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Psg, Al-Khelaifi accusato di torture: "Chi ha sequestrato e seviziato per 10 mesi"

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Maurizio Zanon
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Seviziato per dieci mesi nella prigione di Salwa Road, in Qatar, "colpevole" di essere in possesso di documenti potenzialmente compromettenti sulla vita professionale e privata del presidente del Paris Saint-Germain, il qatariota Nasser al-Khelaifi. Ieri, il quotidiano francese Libération ha pubblicato un'inchiesta esplosiva sul numero uno del club parigino, dalla quale emerge che "Nak", come viene soprannominato, avrebbe fatto incarcerare e torturare un imprenditore franco-algerino di 41 anni, Tayeb B.

, per cancellare le prove di atti di corruzione per l'assegnazione dei Mondiali in Qatar e altre informazioni delicate sul suo conto e sul suo entourage.
«I metodi sulfurei del Qatar a servizio di Nasser al-Khelaifi», titola Libération. L'inchiesta ricostruisce la vicenda a partire dal 13 gennaio 2020, giorno in cui quindici agenti della polizia qatariota si presentano a casa di Tayeb B., a Doha, lo arrestano «su mandato dell'emiro» e lo trascinano in uno squallido stanzino di due metri quadrati senza i sanitari e con la luce perennemente accesa. Per dieci mesi (fino al 1° novembre 2020), l'uomo d'affari franco-algerino resta nelle carceri qatariote, subisce torture, maltrattamenti, pressioni psicologiche.

 

Ma come si è arrivati a quel punto? E perché proprio lui? Nato a Gennevilliers, banlieue multietnica parigina, Tayeb B. crea in Francia una quindicina di aziende, facendosi un nome nel settore della logistica. Grazie ai suoi appoggi politico-diplomatici, tra cui alcuni membri del partito gollista francese, Les Républicains, diventa anche consigliere e mediatore per conto di diversi Stati africani, dal Niger alla Libia. Oltre alle sue attività commerciali, Tayeb B. si impegna nel sociale partecipando al progetto "Pacte seconde chance", promosso dalla prefettura dell'Île-de-France (la regione di Parigi): un dispositivo che facilita l'accesso al mondo del lavoro ai giovani trai 16 e i 25 anni, sostenuto anche dal Psg e BeIn Sports, network televisivo presieduto dallo stesso Nasser al-Khelaifi. Nel 2016, infine, lancia un think tank, le Club géopolitique, organizzando una serie di conferenze consacrate alla politica e all'economia dei Paesi africani e del Golfo. È attraverso la presidenza di questo club, oltre che per le sue attività associative, che entra in contatto con Nak: dopo un pranzo di lavoro in presenza dell'ex ministra Yamina Benguigui, tra i due sembra nascere un idillio.

Al-Khelaifi propone a Tayeb B. di lavorare per conto del Qatar, aiutando il Paese del Golfo a migliorare la sua immagine in Europa in materia di diritti umani. Assieme alla moglie, Djamila, e ai figli, l'uomo d'affari franco-algerino si trasferisce a Doha, con la promessa, da parte del presidente del Psg, di poter sviluppare laggiù il suo business nella logistica.

 

 

Ma il 13 gennaio 2020, la situazione precipita. Tayeb B. viene arrestato e posto in isolamento nella prigione di Salwa Road, mentre la moglie è costretta ad andare in Algeria, nella casa di famiglia, a recuperare "una valigia rossa", secondo le informazioni di Libération, in cui si trovavano molti degli elementi potenzialmente compromettenti su Nak. Oltre alla valigia, il Qatar riceve dalle mani della moglie alcune chiavette usb, all'interno delle quali ci sarebbero le prove schiaccianti sul sistema di corruzione che ha consegnato al Qatar l'organizzazione dei Mondiali 2022, dettagli sulle operazioni torbide dell'entourage di Nak e sulla vita parigina del presidente del Psg. L'uomo d'affari è stato liberato solo dopo aver consegnato tutto il materiale ultrasensibile, chiavette, dischi duri, e dopo aver firmato una clausola di riservatezza che prevedeva il pagamento di 5 milioni di euro in caso di mancato rispetto del silenzio. Attualmente, il materiale è nelle mani degli avvocati di Al-Khelaifi, Francis Szpiner e Renaud Semerdjian, in attesa che la giustizia francese apra un fascicolo.

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