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Stanno uccidendo il Paese

Per le imprese nell'Italia di Monti
i mancati pagamenti crescono del 47%

Le aziende muoiono per il crollo dei consumi e il credit crunch: chiudono i battenti 1.626 attività ogni giorno

Congelati anche i crediti che le imprese vantano con la Pubblica amministrazione: un tesoro da 70 miliardi

L'emergenza dei mancati pagamenti alle imprese assume connotazioni drammatiche, l'allarme è rosso: nei primi cinque mesi del 2012 sono cresciuti del 47 per cento. Il risultato? Le aziende non incassano più, le fatture da pagare restano chiuse nel cassetto. Il quadro è tratteggiato da un'indagine di Unimpresa che individua tre ragioni in particolare: il crollo dei consumi, la stretta ai prestiti bancari e i crediti della Pubblica amministrazione congelati. Gli effetti della cura Monti continuano a pesare anche sulle imperse, che schiacciate in un quadro recessivo e costrette a subire un'altissima pressione fiscale, giorno dopo giorno stanno morendo. Secondo quanto rivelato dalla Cgia di Mestre venerdì, nei primi tre mesi di quest'anno hanno chiuso i battenti 146.368 imprese, ovvero 1.626 imprese al giorno. 

Quadro omogeneo - L'indagine di Unimpresa sui pagamenti ritardati è stata condotta incrociando i dati delle 130mial associate raccolti nelle 60 sedi sul territorio nazionale, con le informazioni prese da alcune basi dati pubbliche e private. Lo studio mette in evidenza un quadro omogeneo in tutta Italia, con una crescita delle percentuale dei mancati pagamenti poco più alta al Mezzogiorno (49,4%) rispetto al Centro-Nord (45,3%). Per quel che riguarda i settori economici, al vertice della graduatoria c'è l'edilizia, poi il commercio, quindi l'artigianato, la piccola industria e l'agricoltura.

Le tre ragioni - La nota diffusa da Unimpresa spiega che la spirale negativa si fonda su tre ragioni che hanno spinto il Paese in recessione. Per primo, la crisi ha fatto crollare i consumi incidendo sui comportamenti delle famiglie, sempre più orientate a spese low cost in modo sistematico pur di arrivare a fine mese: si punta tutto su offerte speciali e prodotti scontati, con il risultato di un crollo del fatturato che parte dal piccolo commercio e dalla grande distribuzione e arriva a investire l'intera filiera produttiva. La seconda ragione è il cosiddetto credit crunch, la crisi di liquidità innescata dalla stretta al credito da parte delle banche. Il terzo fattore che contribuisce a bloccare i pagamenti tra imprese è il congelamento dei crediti che le aziende vantano nei confronti della Pubblica Amministrazione: un tesoro da 70 miliardi di euro sui quali il governo di Monti non è riuscito a incidere.

"Sempre più vicini al baratro" - Il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, spiega: "Siamo sempre più vicina al baratro. Dobbiamo constatare giorno dopo giorno che si stanno avverando tutte le nostre previsioni. E mentre il Paese affonda prendiamo atto che al Governo interessano di più le faccende internazionali. E' chiaro che la svolta passa anche per una ricetta unica dell'Unione europea, ma nel nostro Paese esistono malattie particolari che richiederebbero medicine ad hoc. E si tratta di misure urgenti, senza le quali - continua Longobardi - alla fine di quest'anno potremmo fare i conti con un quadro devastante. A nostro giudizio il ciclo economico può ripartire anche ricorrendo a importanti investimenti pubblici, da rilanciare in tempi rapidissimi".

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Commenti all'articolo

  • Phidry Hiellie

    26 Giugno 2012 - 20:08

    ....brillanti manovre del Raggioniere monti, tazzo, se nella bocconi sfornano deegl'elementi del genere, poveri noi. Quel Impostore mai votato dal Popolo Italiano e la sua banda di abusivi incompetenti, dovrebbero finire in Galera avita!! Per un paese sno e normale ELEZIONI PRESIDENZIALI SUBITO, VIA TUTTI GLI ABUSIVI COMPRESO L'INQUILINO DEL COLLE!!!!

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  • steu60

    24 Giugno 2012 - 12:12

    quando si è insediato(dopo il colpo di mano di napolitano) il professorone ha subito rilevato che non pagare l'ici non era allineato con quanto accade in europa,perché tutto il resto è forse allineato? L'introduzione di una tassazione che era già stringente ha fatto crepare l'economia di un paese da sempre basata sulle micro imprese,non ci voleva mica un economista per capirlo,ma il professorone ha altrocui badare:Un popolo di bastardi evasori fiscali e sta li a incensarsi e a farsi incensare da quei cretini che piuttosto che dare all'italia un governo votato dai cittadini si arrogano il diritto di governare senza nessun mandato sarebbe comunque da rammentare al professorone che la sola riduzione del prezzo degli energetici vale più punti di PIL di quanti dica di averne guadagnati con la politica del rigore,che pertanto è essa stessa risultata nociva all'economia.Chieda quanti senatori a vita ci sono in giro per l'europa e cominci a vergognarsi.

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  • dadorso65

    24 Giugno 2012 - 11:11

    presto il giorno dei forconi in piazza

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  • romamaccio

    24 Giugno 2012 - 10:10

    La metà degli Italiani stà bene diciamo benissimo,l'altra metà piccoli imprenditori, commercianti,insomma le partite iva, non riescono più a sopportare l'accanimento di chiedere sempre più tasse e foraggiare sia la casta sia l'apparato burocratico statale,si è raschiato troppo il barile, e le partite iva non si mettono la notte a stampare euro quando non ci sono più perchè sono stati presi in ostaggio dalle banche!il ceto medio sopratutto i pensionati dovrebbero incominciare a preoccuparsi, perchè chiuse le partite iva si chiudono anche i fondi per le pensioni e servizi!

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