Durante la telecronaca della finale dei Mondiali 2026 tra Spagna e Argentina su Rai, Lele Adani è stato notato non per gli urli o gli eccessi emotivi, ma per la voce roca e quasi afona. L’ex difensore, noto per il suo trasporto appassionato quando commenta le partite dell’Argentina, ha tenuto un profilo basso e un tono misurato, anche grazie al ritmo equilibrato e teso della partita.Dopo le polemiche scoppiate per la sua telecronaca “sguaiata” di Francia-Argentina (dove aveva urlato in modo eccessivo esaltando Messi e la Seleccion), in finale Adani è apparso spento e consumato vocalmente. La narrazione è stata più fluida e Alberto Rimedio non ha dovuto intervenire per contenerlo.
Le critiche nei giorni precedenti erano state durissime: in molti lo avevano definito “disturbatore” e gli avevano chiesto di “darsi una calmata”. Le polemiche hanno coinvolto anche volti storici del giornalismo sportivo. Amedeo Goria ha riconosciuto che dietro gli eccessi di Adani c’è una precisa costruzione del personaggio, figlio del calcio televisivo moderno dove chi urla e si impone emotivamente ottiene maggiore visibilità. “Se non urli non ti nota nessuno”, ha commentato Goria, sottolineando come questo stile porti vantaggio a tutti (commentatore, emittente e pubblico).
Lele Adani, "è un distubatore, non un telecronista": chi lo azzera
"Adani è un disturbatore, non un telecronista". Carlo Nesti non usa mezzi termini nel giudicare lo stil...Adani, legato da profonda amicizia con Matias Almeyda e grande estimatore di Maradona, vive le partite dell’Argentina con sincero trasporto emotivo. Nella finalissima, però, la voce provata ha trasformato la sua passione in un commento più contenuto, regalando quasi una beffa dopo le accese polemiche dei giorni scorsi.




