo fare a Mosca». Per questo – è il messaggio implicito – i leader occidentali devono concentrarsi su quello che li unisce, altrimenti si finisce per fare il gioco non solo della Russia, ma della Cina, dell’Iran e degli altri nemici comuni.
La premier ha parlato con Zelensky anche di questo, oltre che degli aiuti italiani ed europei all’Ucraina. «La crisi iraniana preoccupa tutti, sta diventando sempre più complessa e nutriamo la speranza che il negoziato di pace possa riprendere», ha dichiarato dopo il vertice. È la pace, infatti, la condizione per far riprendere il traffico nel canale di Hormuz e riportare alla normalità gli approvvigionamenti di gas e petrolio.
DiMartedì, Saviano suda freddo: scontro con Trump, un vantaggio per Meloni?
Nel bel mezzo delle tensioni tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il nostro premier, Giorgia Meloni, ecc...Suona come risposta a Trump, che accusa gli alleati di disimpegno, pure l’affermazione di Meloni per cui l’Italia «è sempre pronta a fare la sua parte», perché «è fondamentale per la nostra sicurezza, oltre che per quella di Israele e dei Paesi del Golfo, che l’Iran non possa dotarsi di armi nucleari». Dall’inizio, rivendica, «abbiamo sostenuto un accordo in questo senso».
Anche per questo, Meloni apprezza l’aiuto militare che l’Ucraina ha offerto ai Paesi aggrediti da Teheran, «mettendo a disposizione dei partner della regione la straordinaria esperienza difensiva maturata in questi anni sul campo». Un insieme di conoscenze e tecnologie, ha annunciato, di cui intende avvalersi l’Italia, «molto interessata a sviluppare una produzione congiunta soprattutto in materia di droni, settore nel quale l’Ucraina è diventata una nazione-guida».
In precedenza, la premier aveva spiegato la sua posizione sulla partecipazione degli artisti russi alla Biennale di Venezia: «Il governo non è d’accordo, ma la Biennale è una fondazione autonoma. Chiaramente questo non cambia la politica del governo, perché la politica estera della nazione la fanno il governo, il parlamento e il presidente della repubblica, e non le fondazioni autonome».
L’impegno di restare al fianco di Kiev è stato ribadito da Sergio Mattarella, che Zelensky ha incontrato poi al Quirinale. «La presidente del consiglio le ha certamente confermato il sostegno pieno dell’Italia, la fermezza di questa posizione che io condivido pienamente», ha detto il presidente della repubblica al leader ucraino.
Più che a Trump, Meloni in questi giorni pensa all’economia. Per mettere a punto il decreto “Primo maggio” ieri ha convocato una riunione con i due vicepremier (che hanno partecipato in videocollegamento), i ministri Calderone e Foti, il sottosegretario Sbarra (ex leader della Cisl) e altri. Il provvedimento dovrà contrastare il fenomeno del lavoro povero e rafforzare le politiche per l’occupazione.




