(Adnkronos) - Esistono già modelli di business sostenuti dai ricavi derivanti dalla pubblicità: è il caso di Youtube. "Dobbiamo individuare - prosegue Mazza - anche sugli smartphone una quota di utenti che vorrà utilizzare il servizio gratis, quindi basandolo sulla pubblicità. Ovviamente le royalties che arrivano da questi modelli sono molto basse". Per gli altri utenti si dovrà puntare su un'offerta di servizi premium a pagamento. Il mercato si sta evolvendo verso una complessità che sovverte le dinamiche consolidate da decenni. In questo scenario le case discografiche stanno cambiando pelle: "Qualche anno fa - dice Mazza - la casa discografica aveva un'area digitale, oggi il digitale è l'azienda". Negli anni sono state costruite competenze specifiche sui social, ormai parte integrante delle strategie delle aziende. Le etichette svolgono queste attività in maniera professionale e diventano gli assistenti dell'artista nel tenerlo in contatto costante con i fan, anche con iniziative promozionali di vario tipo. Gli investimenti sul lancio di nuovi artisti sono una delle poche cose a rimanere stabili. Quello che è più complicato oggi è garantire la visibilità degli artisti emergenti. I media tradizionali costituiscono ancora un 'collo di bottiglia' difficile da oltrepassare (in Italia radio e televisione rimangono i primi mezzi per il consumo musicale): "Se la radio non passa gli artisti emergenti - spiega Mazza - se Sanremo manda i giovani all'una di notte, c'è un problema di visibilità. Servono allora delle macchine di produzione che sono le case discografiche".




