Era il 22 dicembre del 2005 quando Julio Valentin Gonzalez si schiantò in macchina. Un incidente gravissimo, per l'ex giocatore del Vicenza, che arrivava da otto gol nelle prime quindici giornate e da un precontratto firmato con la Roma. Gonzales viene ricoverato a Padova. Il quadro è disperato. In 24 ore gli vengono effettuate 30 trasfusioni. Poi il bollettino medico, positivo: non è più in pericolo di vita. Ma il destino gli riserva un'altra terribile sorpresa. Un secondo bollettino medico, drammatico: devono amputargli il braccio sinistra. Il piccolo miracolo - Quando Gonzales parla del risveglio dal coma, spiega: "Da quel momento ho capito che ero ancora vivo. Oggi, ogni giorno che mi sveglio e vedo la luce del sole, ringrazio Dio, tutto è una benedizione". Il centravanti, nonostante la vita stravolta, non si perde d'animo. Si allena. Corre. Suda. Nell'estate del 2006 sembra tutto pronto per il piccolo miracolo, il ritorno al calcio. Lo stadio Menti di Vicenza lo attende con passione. Gonzales ha superato anche tutti i test sportivi. Il "no" della burocrazia - Ma il sogno è stato spezzato dalla burocrazia. Già, perché per la Federazione, Gonzales non ha l'idoneità sportiva. Gli manca un braccio. E' sano, sta bene, corre, è competitivo. Ma non può giocare. Dopo la nuova delusione, lascia l'Italia. Torna nel suo Paraguay. E torna a giocare: disputa qualche stagione nella massima serie locale. Poi lascia, ma soltanto perché ha deciso di farlo dopo l'ennesimo infortunio. Non perché glielo ha imposto la burocrazia. Oggi Gonzales, dopo aver frequentato un corso per allenatori, ha fondato una scuola calcio per bambini poveri di Asunciones, "Los Halcones".




