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Storia incredibile

Abusi e pedofilia: viaggio a Forteto, la comunità lager dei cattocomunisti

Celebrata da politici e intellettuali, ospitava in Toscana giovani disagiati. Fondatore a processo per violenza sessuale

Rodolfo Fiesoli, 72enne, nel 1977 fondò il centro con l'amico Luigi Goffredi. Da allora grandi lodi e altrettanti sospetti, fino all'arresto
Abusi e pedofilia: viaggio a Forteto, la comunità lager dei cattocomunisti

 

di Andrea Scaglia

Uno viene a conoscenza di questa storia e  in effetti non sa come prenderla. Trama che pare rigurgito dei peggiori anni Settanta, rutto maleodorante che  riporta alla mente utopie allora condite con vocaboli abbacinanti, e però ne mostra la completa degenerazione. Com’è stato possibile? Comunitarismo, rifiuto della società borghese e dei suoi legami, la famiglia vista come gabbia oppressiva da cui fuggire. Isolamento per difendersi dall’egoismo del mondo. E poi l’invero forzoso riferimento a don Milani, e lo scardinamento degli schemi rigidi e sorpassati, e il recupero dei veri valori cristiani da armonizzare con la prospettiva socialista, in nome del sol dell’avvenire. E tutt’intorno gli applausi delle menti sopraffine e  i convegni e i libri celebrativi per un sogno divenuto realtà, e chi non ci crede è un reazionario. Ma no, che non era così. Una setta, quasi un lager. Persone plagiate e ridotte a marionette. Abusi sessuali e psicologici. Pedofilia. Un incubo, altro che sogno.

Il suo nome è Rodolfo Fiesoli, oggi ha 72 anni. Arrestato il 20 dicembre del 2011 per presunti atti di pedofilia e persino zoofilia commessi all’interno della cooperativa agricola, fondata nel 1977 da lui e dall’amico Luigi Goffredi insieme con una trentina di giovani frequentatori di una parrocchia pratese - e si sarebbe chiamata Il Forteto, poi trasferendosi nella sede odierna di Vicchio, provincia di Firenze, in una fattoria con 500 ettari di terreno. Più che una cooperativa, quella che un tempo si sarebbe potuta definire una comune - «sbocco concreto in cui realizzare una vita in comune», così recita il sito internet. E alla comunità in cui il Profeta - così si faceva chiamare Fiesoli - rappresentava il capo indiscusso, venivano anche affidati bambini e ragazzi, di quelli con un passato di disagio familiare e magari abusati sessualmente - formalmente, però, gli affidi erano intestati a persone che nel Forteto vivevano, non alla struttura. Questo nonostante lo stesso Fiesoli fosse stato arrestato già il 30 novembre 1978 per abusi sessuali: l’ideologia si rivelò più forte della realtà giudiziaria.

Condanna e sconfessioneIl magistrato che dispose la misura cautelare era Carlo Casini, in seguito deputato democristiano e poi presidente del Movimento per la Vita. Fu scarcerato il 1° giugno 1979, Fiesoli, e il giorno stesso il Tribunale dei Minori gli affidò - anzi, «mi venne portato», come il Profeta annotò nel suo diario - un bambino con la sindrome di Down, palese sconfessione dell’arresto ed esplicita dimostrazione di stima. Presidente del Tribunale dei Minori era Giampaolo Meucci, ora defunto, padre del diritto minorile in Italia e amico dello stesso don Milani e consulente del venerato sindaco di Firenze Giorgio La Pira e pure grande ammiratore della Cina maoista. Fiesoli e Goffredi sarebbero poi stati condannati definitivamente nel 1985, per diversi capi d’imputazione fra cui corruzione di minorenne e sottrazione consensuale di minore, questo «dopo aver scardinato, ricorrendo a forme di convincimento ossessive, aggressive e umilianti, ogni preesistente valore e le figure parentali, in modo da renderli del tutto dipendenti da loro, costretti ad accettare e a praticare il regime di vita da loro imposto e caratterizzato da promiscuità assoluta tra persone della stesso sesso, pratica dell’omosessualità, messa a disposizione della cooperativa di ogni risorsa». Eppure, dopo di allora, in quella fattoria finirono 58 minori. Perché Meucci ritenne che l’arresto e la condanna fossero in realtà una macchinazione architettata da Casini, avversario politico, e  dunque continuò a considerare il Forteto una comunità «accogliente e idonea». Atteggiamento, questo, che proseguì anche dopo la sua morte. Dichiara oggi l’ex funzionario Asl Marino Marunti: «Ci fu una presa di posizione di una certa parte culturale di Firenze che cominciò a dire: sì, la sentenza c’è stata, però è stato un errore perché ci sono state malelingue...».

Commissione d’inchiestaAdesso invece si sa. S’è venuto a sapere. Dopo l’ultimo arresto di Fiesoli  è stato costituito il comitato “Vittime del Forteto” (www.falsieducatori.org). E nel giugno dello scorso anno la Regione Toscana ha creato una commissione d’inchiesta sulla vicenda, composta da esponenti di ogni partito e schieramento. La relazione è stata pubblicata nei giorni scorsi. Agghiacciante. Perché per oltre trent’anni la vicenda del Forteto è proseguita su un doppio binario. All’interno, una struttura che se da una parte si trasformò nel tempo in importante realtà imprenditoriale, con un centinaio di lavoratori e allevamento e coltivazioni e maneggio e caseificio e agriturismo e fatturato da 15 milioni di euro con tanto di contributi regionali (dal ’97 al 2010 oltre 1,2 milioni), dall’altra era caratterizzata da «pratiche abusanti, l’abuso risulta essere la prassi», con «uomini e donne che vivono divisi: dormono, mangiano, lavorano separati anche se sposati» e «i rapporti eterosessuali chiaramente osteggiati» e «l’omosessualità non solo permessa ma incentivata, percorso obbligato verso quella che Fiesoli definiva “liberazione dalla materialità”».

Racconti agghiacciantiE ora ci sono le testimonianze a raccontare un «contesto scandito da lavoro, scuola, abusi, paura. Giorno dopo giorno i ragazzi vengono plagiati», con tanto di “confessioni” pubbliche di pensieri ritenuti sconvenienti, oltretutto rieducati a disprezzare i genitori biologici - e quelli affidatari in realtà lo erano solo formalmente. Il tutto all’interno di un ambiente in cui «qualunque comportamento, qualunque gesto, tutto viene ricondotto al sesso, alle fantasie sessuali», con i «minori che spesso divenivano o continuavano a essere prede». E ciò «col consenso non solo collettivo, ma anche dei genitori affidatari». Di più: si racconta di «abusi sessuali sui ragazzi da parte dei genitori affidatari, siano essi uomini o donne, e di un atteggiamento compiacente nei confronti delle “strane” attenzioni del Fiesoli su ragazzi». Ed erano proprio i genitori affidatari a introdurre gli adolescenti nella stanza del Profeta, e se preso dall’imbarazzo il ragazzino veniva rimproverato, «...ma lasciati andare! Rodolfo fa così con tutti, è normale, ti leva questa materialità!». E poi però, all’esterno, ecco l’altro binario. Quello rispettabile, istituzionale. Con le tante conoscenze di Fiesoli a complimentarsi, visitare, garantire. Anche dopo la condanna del 1985: è del 1999 il primo libro sul Forteto edito dalle prestigiose edizioni del Mulino, “Universo simbolico, ethos, areté e regole di relazione nel mondo del Forteto». E la rivista letteraria “Testimonianza” a pubblicare nel 2001 l’articolo “Le libere donne del Forteto”. E nel 2003 il secondo libro del Mulino, “La strada stretta. Storia del Forteto”. E la Carovana della Pace guidata da Alex Zanotelli che va in visita in una struttura dove «più famiglie alla luce del Vangelo vivono controcorrente».

Il volto rispettabileEd è sconcertante leggere le testimonianze che raccontano gli abusi di Fiesoli sui ragazzini  anche  disabili e i rapporti sessuali fra madri affidatarie e ragazzine a loro affidate e poi le stesse  femmine adolescenti obbligate ad avere fra loro rapporti omosessuali, e affiancarle a un altro libro sul Forteto uscito sempre per il Mulino. Oppure ripercorrere nel racconto della protagonista l’incredibile vicenda del suo figlio naturale nato quando lei era già in comunità, con il ragazzo-padre allontanato e  il riconoscimento della paternità da parte del figlio di Fiesoli («Ho regalato mio figlio a una persona che non era suo padre»), e poi pensare che ancora nel febbraio 2010 il gruppo Pd al Senato presentava il libro dello stesso Fiesoli, «Una scuola per l’integrazione». E nel descrivere quest’«opera di convincimento e plagio del mondo esterno», la commissione elenca i personaggi che «a vario titolo e differenti modalità» dal Forteto sono passati, facendo  fra gli altri i nomi di Piero Fassino, Susanna Camusso, Rosi Bindi, Livia Turco, Antonio Di Pietro (che andò a parlare di pedofilia), Tina Anselmi, e poi giudici minorili, avvocati, medici - si va da chi «compie un passaggio in vista di elezioni, giusto il tempo di qualche stretta di mano, a chi scrive prefazioni per le loro pubblicazioni». L’udienza preliminare, per Fiesoli e gli altri 22 indagati, è prevista per il prossimo 21 febbraio. La Regione Toscana si costituirà parte civile. Il presidente di Legacoop Toscana, a cui il Frutteto è associata, puntualizza che «è giusto fare luce sui reati, ma bisogna difendere l’azienda agricola».

 

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  • nick2

    21 Gennaio 2013 - 15:03

    Scrive questo articolo dedicato alla pancia degli ingenui (ormai sono rimasti in quattro poveracci), cercando di far cadere la responsabilità morale delle violenze di Forteto sugli avversari politici del suo padrone. Mi sembra che, dopo che sono venuti a galla i gravi sospetti, tutti abbiano condannato Rodolfo Fiesoli e vogliono che venga fatta chiarezza sulle sue responsabilità. La stessa cosa non si può dire per il caso (simile) di don Gelmini. Berlusconi, suo amicone lo ha sempre difeso a spada tratta e il lacchè Sgarbi ha addirittura incolpato i ragazzi vittime degli abusi dell’ex prete di dichiarare il falso per denaro. Libero, con questo articoletto, nel giugno 2010, ha così liquidato l’accaduto: http://www.liberoquotidiano.it/news/435972/Accuse_di_molestie_per_Don_Gelmini.html VERGOGNA!

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  • sardapiemontese

    21 Gennaio 2013 - 15:03

    e questi hanno anche la pretesa di convincerci della loro superiorità morale.....

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  • raucher

    21 Gennaio 2013 - 14:02

    Bindi , nella tua regione!!! Già , dimenticavo , ora sei tutta tu e Calabria.

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  • Gancherro

    21 Gennaio 2013 - 12:12

    Mmm. Qualcosa mi dice che Rosy Bindi qualche capatina (molto spesso) ce la faceva!

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