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I giudici bocciano il redditometro: "Vìola la privacy degli italiani"

Il tribunale di Napoli accoglie il ricorso di un pensionato: "Non può sacrificare la sfera privata del singolo cittadino"

Nicoletta Orlandi Posti
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  Il tribunale di Napoli boccia il redditometro: è fuorilegge. O meglio: non può sacrificare la sfera privata del singolo cittadino. E' scritto nero su bianco su una sentenza della sezione di Pozzuoli che ha accolto il ricorso di un pensionato che sostiene come attraverso il monitoraggio delle spese si possono conoscere anche gli aspetti più privati della vita del singolo cittadino, includendo anche le spese per cure mediche. E il redditometro finirebbe per passare al setaccio anche le spese per soggetti diversi dal contribuente. Ragioni che il giudice Antonio Lepre ha ritenute fondate costituendo così un precedente giurisprudenziale destinata a far discutere. Il giudice - ha confermato stamani l'avvocato Roberto Buonanno che assiste il pensionato residente nella cittadina flegrea - ha anche ordinato la cancellazione dei dati acquisiti. Lo stesso legale ha evidenziato come "l'azione della pubblica amministrazione debba essere proporzionata ai fini dell'interesse pubblico che essa persegue". Il redditometro, scrive il giudice Lepre nel dispositivo "non fa alcuna differenziazione tra 'cluster' di 'contribuenti" bensì "del tutto autonomamente opera una differenziazione di tipologie familiari suddivise per cinque aree geografiche". Il cittadino verrebbe privato "del diritto ad avere una vita privata" e di essere "quindi libero nelle proprie determinazioni senza dover essere dover essere sottoposto all'invadenza del potere esecutivo e senza dover dare spiegazioni dell'utilizzo della propria autonomia e senza dover subire intrusioni anche su aspetti delicatissimi della vita privata". Soddisfatto l'avvocato Buonanno: "La visibilità totale delle attività e dei comportamenti di tutti i cittadini - osserva il legale - non è il simbolo di una società aperta e liberale".  

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