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Mondiali 2026, l'iraniano segna e "spara": le ipotesi sul gesto-choc

di Lorenzo Pastugliamartedì 16 giugno 2026
Mondiali 2026, l'iraniano segna e "spara": le ipotesi sul gesto-choc

2' di lettura

L’esultanza di Mohammad Mohebi rischia di diventare uno dei casi più discussi di questi Mondiali. Dopo il gol segnato nel 2-2 tra Iran e Nuova Zelanda, l’attaccante iraniano ha mimato una pistola con le mani, simulando uno sparo. Un gesto che nel calcio si è visto decine di volte, ma che stavolta è finito inevitabilmente sotto una lente diversa per il contesto in cui è arrivato. La partita di Los Angeles era infatti già carica di tensioni ben prima del fischio d’inizio. Durante l’inno iraniano sono piovuti fischi da una parte del pubblico presente allo stadio, pochi giorni prima della partita era stato trovato un cadavere a due passi dal centro di allenamento dell’Iran. Non una novità, però: da anni la presenza della nazionale iraniana nelle competizioni internazionali divide una parte della diaspora che vive negli Stati Uniti e che non riconosce la squadra come rappresentativa dell’intero Paese.

Fuori dall’impianto, inoltre, si erano radunati centinaia di manifestanti contrari al regime di Teheran. Molti di loro esponevano la vecchia bandiera iraniana con il Leone e il Sole, simbolo utilizzato prima della rivoluzione islamica del 1979 e oggi diventato un emblema dell’opposizione agli ayatollah. È proprio per questo che il gesto di Mohebi ha acceso immediatamente il dibattito. C’è chi lo interpreta come una risposta ai fischi rivolti all’inno e alla nazionale. Altri leggono quella mimica come una provocazione indirizzata proprio ai contestatori presenti sugli spalti. Nessuna prova, naturalmente, ma il clima attorno alla partita ha reso impossibile considerare l’episodio come una semplice esultanza senza ulteriori significati.

Lo stesso Mohebi ha cercato di spegnere le polemiche nel dopogara. “È stata una cosa spontanea, nata in quel momento. Volevo festeggiare con i tifosi iraniani”, ha spiegato ai giornalisti. Una ricostruzione che però non ha fermato le discussioni. Anche perché la sfida tra Iran e Nuova Zelanda era già diventata il riflesso delle profonde divisioni che attraversano la comunità iraniana all’estero. Nei giorni precedenti non erano mancati momenti di tensione tra sostenitori della nazionale e oppositori del governo di Teheran. Alcune bandiere erano state strappate e calpestate durante accesi confronti verbali. Per questo motivo quel gesto dello “sparo”, compiuto pochi secondi dopo il gol, è stato letto da molti come qualcosa che va oltre il calcio.