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Marc Marquez, sfregio vergognoso a Valentino Rossi: "Dura vivere così"

giovedì 8 gennaio 2026
Marc Marquez, sfregio vergognoso a Valentino Rossi: "Dura vivere così"

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Quella tra Valentino Rossi e Marc Marquez è forse la più clamorosa, violenta faida nel mondo delle due ruote e della MotoGp in particolare. Una guerra totale, prima umana che sportiva, nata dalle scorrettezze in pista a Sepang ne 2015, quando l'allora giovanissimo spagnolo ostacolò in ogni modo il campione di Tavullia facendogli di fatto perdere il Mondiale a favore del suo connazionale Jorge Lorenzo. Da allora, per 10 anni, Marc e Vale non si sono mai più parlati. E nelle interviste non hanno mai lesinato affondi reciproci.

A fine 2025, Marquez su Ducati ha conquistato il suo nono titolo iridato, raggiungendo così Rossi ma con molte meno gare disputate nel circuito. E tutta l'intenzione di superarlo nel 2026, quando Marc tornerà in pista dopo il brutto infortunio patito al Gp d'Indonesia. Intervistato da La Sexta, il 32enne fenomeno di Cervera almeno a parole spiega di aver sotterrato l'ascia di guerra. Ma le sue dichiarazioni possono essere lette anche come un più sottile, sfregio a Valentino: "Vivere con il risentimento è molto difficile. Non voglio che i miei tifosi serbino rancore. Preferisco che risparmino le energie per applaudirmi. In occasione del mio infortunio, è stato un altro pilota a ostacolarmi. Ha commesso un errore, ma nessuno lo fa intenzionalmente: siamo sempre al limite, ma, a volte, la gente non lo capisce". Il riferimento in questo caso è a un altro italiano, Marco Bezzecchi.

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In vista del prossimo, imminente Mondiale, Marquez partirà inevitabilmente da favoritissimo ma con l'incognita delle sue condizioni fisiche, visti anche i grossi guai che ne hanno condizionato le ultime stagioni, in particolare 2020, 2022 e 2023 e con le ultime 4 gare del 2025 saltate dopo un campionato letteralmente dominato.

"Sono sempre stato una persona che convive con il dolore. Ma se dormo sul lato destro, so che mi farà male. Inoltre se svolgo attività come giocare a padel o lanciare sassi nel fiume per tre giorni, sono consapevole che sentirò dolore - spiega con grande franchezza il pilota spagnolo -. Ho una tolleranza alta. Questo aspetto è stato utile in diverse occasioni, ma in altre circostanze mi ha sicuramente danneggiato. A volte pensavo che un acciacco non fosse poi così grave". 

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"Ogni infortunio prevede tre fasi - conclude -. Nella prima ci si sente devastati, nessuno può dare una consolazione: quest’anno, pur avendo vinto il titolo, ho passato tre settimane a casa isolato. Il dolore fa arrabbiare, sfogandosi con i propri cari. Poi c’è la seconda fase: tutti cercano di frenarmi. L'ultimo momento riguarda la pazienza: vorrei salire in moto, anche se non potrei. La cosa più difficile per un atleta è capire quando e come fermarsi. So che mi ritirerò per colpa del mio corpo".