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Mondiali 2026, Ibrahimovic ridicolizzato dal New York Times: "Solo battute e proclami"

di Lorenzo Pastugliavenerdì 19 giugno 2026
Mondiali 2026, Ibrahimovic ridicolizzato dal New York Times: "Solo battute e proclami"

2' di lettura

Zlatan Ibrahimovic resta Zlatan Ibrahimovic. Anche davanti alle telecamere, lontano dal campo, riesce a catalizzare attenzioni e discussioni. Ma la sua prima esperienza da opinionista al Mondiale di Usa-Canada-Messico non sta convincendo tutti. Anzi. Il New York Times gli ha dedicato un'analisi piuttosto severa, mettendo in discussione il contributo offerto nello studio di Fox Sports. L'emittente americana, che trasmette il torneo in lingua inglese, ha costruito una squadra di commentatori di altissimo livello, puntando su volti autorevoli come Thierry Henry e Rebecca Lowe

In questo contesto è stato inserito anche l’ex attaccante svedese, chiamato a portare la sua esperienza da uno degli attaccanti più forti della sua generazione. Secondo il quotidiano statunitense, però, Ibra sta facendo fatica a trovare il giusto equilibrio nel nuovo ruolo. Il problema non sarebbe la personalità, quella che lo ha sempre accompagnato dentro e fuori dal campo, ma la capacità di andare oltre le battute e i proclami per offrire analisi dettagliate e approfondimenti tecnici.

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Tra gli esempi citati c'è un intervento dedicato a Jesse Marsch, allenatore statunitense oggi alla guida del Canada. In quel passaggio, osserva il Times, Ibrahimovic sarebbe apparso poco a suo agio sull'argomento, arrivando a definirlo "il sicuro allenatore canadese", dando l'impressione di non conoscere particolarmente bene il protagonista del servizio.

La sensazione, secondo il giornale, è quella di un campione che per ora si affida quasi esclusivamente al proprio personaggio. Una scelta che può funzionare per qualche battuta a effetto, ma che rischia di diventare limitante in uno studio ricco di analisi e approfondimenti. Non a caso il paragone più favorevole viene riservato a Thierry Henry. L'ex attaccante francese viene indicato come il punto di riferimento della trasmissione grazie alle sue letture tattiche, capaci di spiegare movimenti, scelte e dettagli che spesso sfuggono a chi guarda da casa.

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Eppure, proprio nel momento più criticato, Ibra ha regalato anche quello che il Times considera il suo intervento migliore. Durante una discussione sull'atteggiamento della Francia, accusata da qualcuno di essere arrogante, Zlatan ha chiuso il dibattito con una delle sue frasi più classiche: "Non è arroganza, è fiducia. Gli ignoranti la chiameranno arroganza, gli intelligenti la chiameranno fiducia”. Una battuta che strappa un sorriso e che racconta perfettamente il personaggio. Adesso, però, negli Stati Uniti si aspettano anche altro. Meno Zlatan-personaggio e più Zlatan-calciatore.

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