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La famiglia Merloni vende Indesit alla Whirlpool e vola in Borsa

La famiglia Merloni vende Indesit alla Whirlpool e vola in Borsa

Indesit festeggia a Piazza Affari l’accordo raggiunto tra Fineldo e la famiglia Merloni con Whirlpool per la cessione del 60,4% del capitale (che rappresenta il 66,8% dei diritti di voto) alla società Usa per 758 milioni di euro pari a 11 euro per azione. Il titolo al momento svetta con un progresso del 2,47% a 10,79 euro.  La previsione è che le operazioni dell'accordo si perfezionino entro la fine del 2014. L’acquisizione del controllo di Indesit è infatti soggetta all’autorizzazione del Tribunale di Ancona e delle autorità antitrust ed è previsto che venga conclusa entro la fine del 2014.

Gli obiettivi - «Ci aspettiamo che questa opportunità posizioni il nostro business europeo su un percorso di crescita e di continua creazione di valore insieme a una società di riconosciuto standing e affermata quale Indesit» ha affermato Jeff Fettig, presidente e chief executive officer di Whirlpool Corporation. «Riteniamo - ha aggiunto - che questa acquisizione ci posizionerà in maniera ideale per una crescita sostenibile in un mercato altamente competitivo e sempre più globale quale quello degli elettrodomestici in Europa». «L’accordo ha l’obiettivo di dotare Indesit di tutti gli strumenti per costruire un futuro solido e sostenibile», ha detto Gian Oddone Merli, amministratore delegato di Fineldo. «Ci attendiamo che questa operazione ci permetta di creare una società di elettrodomestici più efficiente in Europa, che possa creare maggior valore attraverso un miglior utilizzo delle
risorse e una complementarietà di posizione geografica, prodotti, marchi e sistema distributivo» ha affermato Marc Bitzer, Presidente dell’area Nord America ed Europa, Medio Oriente e Africa (EMEA) di Whirlpool. «Prevediamo che l’acquisizione rafforzerà e sosterrà la nostra produzione
europea e consentirà ai nostri prodotti di essere competitivi e di creare valore. La grande distribuzione e i consumatori in Europa trarranno vantaggio dalle maggiori efficienze dei nostri investimenti in innovazione e dalla leadership tecnologica, generata dalla combinazione delle forze di Whirlpool e di
Indesit».

La storia - La Indesit è un pezzo di storia del made in Italy, un simbolo del nostro boom economico: nasce a Torino nel 1953, finisce ai Merloni, a Fabriano, nel 1985 e ora va negli Usa, acquistata dalla Whirpool. Tutto comincia 61 anni fa nel torinese, dove tre soci, Armando Campioni, Adelchi Cadellero, e Filippo Gatta, fondano la Spirea, un’azienda che produce elettrodomestici ’bianchi' e cioè lavatrici, frigoriferi, lavastoviglie, cucine, oltre che televisori e registratori di cassa. Scelgono di chiamarla col nome di una pianta bianca proveniente dall’Asia del Sud, poi però cambiano idea e Spirea diventa Indel, poi Indes e infine Indesit, nel 1961. Nel Piemonte targato Fiat tre pionieri scelgono di fare elettrodomestici, è un azzardo, una scommessa che si rivelerà vincente.  L’elettrodomestico, all’inizio del boom, sembra un lusso, un’americanata, e invece segnerà l’avvento di un nuovo stile di vita, il cambio di passo dell’Italia che si urbanizza, si industrializza. Con l’automobile e la plastica, l’elettrodomestico diventa il simbolo della nostra modernizzazione. Indesit s’impone come un marchio vincente, un’azienda capace di offrire nuovi prodotti a costi contenuti. Si ritaglia uno spazio importante sul mercato italiano e anche all’estero. Nel 1970 ha 12 mila dipendenti, 5 impianti nel torinese e due nella provincia di Caserta, sperimenta Isa, un sistema di trasmissione televisiva a colori, che il governo italiano boccia, compra il marchio Hirundo col quale produce radio a transistor, acquisisce il 6% della Seleco di Pordenone, che ha come azionista i Zanussi. 

La crisi - Negli anni Ottanta però inizia la crisi, il made in Italy dei tempi del boom diventa meno competitivo, perde terreno. Nel 1984 Indesit va in amministrazione controllata e viene ricapitalizzata per 74 miliardi. Nel 1985 vende l’elettronica a Olivetti, ma non si riprende, i dipendenti scendono a 7 mila, per la maggior parte in cassa integrazione. Quello stesso anno il Tribunale di Torino nomina commissario Giacomo Zunino, che avvia la ristrutturazione. Nel 1987 una Indesit rattoppata dalla cura commissariale e coi conti aggiustati è acquistata dai Merloni per 50 miliardi, più altri 100 da investire nel rilancio. L’azienda viene fusa con la rivale Ariston e nasce Indesit company, un nuovo gruppo con sede nelle Marche, a Fabriano.

La famiglia Merloni - La vicenda dei Merloni è un altro pezzo di storia made Italy. Nel 1930 a Fabriano, Aristide Merloni avvia una fabbrica di bilance, nel secondo dopoguerra diventa sindaco di Fabriano, è amico di Enrico Mattei, comincia a produrre bombole per il gas liquefatto, poi passa agli scaldabagni, ai fornelli smaltati a gas, ai frigoriferi. Nel ’75 Vittorio Merloni, che sarà anche presidente di Confindustria, fonda la Ariston, che produce tutta la gamma del ’bianco' dalle cucine alle lavatrici. La Indesit company dei Merloni diventa un colosso da 16 mila dipendenti, con 14 stabilimenti, un gruppo che sbaraglia la concorrenza in Italia e punta a competere in Europa e nel mondo con Bosh, Electrolux, Lg, Philips. Negli anni Novanta diventa il numero due in Europa, delocalizza in Russia e in Cina, ma conserva il 30% della produzione in Italia. Il suo limite, nell’era della globalizzazione, è che concentra il 60% della produzione in Europa. Nel 2009 la crisi impatta duramente l’azienda, che perde il 17% dei ricavi. Nel 2012 utili e ricavi tengono ma solo grazie al mercato russo e a quello britannico, inoltre senza l’effetto dell’euro forte il bilancio sarebbe in rosso. Nel 2013 l’amministratore delegato Marco Milani subentra alla presidenza ad Andrea Merloni e, per la prima volta, il timone dell’azienda non è più in mano alla famiglia Merloni.
È un segnale importante, che si concreta oggi, con il passaggio di oltre il 60% di Indesit agli americani.

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Commenti all'articolo

  • francori2012

    12 Luglio 2014 - 18:06

    Ieri sera nella Rassegna stampa ho visto il titolo de L'Unita' e mi è nvenuto da ridere per non piangere. Ma ce l'hanno un pò di vergogna questi "Trinary?"Sono cinquant'anni che costoro tirano la corda dall'altra parte insieme ai" Sindacaltrinary" ed ora si accorgono dei danni che hanno fatto .Sparatevi !!!

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