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I nostri soldi

Ecco come le nostre pensioni
dimagriranno di un altro 3%

Svelati tutti i segreti del contributivo: la sforbiciata riguarda chi esce tra i 57 e i 65 anni. Invece chi "resiste" fino a 70 anni guadagnerà anche il 16 per cento

Ecco come le nostre pensioni
dimagriranno di un altro 3%

 

Pubblichiamo un brano tratto dal libro di  Angelo Raffaele Marmo, «Le nuove pensioni», Oscar Mondadori, in libreria da oggi. L’autore è direttore generale della comunicazione al Ministero del Lavoro.

di Angelo Raffaele Marmo

Dal 1° gennaio 2012 siamo ormai entrati nell’era del contributivo a pieno titolo. Il nuovo sistema – e lo sappiamo – si applica interamente a coloro di voi che hanno cominciato a lavorare dal 1° gennaio 1996. Ma si applica in parte più o meno rilevante anche a coloro di voi che avevano meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 per tutti gli anni di lavoro e di contribuzione effettuati sempre dal 1° gennaio 1996 in avanti. Vale ancora, proprio per effetto dell’ultima riforma, anche per coloro di voi che avevano almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 per i periodi [...] successivi al 1° gennaio 2012. Rammentiamo, infine, che il nuovo congegno si utilizza anche per coloro di voi che, pur essendo “retributivi”, scelgano il calcolo interamente contributivo della pensione; [ ...] e, infine, per coloro di voi che ricorrano alla via della totalizzazione. [...] Le “parti” dell’ingranaggio sono  la somma dei contributi del periodo di riferimento; la vostra età; il numeretto che fa da collante tra i due “pezzi”. Cominciamo dalla somma dei contributi. [...] Questa si chiama “montante contributivo individuale”. Non è altro che il “capitale” che avete accumulato attraverso i vostri versamenti. Esattamente come se aveste depositato i vostri contributi su un conto o un libretto di risparmio. Come si costruisce, è presto detto. In pratica, sulla retribuzione o sul reddito di ogni anno si applica una certa aliquota: [...] l’importo che ne deriva rappresenta il vostro accantonamento contributivo per quell’anno. Anno dopo anno quel deposito originario viene alimentato con altri accantonamenti e rivalutato: in sostanza vi frutta un interesse che si somma di volta in volta al capitale. Il tasso di interesse per la rivalutazione (che si chiama “tasso di capitalizzazione”) è rappresentato dalla variazione media del Prodotto interno lordo, appositamente calcolata dall’Istat prendendo a riferimento il quinquennio precedente l’anno da rivalutare [...]. I periodi contributivi che capitano in fasi di crisi o di recessione fruttano di meno di quelli che appartengono a fasi di crescita. Attenzione a un’altra cosa. Come abbiamo raccontato, nel sistema di cui parliamo i contributi si versano “solo” fino a un certo ammontare di retribuzione o di reddito, che per il 2012 è pari a 96.149 euro:  se guadagnate sopra quel tetto, la parte eccedente non viene considerata per il calcolo del montante.

Proviamo a capirci meglio con i numeri. Se siete un lavoratore dipendente e nell’anno 2008 avete avuto una retribuzione pensionabile di 30.000 euro, il vostro accantonamento sarà pari al 33% (aliquota di computo) dell’importo che avete percepito: 10.890 euro. A fine 2009, vi ritroverete con un montante pari al nuovo accantonamento per l’anno in corso (supponiamo per altri 10.890 euro) sommato a quello che avete già versato l’anno precedente, rivalutato in base al tasso di capitalizzazione e che, nel caso specifico, sarà pari a 11.085,31 euro: in totale, a fine 2009, avrete capitalizzato 21.975,31 euro. E così di seguito.

L'età anagrafica - Il secondo elemento da tenere presente è dato dalla vostra età al momento del pensionamento. [...]Più siete avanti negli anni, quando lasciate il lavoro, più questi numeretti sono vantaggiosi o meno penalizzanti per voi. E il perché è evidente: più tardi “uscite”, più tardi e prevedibilmente per un tempo più limitato vi dovrà essere erogata la rendita e, dunque, il capitale accumulato vi potrà essere restituito in rate più consistenti. I coefficienti di cui parliamo sono costruiti e modificati periodicamente, dal 2012 ogni 3 anni e dal 2019 ogni 2 anni, tenendo conto di una serie di variabili demografiche (incrementi dell’età media e della speranza di vita, indici di mortalità) ed economiche. [...] Scopriamo i numeretti che ci interessano per questi anni. Fino al 2012 valgono quelli rivisti nel 2010. Dal 1° gennaio 2013 faranno la loro comparsa sulla scena quelli nuovi, validi fino a tutto il 2015. E, per la prima volta, in coerenza con le rivedute età pensionabili stabilite dalla riforma e con la possibilità di rimanere al lavoro fino almeno a 70 anni, compaiono anche quelli relativi all’età compresa tra i 66 e i 70 anni. [...] Che cosa comporta per voi il cambiamento dei numeretti per quanto riguarda il calcolo dei vostri assegni dal 2013? In sostanza, rispetto a quelli precedenti, a parità di età di uscita e di contributi accumulati, l’effetto è  una riduzione dell’importo delle pensioni tra i 57 e i 65 anni: la sforbiciata è in media del 2-3%, tra il 2,60% e il 3,29%. In compenso, però, se rimarrete di più al lavoro, la conseguenza, in termini di assegno pensionistico, sarà positiva: aspettando fino a 70 anni si potrà guadagnare anche il 16,38%. [...] 

Ancora tre cose. La prima è che i numeretti, fissati per anno, sono determinati anche per mesi, e, dunque, se avete 66 anni e 7 mesi al momento del pensionamento, il vostro numeretto terrà conto anche dei mesi maturati e sarà più consistente rispetto a quello stabilito per i 66 anni secchi. La seconda è che se siete donne e avete la pensione interamente contributiva, potete contare anche su un paio di bonus che vi tornano utili quando lasciate il lavoro: il vostro coefficiente sarà incrementato  di 1 anno se avete uno o due figli, di 2 anni, se avete tre o più figli; in alternativa, potete chiedere l’anticipo del pensionamento di 4 mesi per figlio, fino a un massimo di 12 mesi.

Infine: il calcolo della pensione anticipata prescinde dall’età. Quale numeretto si applica? Secondo le regole precedenti, per i 40 anni di contributi, si utilizzava quello previsto per 57 anni di età. E oggi? Si dovrebbe utilizzare quello dell’età che avete.

 

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Commenti all'articolo

  • amb43

    05 Dicembre 2012 - 08:08

    1° Credo che dopo 40 anni un lavoratore abbia il diritto di andare in pensione, sia che abbia iniziato a 18 anni che a 27 anni, 2° Mandando in pensione a 67 anni, si impedisce ai giovani di trovare una occupazione più facilmente .....

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  • feltroni ve le suona ancora

    04 Dicembre 2012 - 18:06

    Senti già l'umido della terra che ti circonda? Ti resta poco, giusto qualche pacco alla Caritas. Così impari idiota? Pensavi che passasse anche a te quello che passa alle olgettine?

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  • RobertPaul

    04 Dicembre 2012 - 17:05

    faremo meno figli , mamme e papà a scuola a formarsi e i pochi nonni a lavorare . mi sembra questa un' immagine dell' Italia futura . sempre che tutto vada bene . certo che se i prof hanno queste idee chissà cosa avranno in mente i loro studenti . da un melo non nasce un pero . aiuuuutoooo caro Camillo Benso rivoltati così potrai vomitare meglio.

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  • Gancherro

    04 Dicembre 2012 - 15:03

    A parte il fatto che il tuo cervellino deve aver traslocato in qualche fogna, ti farei ben vedere io come sarebbe giusto trattare te, emerito imbecille. Ma vedi di connetterti con il tuo cervello, buco di culo che non sei altro!!

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