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Frosinone calcio, i tifosi investono 1,5 milioni per rilanciare il club

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Andrea Tempestini
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Guardiamoci negli occhi e diciamoci come stanno le cose. Qual è la vera ambizione del tifoso di una squadra di calcio? Sì, va bene vincere. Che goduria, portare a casa un derby al novantesimo e magari con un autorete del più odiato degli avversari. Ma parliamo della gioia di un istante, che dura un paio di giorni e poi finisce lì. No. Il tifoso viscerale, quello che segue gli allenamenti e non si perde una partita. Quello che paga per farsi l'abbonamento in tv e paga ancora per andare in trasferta. Quel tifoso lì ha ben altre ambizioni. Vuole decidere o almeno dare un contributo. Spiegare al presidente come spendere i soldi. E che va costruito un nuovo stadio. Perché poi da lì arrivano nuovi ricavi. Con i quali si comprano nuovi giocatori. Che poi ti fanno vincere le partite. Bene. Da qualche mese tutto ciò e possibile. E per una squadra in Italia è diventato anche realtà. Parliamo del Frosinone che grazie ai suoi supporter ha raccolto un milione e mezzo di euro per “costruire” il Frosinone Village, un ristorante, negozi, strutture di fitness e sanitarie che renderanno il Benito Stirpe uno degli stadi più all'avanguardia d'Italia. Ma com'è stato possibile? Per capirlo bisogna andare a Londra e rivolgersi a Tifosy, l'unica piattaforma che consente a tutti di investire nello sport. La società fondata da Gianluca Vialli e dall'ex Goldman Sachs e Morgan Stanley Fausto Zanetton ha ottenuto l'autorizzazione dalla Fca (Financial Conduct Authority) e dalla Consob per fare operazioni di finanza alternativa. Tifosy fa la due diligence sul club, studia l'obiettivo (infrastrutturale) che vuol raggiungere e dà il via libera all'operazione. Il tifoso si iscrive alla piattaforma di Tifosy (www.tifosy.com), legge i documenti, “punta” una fiche e poi ha un ritorno. Nel caso del Frosinone si è trattato di un mini-bond. Un emissione obbligazionaria da 1,5 milioni sottoscritta da 371 investitori che in media hanno messo 4 mila euro (la fiche minima era di 500 euro). I supporter riceveranno l'8% ogni anno - il 5% in contanti e il 3% di “credito club” da spendere in abbonamenti, biglietti e merchandising. Poi, trascorsi 5 anni riavranno il capitale. Rischi? Certo se la squadra fallisce si entra nel girone infernale dei creditori in attesa di un rimborso. «Come in tutti gli investimenti - spiega a Libero Nicola Verdun, il responsabile dello sviluppo del business di Tifosy - c'è un rischio. Ma noi prima di dare il via libera a qualsiasi finanziamento controlliamo in modo accurato i conti del club e poi procediamo. Lo scorso anno abbiamo aiutato lo Stevenage FC, League Two inglese, a raccogliere 600.000 sterline, entro febbraio chiuderemo un'altra operazione con una squadra di Championship, e abbiamo diversi contatti con società di serie A, B e alcune di Lega Pro. Del resto il nostro è un modello di business scalabile che non si rivolge solo al calcio, ma anche agli altri sport. E siamo solo all'inizio. I club devono guardare i loro tifosi come dei partner e non solo come dei clienti». Speriamo. La raccolta fondi da parte dei fan è accattivante, ma tutto dipenderà dai successi delle prime operazioni. Se non ci saranno crac il modello “Tifosy” potrebbe essere davvero rivoluzionario. Altrimenti il tifoso tornerà ad accontentarsi delle goduria del momento. Che se sei dalla parte di chi vince non è poi neanche tanto male. di Tobia De Stefano

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