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I fallimenti crescono per il decimo trimestre consecutivo: +18% sul 2009

Lo studio dell'Osservatorio Cerved. Il nord continua a soffire. Un po' meglio l'industria

I fallimenti crescono per il decimo trimestre consecutivo: +18% sul 2009
Continua per il decimo trimestre consecutivo l'escalation dei fallimenti: nel terzo trimestre sono state aperte poco meno di 2.000 procedure fallimentari, riportando un incremento del 18% rispetto allo stesso periodo 2009 e del 13% rispetto al trimestre precedente (dati destagionalizzati e corretti per il numero di giornate lavorative).

Con questi dati, le procedure complessivamente aperte nei primi nove mesi del 2010 sfiorano le 8 mila unità, pari a un incremento del 23% rispetto allo stesso periodo del 2009. Questo è quanto emerge in estrema sintesi dall'Osservatorio Crisi d'Impresa di Cerved Group, che analizza - con cadenza trimestrale - l`andamento delle procedure concorsuali a livello nazionale e settoriale.

LA MAPPA DEI FALLIMENTI - Nei primi tre trimestri dell'anno, i fallimenti hanno registrato ritmi più elevati soprattutto tra le società di capitale, +27% rispetto allo stesso trimestre del 2009, contro il +14% osservato tra le società di persone e il +17% tra le altre forme giuridiche.  I default hanno colpito soprattutto le imprese che operano nell`industria: l'incidenza dei fallimenti rispetto all`insieme delle aziende del settore (insolvency ratio) ha toccato quota 31,7 (su 10 mila imprese operative), un valore superiore rispetto a quello calcolato sul complesso delle aziende italiane, pari a 13,9 Seguono le costruzioni con un IR pari a 19; gli esercizi ricettivi, i trasporti e le comunicazioni con un IR di 13,6 e i servizi professionali e immobiliari con un dato pari a 10,1.

MALE IL NORD - Il Nord rimane l'area in cui l'incidenza dei fallimenti è maggiore: nei primi nove mesi del 2010 l'IR è pari a 17 nel Nord Ovest, 15 nel Nord Est, 14 nel Centro e 11 nel Sud e nelle Isole. D'altra parte, il terzo trimestre del 2010 sembra segnare l'avvio di un`inversione di tendenza con incrementi delle procedure maggiori nel Sud rispetto al resto del Paese: è infatti il Mezzogiorno a segnare l'aumento più consistente con +23% rispetto allo stesso periodo del 2009, seguito dal Centro (+19%), Nord Ovest (+16%) e dal Nord Est (+15%).

PRIMO CALO DEI CONCORDATI PREVENTIVI
- Tra luglio e settembre del 2010, per la prima volta dall'inizio della crisi, i dati mostrano un calo dei concordati preventivi: le imprese italiane hanno presentato poco meno di 200 domande di concordato preventivo, un valore del 16% inferiore rispetto a quanto registrato nello stesso trimestre 2009. Complessivamente, nei primi nove mesi dell'anno sono state presentate 731 domande, +8% rispetto ai primi tre trimestri 2009.

L'INDUSTRIA CONTIENE L'EMORRAGGIA
- L'industria, pur rimanendo il comparto con il maggior numero di domande (più di 300 casi nei primi 9 mesi del 2010), fa segnare un calo del 10% rispetto allo stesso periodo del 2009. Crescono invece le domande tra le aziende del commercio, trasporti e comunicazioni (+25%), servizi professionali e imprenditoriali (+74%) e delle costruzioni (+9%). "Fortunatamente finora la crisi non ha generato effetti contagio tali da spingere al fallimento imprese che prima della recessione erano solide - sottolinea l`Ufficio Studi di Cerved Group - Piuttosto la crisi ha accelerato l'espulsione dal mercato di aziende già fragili, per cui il peggioramento dovuto alla congiuntura ha sancito la bancarotta."

L'UFFICIO STUDI
- "La recessione ha comunque reso più fragile il sistema delle nostre imprese, come indica anche il CeGri (Cerved Group Risk Index), il nuovo indice di Cerved Group che fornisce una misura predittiva del rischio medio di insolvenza delle aziende, collocandolo su una scala da 1 a 100: il rischio di insolvenza, che ha toccato un picco nel 2009, è atteso in lieve diminuzione nel 2010 e nel 2011, rimanendo tuttavia ben superiore rispetto al periodo pre-crisi", conclude l'Ufficio Studi Cerved Group.

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Commenti all'articolo

  • dontfeedtheboss

    07 Dicembre 2010 - 13:01

    del governo del fare. Bancarotta.

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  • marte43

    07 Dicembre 2010 - 11:11

    sono un imprenditore e fallire fa parte del gioco, a volte ci si salva con dei colpi reni non indifferenti si lavora anche 20 ore al giorno per non fallire si tiene il cervello acceso 24 ore al giorno per non sbagliare investimenti in momenti delicati, si prendono decisioni coraggiose a volte della serie o la va o la spacca.., si fanno grandi sacrifici rinunce.. poi il successo la gloria e l'unica cosa che risalta agli occhi invidiosi della gente che non hanno la minima idea del percorso del rischio del fatto che ti sei giocato il tutto per tutto ,la gente non sa niente vogliono soltanto una fetta della tua torta anzi gli spetta di diritto ,anche se loro erano al bar a giocare a carte mentre tu impazzivi per non fallire. E comunque gli imprenditori che non sono capaci di soffrire di sacrificarsi in prima persona FALLISCONO e la colpa è solo la loro.

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  • MAD

    06 Dicembre 2010 - 14:02

    FAIL.

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  • Lamb

    06 Dicembre 2010 - 14:02

    Tra un po' i pidiellini ci diranno che il fallimento è il mezzo tramite cui avverrà la ripresa dell'economia italiana :)

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