Continuiamo - o meglio, continuano - a ripetere come un mantra che l’Italia non può restare fuori dal Mondiale. Lo dicono come se non fosse già accaduto una e poi due volte. Allora, a sole due settimane dal playoff contro l’Irlanda del Nord, è meglio guardarsi in faccia e dirsi le cose come stanno: l’Italia può fallire di nuovo. Eccome se può. Da un lato, dirselo aiuta a convivere con la sana paura di perdere. Starà poi ai giocatori trasformarla in energia positiva, è il loro lavoro. Dall’altro lato, è puro realismo di fronte a un panorama convocabili che non è dei più rosei, e che di certo non ci pone come i super-favoriti che invece pensiamo, a torto, di essere. Peraltro la strategia del «vado con i miei uomini» al posto di «rischiare gente nuova» nell’appuntamento più delicato è tipicamente italiana, e si è già rilevata fallimentare con Mancini, che peccò di riconoscenza verso i vincitori dell’Europeo, e con Ventura che smentì sul più bello un intero corso basato sul 4-4-2.
Basta scorrere la lista per farsi venire i brividi - ripetiamo, meglio parlarsi chiaro prima in modo da non sentirci favoriti o, peggio, immuni al fallimento. Bastoni è accerchiato dai fischi, Barella è avvolto dal nervosismo, di Retegui arrivano spifferi sinistri sullo stato di forma (nonostante i gol). Politano a tutta fascia non produce niente, Gatti non è affidabile, Buongiorno ne ha combinate di tutti i colori. Kean è spesso ai box ed Esposito ne sta giocando perfino troppe. Allarghiamo lo sguardo? Raspadori è fermo, Orsolini e Zaccagni in flessione, Maldini e Bellanova sotto il livello minimo. Frattesi quando gioca non tocca il pallone.
Gennaro Gattuso, missione Mondiali e mossa estrema: "Chi richiama in azzurro"
Potrebbe avere un asso nella manica, Gennaro Gattuso, per non fallire la qualificazione ai Mondiali 2026. Un asso clamor...L’assenza di Di Lorenzo obbliga Gattuso a fare delle scelte, ma dalla batteria di difensori di scorta tipo Coppola o Okoli non arrivano certezze. Scalvini, dal canto suo, passa più tempo in infermeria che in campo. E Chiesa? Uno che si nega più volte nonostante il minutaggio sotto la soglia della decenza non merita consideraSi tratta di giocare una partita da dentro o fuori e poi, si spera, un’altra nel giro di pochi giorni. Serve gente mossa da una voglia primordiale di giocare a pallone, capace di estraniarsi dal contesto e dalla posta in palio. Già il modulo nasconde qualche incoerenza, dato che Gattuso ha dichiarato, tra le prime cose, di non apprezzare la difesa a tre.
Comunque sia: Donnarumma tra i pali non si tocca, ma dietro di lui è utile prendere in considerazione Carnesecchi piuttosto che Vicario che sta vivendo un incubo al Tottenham. In difesa sono dolori, e allora la prima “pazza idea” sarebbe piazzare Calafiori sul centrodestra per lasciare Bastoni nel suo ruolo naturale e sperare che, al centro, Buongiorno trovi la miglior versione di sé visto che Gabbia è infortunato. L’altra idea è Mancini terzo di destra per proporre un Calafiori “alla Desailly”: un pazzo mediano schierato a proteggere la difesa e il centrocampo, capace sia di aggiungersi alla difesa sia di proiettarsi in avanti. Doterebbe l’Italia di una novità tattica eccitante e illeggibile per gli avversari, l’ideale per affrontare questa sfida senza la paura che, invece, ci attanaglierà.
Sulle fasce, se 3-5-2 deve essere, che lo si faccia con interpreti coerenti: Palestra o Kayode a destra; Dimarco a sinistra, ma premiando Bartesaghi come alternativa. Sulla trequarti avremmo detto Vergara, ma giusto ieri ha riportato una lesione al piede. Quindi perché non pensare a Pisilli in quel ruolo di aggressione e rottura con cui si sta imponendo con Gasperini? Davanti, la carta Zaniolo andrebbe giocata subito: è uno di quelli con il vento in poppa e la rabbia agonistica che serve in notti così. Invece si va verso con una formazione dolorosamente scontata. Mancini terzo a destra, la forzatura di Bastoni al centro della difesa per far spazio a Calafiori sul centrosinistra. Dimarco a sinistra, Politano a destra; Locatelli in regia, scortato da Barella e Tonali.
Davanti, Kean-Retegui. Essere così prevedibili è il più grande assist che possiamo fare agli avversari, che già possono studiare questi 3-5-2 ogni domenica in serie A. Attenzione: chiedere novità non significa rinunciare all’impianto di gioco che mette quanti più giocatori a loro agio, ma significa innestare in quell’impianto delle variabili impazzite. Variabile che non può essere Verratti, la cui chiamata è da decifrare, e nemmeno Orsolini e Zaccagni. Lo stesso Frattesi tenuto lì come “carta della disperazione” in una stagione da zero gol non è esattamente il massimo della vita. Il rischio mortale, in fondo, sono le gerarchie inflessibili: convocare un Palestra per poi, al momento del bisogno, preferirgli i soliti Cambiaso, Politano o Spinazzola solo perché hanno esperienza, quando invece, in almeno due o tre caselle di questa Nazionale servirebbe come l’ossigeno l’esatto contrario: una beata e irriverente incoscienza giovanile.




