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Viaggio a Ramnicu Valcea

Romania, Fbi a caccia di hacker
nel covo dei cyber truffatori

Nella cittadina i pirati informatici locali e russi fatturano più di un miliardo di euro l'anno: "Questo grazie al fatto che ormai si paga solo con le carte di credito"

C'è un paese, in Romania, dove avviene la maggior parte delle truffe telematiche che subiamo in ogni angolo del mondo. E l'Fbi ha reclutato 600 poliziotti romeni per arginare il fenomeno
Romania, Fbi a caccia di hacker
nel covo dei cyber truffatori

di Leonardo Piccini

Siamo a Ramnicu Valcea, una tranquilla cittadina di poco più di 110 mila abitanti, nella Romania centrale, proprio ai piedi dei Carpazi. Una località piena di verde e di parchi, con il suo quartiere operaio chiamato Ostroveni, un agglomerato brutto e deprimente, a ricordo di un passato comunista di cui rimangono come vestigia fabbriche e palazzoni popolari ingrigiti e pieni come alveari: un mix di alloggi sociali per giovani coppie, a quattro o cinque piani, e di grattaceli dell'epoca di Nicolae Ceausescu che cadono a pezzi. A segnare un contrasto davvero mirabile, concessionarie di auto di lusso (la Mercedes ne ha appena aperta una, con un salone in cui su 3.000 mq espositivi trovi le ultime proposte della casa di Stoccarda, dai 40.000 euro in su), una ventina di agenzie della Western Union, e poi sportelli di banche ovunque (la Banca Transilvania, la Rumeno Banca, la Banca Commerciala Carpatica, la Judetul Valcea, la Raiffeisen Bank solo per citarne alcune)… e poi ancora, discoteche, lap dance, e night di tutti i tipi... La zona per noi più interessante, si trova proprio qui ed è ormai la meta di un pellegrinaggio senza sosta di pulmini di reti televisive americane e francesi, con giornalisti alla ricerca di emozioni forti, anche a -7, con il gelo che ti penetra nelle ossa come una lama e ti taglia la faccia come un rasoio, perché questa è diventata la capitale mondiale dei pirati informatici. 

Una sorta di «hackerville», una «Gotamcity» della mafia telematica internazionale, con romeni e russi a farla da padroni, in grado di fatturare anche più di 1 miliardo di euro l’anno, semplicemente premendo un pulsante su un computer. I ragazzi, che vedi sfrecciare a bordo di auto di lusso, BMW e Mercedes, ma anche Porsche e Maserati, sempre in compagnia di splendide ragazze dai capelli neri corvino e gli occhi verdi, hanno il portafoglio pieno di contanti e di carte di credito clonate. Grazie alle truffe via internet, incassano decine di migliaia di euro al giorno, e solo pochi mesi fa, ventitré di loro, tra i 15 e i 18 anni, sono stati arrestati per una truffa di più di 20 milioni di dollari ai danni di ignari ma ricchi cittadini americani. Un fenomeno tanto esteso e preoccupante da indurre l’FBI e il suo direttore Robert Mueller, ad aprire di gran carriera un «ufficio» a Bucarest, e inviare sul posto i migliori detective, per reclutare 600 poliziotti romeni e dare la caccia ai pirati informatici specializzati in finte aste su eBay. Gli agenti Usa si sono acquartierati in un palazzo del centro, ubicato in uno dei grandi viali della capitale e classificato come un segreto militare e da qui danno la caccia agli hacker romeni. 

Negli ultimi tempi si sono moltiplicate le truffe milionarie ai danni di clienti americani, svizzeri, francesi, italiani e tedeschi. Su eBay fingono di vendere auto e telefonini, e le loro tecniche si sono affinate sempre di più: ingaggiano intermediari, aprono conti per ogni dove, anche in città come Londra, Parigi, New York, Roma e Milano, sfruttando la disponibilità dei connazionali residenti all’estero. I soldi delle truffe milionarie, spariscono lungo un dedalo senza fine di conti correnti intestati a intermediari e teste di legno di ogni tipo (badanti, figuranti di sala, ballerine di night o bellissime escort al soldo della criminalità organizzata), fino a un conto intestato a un hacker, cliente di una delle tante banche di Ramnicu Valcea. Tutti qui, naturalmente, sono al corrente di quello che accade nel ricco e popoloso quartiere operaio, ma non trovi nessuno disposto a infrangere la legge dell’omertà. 

Gli inquirenti spiegano che da un po’ di tempo le truffe sono diventate più semplici: «Gli americani e gli europei sono quasi obbligati a utilizzare per le transazioni anche più banali carte di credito e bancomat. Così ci sono hacker che riescono ad agganciare anche quattro o cinque “clienti” alla settimana, e a rubare somme che possono variare da qualche centinaio a qualche decina di migliaia di euro o di dollari al giorno». A volte, far uscire i soldi da Paesi come gli Stati Uniti può essere più difficile, ma come spiega Petrut Calinescu, nulla è impossibile ai pirati informatici: «Per evitare di lasciare tracce, se truffi un cittadino americano utilizzando i soldi della sua carta di credito, puoi impiegare immediatamente il suo danaro ed evitare di lasciare una scia che metterebbe l’FBI alle tua calcagna. Basta impiegare immediatamente quei soldi, comprando sul posto grazie a un prestanome, un’auto di lusso che puoi benissimo pagare in contanti. Se comperi ad esempio, un’auto da 120.000 dollari e la paghi cash, lo fai in modo assolutamente legale; a quel punto, spedisci la macchina in Romania o la rivendi a 80.000 dollari. Il tipo che la acquista è contento perché risparmia 40.000 dollari e tu sei felice perché hai appena ripulito 80.000 $, che puoi utilizzare come ti pare e piace». 

Insomma, rubare su Internet è un gioco da ragazzi. Basta consultare una delle centinaia di guide specializzate e in poche settimane, un ragazzo un po’ sveglio può trasformarsi in un temibile pirata del web.

Ramnicu Valcea, Romania, Europa

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