Milano, 19 ott. (askanews) - Vetrina in frantumi e negozio completamente depredato per ben due volte, Stefano Colombo titolare di un punto vendita di un noto brand sportivo in via Dante a Milano, racconta quello che accaduto. "Ieri è successo, in realtà in entrambe le giornate. perché già a sabato abbiamo subito un assalto al negozio, sono riusciti ad entrare dalla porta d'ingresso e sono riusciti ad arraffare un po' di merce, spaventare il personale all'interno e prendere anche quello che c'era di soldi all'interno della cassa. Il giorno dopo siamo riusciti a sistemare la porta e abbiamo riaperto il negozio nel pomeriggio e dopo poche ore abbiamo subito un secondo assalto, questa volta molto più grave: la porta stata proprio disintegrata la come potete vedere, sono riusciti a introdursi, erano circa un centinaio. 100 persone che in pochissimi minuti sono riusciti a prendere buona parte della merce".
Che danni avete avuto e quando pensate di riaprire? "Stiamo verificando un po' tutta la situazione, adesso stanno cercando di capire quando riusciremo a sostituire le porte, i vetri e mettere in sicurezza. E vorrei ringraziare anche tutto il personale che ha dimostrato grandissimo coraggio e disponibilità. Però chiaramente, anche la loro situazione emotiva quindi faremo tutti i ragionamenti del caso in questo momento la priorità è che tutti si sentano sicuri nel poter tornare a operare però l'obiettivo è cercare di tornare alla normalità perché non possiamo neanche pensare che si possa fermare tutto per delle situazioni così senza senso mi rende".
Vi aspettavate una cosa del genere dopo la situazione di sabato? "No, passato ci sono state delle situazioni, ma non in modo così violento. Una violenza senza senso fatta da ragazzi di giovanissima età colpisce ancora di più. Ed è veramente qualcosa che tocca nel profondo molto di più. Di un semplice atto di vandalismo o di rapina. È un qualcosa che fa molto molto molto più male al cuore".
Che tipo di persone erano? Che tipo di organizzazione secondo lei? "Non c'era organizzazione. C'è un istinto quasi tribale che è fomentato dai social network e da pretesti di considerazione sociale totalmente autoreferenziale".
E forse c'è anche un senso di impunità? "C'è totalmente un senso di impunità e mischiata un senso di invincibilità. Non so se bisogna operare su questo, non ho le soluzioni a portata di mano, però è un aspetto psicologico e sociale veramente inquietante pensare veramente che dei ragazzini di quell'età possano sentirsi all'interno di un contesto di gruppo così invincibili, intoccabili e senza alcun tipo di etica e moralità".



