Una giornata che pesa più di una sconfitta. Alex Vinatzer esce dalla combinata maschile a squadre con il peso addosso di un errore che non è solo tecnico, ma soprattutto mentale. L’azzurro lo ammette senza giri di parole, usando un’espressione forte: "Sono in lutto". Non per una medaglia mancata soltanto, ma per la consapevolezza di non essere riuscito a reggere la pressione nel momento decisivo.
L’Italia era in corsa per il podio, addirittura per l’oro. Giovanni Franzoni, autore di una prima prova solidissima, aveva portato la squadra in testa, davanti a Svizzera e Austria. Poi è arrivata la manche di Vinatzer e tutto si è sgretolato. Un errore dietro l’altro, la tensione che prende il sopravvento, la classifica che precipita fino a un anonimo diciassettesimo posto finale. Franzoni resta freddo, lo aiuta a togliere gli sci, gli dà una pacca sulla spalla. Vinatzer abbassa lo sguardo: "Scusa, Giovanni".
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Battuta di arresto per Sofia Goggia che è caduta nella manche di discesa della combinata a squadre di Cortina. &q...Le parole del dopo gara raccontano più di qualsiasi cronometro. "Ero super nervoso, non ho retto. Questo risultato è una sberla per svegliarmi", confessa Vinatzer, visibilmente provato. La testa, prima ancora delle gambe, ha tradito. E il rimorso è doppio: "Volevo regalargli la medaglia, se la meritava”. Franzoni, da parte sua, aveva provato a caricargli le spalle nel modo giusto prima della seconda manche: "Il mio io l’ho fatto. Scia con la testa libera, spingi". Un invito alla serenità che non ha trovato risposta sulla pista.
Il risultato finale è duro da digerire: settimi, dietro anche all’altra coppia azzurra Paris-Sala, lontanissimi dagli svizzeri dominanti. "Lo slalom è così: tosto", prova a ridimensionare Vinatzer, ma la ferita resta. A margine, arrivano letture più ampie. "Ci sono periodi in cui le cose non vanno", osserva Gustavo Thoeni, mentre Alberto Tomba riconosce i meriti degli avversari. Per Franzoni, domani, mercoledì 11 febbraio, c’è il SuperG: da solo, senza staffetta. Per Vinatzer resta invece una sfida più complessa, quella con se stesso. Perché nello sci, come nello sport di alto livello, la linea più difficile da tenere non è sempre quella tra le porte, ma quella dentro la testa.




