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L'obiettivo

Champions, il patto d'onore dell'Inter nell'ultima settimana di passione

21 Maggio 2019

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Champions, il patto d'onore dell'Inter nell'ultima settimana di passione

Nel momento in cui avrete il (dis)piacere di leggere questo pezzo, li avrete già letti tutti (i punti di vista): «La colpa è di Spalletti che non ha coraggio», «La colpa è di Icardi che si è tirato fuori dalla mischia», «la colpa è di Marotta che non ha ancora portato Messi e Maradona», «la colpa è di Ausilio che non ha preso Mertens e, quello, domenica ha fatto gol», la colpa è di patron Zhang «che non caccia il grano», la colpa è dei giocatori «che se ne fottono» eccetera. Che qualcuno debba avere «la colpa» per un' Inter a rischio-Champions e clamorosamente appesa al match di domenica sera contro l' Empoli, è scontato come l' afflusso di spettatori a San Siro (previsto il pienone anche per l' ultimo atto). Ebbene, ognuno ha il suo colpevole preferito e, forse, la verità è che tutti hanno la loro quota di responsabilità «perché è insopportabile vedere l' Inter nella stessa condizione di un anno fa!» e «non se ne può più!» e bla bla bla. Son tutti (giustamente) incazzati.

SITUAZIONE COMPLESSA
Ecco, detto che se vogliamo la situazione è pure più complessa di un anno fa (all' epoca c' era entusiasmo per un' occasione acchiappata all' ultimo, quest' anno depressione per una squadra che a Napoli... è stata deprimente), il punto non è questo. Il punto è che in una stagione dove molti hanno toppato e pochissimi hanno fatto il loro dovere appieno, è giunto il momento di vedere se, a un passo dal precipizio, le chiacchiere lasceranno spazio ai fatti.

Guardiamoci in faccia: mister Spalletti sa perfettamente che il suo tempo sulla panchina dei nerazzurri sta finendo. Arriverà Conte non per questioni di «irriconoscenza» ma perché il nuovo amministratore delegato è stato chiamato per portare il suo «modello di calcio» e il suo «modello di calcio» non può prescindere dal tecnico con cui è riuscito a far risorgere la Juventus nel post-Calciopoli. Spalletti da tutto l' anno ribadisce il concetto: «Bisogna difendere l' Inter». Ha ragione, lo dimostri in questo momento complicato, in cui potrebbe tirare i remi in barca e pensare ai fattacci suoi ma invece no, «bisogna difendere l' Inter» e ritrovare un po' di quella grinta decisamente smarrita negli ultimi due mesi di campionato.

DOVE SONO I GOL?
Lo faccia anche l' ex capitano Icardi, che prima si è sentito «vittima di un' ingiustizia», poi si è fatto da parte, ora è rientrato ma solo per le cronache e non certo per come ce lo ricordavamo. Domenica, presumibilmente, giocherà dall' inizio: la speranza è che l' Inter ritrovi quelle piccole certezze che a inizio stagione non l' avevano trasformata in un «nuovo Barcellona», ma in un gruppo assai pragmatico sì.

E lo facciano anche tutti gli altri, anche quelli che sanno che Milano non sarà la loro futura città. In troppi quest' anno hanno messo davanti i loro interessi a quelli del gruppo e proprio lì Marotta vuole andare a colpire: fuori chi ha badato a se stesso, dentro qualche «vero uomo» in più. L' Inter attuale difetta a livello caratteriale ma ha un' ultima, importante occasione: può dimostrare a noi stronzoni da scrivania che è comodo processare quando non si è ancora scritto l' ultimo capitolo.
E l' ultimo capitolo è domenica, a San Siro. C' è Inter-Empoli e «bisogna difendere l' Inter». Con i fatti.

di Fabrizio Biasin

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