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Dalla parte dei tartassati

"Equitalia vìola la Costituzione,
per questo io la denuncio"

L'intervista a Gianfranco Librandi, leader di Unione Italiana: "L'agenzia ci toglie il sacrosanto diritto al lavoro e alla salute". E' pronto un esposto

Librandi, imprenditore globale, ha fondato Unione Italiana e non le manda a dire a Befera
"Equitalia vìola la Costituzione,
per questo io la denuncio"

intervista di Edoardo Cavadini

«Equitalia stritola i cittadini e va contro la Costituzione: lede il diritto al lavoro, al libero esercizio dell’attività economica, e anche il diritto alla salute».

Gianfranco Librandi, imprenditore globale (sistemi intelligenti di illuminazione) fulminato sulla via della politica - ha fondato Unione Italiana (presente di successo in molte amministrazioni locali, sconfitta alle passate comunali milanesi a fianco dell’ex sindaco Moratti) - non le manda a dire a Befera e ai suoi esattori. 

«Non parlo a vanvera, abbiamo raccolto centinaia di segnalazioni, richieste di aiuto e grida di disperazione di cittadini e imprenditori schiacciati dal meccanismo perverso della riscossione di Stato. Vittime di cartelle pazze, errori burocratici ma soprattutto di un sistema concepito per mozzare l’ossigeno a chi deve pagare e che sempre più spesso - come abbiamo visto, purtroppo - mette all’angolo i più deboli, col rischio che qualcuno faccia gesti disperati».

Si riferisce alle decine di suicidi degli ultimi 12 mesi?

«Mi ha colpito molto la lettera di una signora di un paese in provincia di Como rimasta vedova perché il marito non riusciva a star dietro alla moltiplicazione degli interessi che Equitalia applica automaticamente. Ma anche gli attentati alle sedi dell’ente (l’ultimo due giorni fa a Verona, senza vittime ndr) sono spie pericolose. Tutto questo non è degno di un Paese civile».

Cosa si può fare per mettere un freno a questa spirale?

«Unione Italiana presenterà entro dieci giorni un esposto alla Procura della Repubblica di Roma contro Equitalia».

Un esposto per cosa?

«Chiederemo agli organismi inquirenti di valutare se non ci siano stati abusi nei confronti dei cittadini da parte dell’organismo di riscossione dello Stato. Noi pensiamo che, così come agisce ora, Equitalia vìoli la Costituzione».

Un’accusa pesante.

«Parlano i fatti. Il diritto al lavoro e al libero esercizio delle attività economiche come può essere esercitato da un imprenditore-cittadino che si vede pignorati i macchinari, in certi casi senza nessun preavviso? E cosa dire di chi si toglie la vita, oppure piomba nella depressione o si ammala perché stritolato dall’elefante burocratico che è Equitalia? Il diritto alla salute che fine fa? E il diritto al buon andamento, all’imparzialità ed all’efficienza di una pubblica amministrazione, gravemente compromesso dal cumulo di irregolarità formali (vedi le famose cartelle pazze), di atti illegittimi, di interpretazioni restrittive posti in essere da Equitalia e spesse volte sanzionati dalla magistratura?».

Si può avere un fisco equo?

«Certo che sì, in Inghilterra, Germania, Svizzera è già realtà. Guardi basterebbero già due cose per migliorare la situazione: 1) Aggio dimezzato al 4,5% 2) Debiti rateizzati ma secondo la reale possibilità economica individuale: un piano di rientro per una grossa industria non può essere uguale a quello di un pensionato. Oggi lo scandalo italiano è che non c’è nessuna differenza».

Cosa vi aspettate di ottenere?

«Intanto che Befera e il suo esercito di ottomila funzionari vengano messi di fronte alle proprie responsabilità, ove riscontrate. Unione Italiana difenderà i cittadini di fronte allo strapotere dell’ente, in attesa che il governo faccia qualcosa invece di promettere e basta».

Monti ha lanciato la campagna elettorale con gli annunci: in primis giù le tasse. Non è credibile detto da chi non ha fatto che alzarle.

«Monti ci ha ridato credibilità all’estero, ma oltre alle politiche di rigore non riesce ad andare. Serve un cambio di passo, che stimoli la crescita. Noi una ricetta semplice l’abbiamo: meno tasse per abbattere il fenomeno dell’evasione e così far ripartire l’economia».

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Commenti all'articolo

  • gianko

    26 Novembre 2012 - 14:02

    l'hanno dato i milanesi di 200 anni fa, quando LINCIARONO G. PRINA MINISTRO DELLE FINANZE, per questo io (milanese doc) mi sento un po' fiero di esserlo.. ma non ci sono più i milanesi di una volta .. e anche gli ombrelli, fu scaraventato giù dalla finestra e FINITO A OMBRELLATE.. tè ciàpa, vampiro maledetto! a quando il prossimo?? "chi ha un ferro l'affili, chi un sorpruso patì s'el ricordi, via da noi questo BRANCO D'INGORDI, nella merda la casta statal!"

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  • enio rossi

    21 Novembre 2012 - 17:05

    L'aspetto più grave della tassazione è la "tassazione su un reddito presunto" Vale a dire che ,se secondo le sue presunzioni (redditometro et similia), Equitalia ti dice che tu guadagni 30.000Eu (dovresti guadagnare) ti tassano su 30.000EU e tu devi pagare o DIMOSTRARE che non li hai guadagnati. Capite cosa significa dimostrare che non li hai guadagnati? Questa inversione kafkiana dell' onere della prova è stata stabilita da leggi approvate dal nostro esimio parlamento. E non da Equitalia.

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  • paolospyder

    21 Novembre 2012 - 16:04

    e magari una bella rivoluzione, tuto il resto sono cazzate. Se chi lavora per soli tre mesi non versasse nulla, allora sì che lo Stato ti ascolterebbe. Puoi fare tutti gli esposti che vuoi. la Procura è dipendente dello Stato mica ci va contro. E lo stipendio di Befera (560.000 euro annui) mica ci rinuncia lui, deve portarlo pur via a qualcuno.

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  • eureka.mi

    28 Ottobre 2012 - 18:06

    Perchè alla fine verranno premiati ed entreranno a far parte dei prossimi Parlamentari retribuiti dai cittadini che sono stati tartassati. E' una spirale senza fine

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