Alla fine i controlli sono arrivati. Prima della partenza della terza tappa del Tour femminile, la cronometro di Gevrey-Chambertin, tutte le atlete sono state sottoposte a una verifica sull'abbigliamento per accertare il rispetto del regolamento Uci. Nel mirino soprattutto i reggiseni imbottiti, i cosiddetti ‘push-up’, finiti al centro delle discussioni per il possibile vantaggio aerodinamico che avrebbero potuto garantire.
L'ipotesi era che alcune cicliste potessero utilizzare soluzioni in grado di modificare la propria struttura fisica e migliorare la penetrazione nell'aria, in contrasto con l'articolo 1.3.032 del regolamento dell'Unione Ciclistica Internazionale. Alla fine, però, nessuna atleta è stata sanzionata: tutti gli equipaggiamenti sono risultati regolari e non sono emerse violazioni. La verifica ha rappresentato anche una novità assoluta nel ciclismo professionistico femminile, perché per la prima volta in un grande appuntamento WorldTour sono stati effettuati controlli di questo tipo in maniera sistematica e pubblica. Proprio le modalità adottate, però, hanno aperto un nuovo fronte di discussione.
Un generale a capo del ciclismo italiano
La Federazione da una parte, la Lega dall’altra e in mezzo il futuro del ciclismo italiano. L’ultima mossa l...Secondo quanto mostrato dalle immagini della diretta e dai video circolati online, le atlete sono state chiamate una alla volta sotto il gazebo dedicato ai controlli. Al loro fianco era presente anche un'ispettrice donna, ma le verifiche sarebbero state effettuate da un commissario uomo. Una scelta che ha fatto discutere, soprattutto perché l'UCI e gli organizzatori del Tour avevano annunciato procedure diverse, con controlli svolti da personale femminile e in uno spazio riservato per tutelare privacy e dignità delle atlete.
Anche il sindacato dei corridori ha espresso perplessità, chiedendo chiarimenti sul protocollo adottato: "Come vengono tutelate la dignità, la privacy e l'integrità personale dei corridori durante l'intero processo?". La richiesta non riguarda il regolamento, ma il modo in cui viene applicato. Sulla stessa linea anche l'ex ciclista belga Ine Beyen, commentatrice del Tour Femmes, che davanti alle immagini ha commentato: "Come donna, lo troverei piuttosto intimidatorio e fuori luogo". Il caso, dunque, non riguarda eventuali irregolarità delle atlete, ma l'organizzazione di controlli che dovranno essere gestiti con maggiore attenzione in futuro.




