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Jannik Sinner, "può accadere ancora"? Cosa voleva dirci (davvero)

di Lorenzo Pastugliavenerdì 3 luglio 2026
Jannik Sinner, "può accadere ancora"? Cosa voleva dirci (davvero)

2' di lettura

"Abbiamo capito cosa è successo" e "Potrebbe risuccedere". Due frasi che valgono più di tante spiegazioni. Dopo la vittoria su Nuno Borges a Wimbledon, Jannik Sinner ha scelto di non entrare nei dettagli del malore accusato al Roland Garros, ma ha lasciato intendere che lui e il suo staff abbiano finalmente individuato l'origine del problema. Un passaggio importante, perché restituisce serenità senza alimentare inutili allarmismi.

La certezza, oggi, è proprio questa: il team del numero uno del mondo sa su cosa lavorare. Già nella giornata del match contro Juan Manuel Cerundolo a Parigi, Sinner aveva raccontato di non essersi svegliato in buone condizioni. Poi, durante l'incontro, il fisico ha smesso di rispondere come al solito fino al blackout che ha compromesso la sua prestazione. Non era però il primo campanello d'allarme: qualcosa di simile si era già intravisto a Madrid contro Medvedev.

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Da qui la decisione di sottoporsi a controlli approfonditi, che hanno escluso patologie particolari: "Sto benissimo. Abbiamo fatto tutti i controlli e sembrano tutti molto buoni — aveva rassicurato lo stesso Sinner alla vigilia di Wimbledon, spiegando anche di aver avuto bisogno di staccare completamente — Ho passato dieci giorni con la mia famiglia e i miei amici e mi hanno fatto davvero bene”. Il riposo, dunque, è stato parte integrante del percorso di recupero. Dopo settimane di tornei consecutivi, cambi di superficie, viaggi e tensione agonistica, il suo fisico aveva probabilmente presentato il conto

Una situazione che, secondo diversi specialisti, può essere favorita dall'accumulo di stress fisico e mentale, oltre che da fattori come caldo intenso e alterazioni dell'equilibrio elettrolitico. Proprio per questo Sinner non ha escluso che l'episodio "potrebbe risuccedere". Non significa che il problema sia irrisolto, ma semplicemente che esistono situazioni non completamente controllabili. La differenza è che oggi il suo team sa come intervenire e come provare a prevenirle.

Anche in queste prime partite londinesi si è visto uno Jannik più attento alla gestione dei cambi campo, dell'idratazione e dell'alimentazione. Piccoli accorgimenti che raccontano una strategia precisa. La prudenza resta d'obbligo, ma il quadro appare decisamente più rassicurante rispetto a qualche settimana fa: niente allarmi, solo la consapevolezza di aver individuato una strada da seguire per evitare che quel blackout possa ripresentarsi.

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