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"Condannato" dai colleghi

Ingroia, Tar Lazio respinge il ricorso: "Vada ad Aosta"

Respinta l'istanza del pm prezzemolino contro la delibera del Csm: deve andare in Valle d'Aosta. Ma potrebbe salvarlo il "soccorso rosso" di Caselli...

Antonio Ingroia

Antonio Ingroia

 

E ora vada a lavorare. Il Tar del Lazio ha deciso: nessuno stop per il trasferimento ad Aosta del magistrato Antonio Ingroia. Il pm prezzemolino aveva avanzato un'istanza cautelare contro la delibera del Csm, che ha disposto il suo ricollocamento in ruolo all'Ufficio giudiziario di Aosta con le funzioni di pubblico ministero. Aosta, secondo il Csm, è l'unica sede possibile poiché è l'unica circoscrizione in cui Ingroia non si era presentato con la sua Rivoluzione Civile alle scorse elezioni. Il destino di Ingroia, insomma, ora pare segnato: i suoi colleghi hanno deciso che dovrà andare a lavorare tra gli stambecchi. Per inciso, il pm ora ufficialmente inferie, ha ammesso di percepire uno stipendio di 5mila euro al mese.

Ma Caselli... - Per Ingroia, però, potrebbe arrivare il soccorso rosso. A salvarlo dall'odiata Aosta potrebbe essere Giancarlo Caselli, procuratore capo di Torino. Rimanere in Valle vorrebbe dire di occuparsi di reati comuni, abigeato compreso: un "offesa" per Ingroia, abituato com'è ai processi su mafia e politica e alla sovraesposizione mediatica sua e delle sue indagini. Ed è nato così, tra una manifestazione della Fiom e una della sua Azione Civile, il piano chiamato "Fuga da Aosta". 

Idea Caselli - Come è noto l'ex-pm della 'trattativa' non gradisce Aosta, una sistemazione che considera degradante per la sua carriera passata e futura. Ecco allora il possibile salvacondotto: farsi chiamare alla Dda di Torino come applicato endodistrettuale dal procuratore generale della città della Mole Marcello Maddalena. Ed è qui che entrerebbe in gioco Caselli: sarebbe lui a sollecitare la pratica Ingroia al suo superiore gerarchico. 

Il giochino di Ingroia - Ma la cosa non è così semplice: come rivela Il Giornale, infatti, "l'applicazione potrebbe essere disposta per un'inchiesta antimafia in particolare, nata ad Aosta e per la quale sia necessario l'affiancamento ad un magistrato della Dda torinese". Maddalena, d'altra parte, non è detto che stia al gioco: potrebbe anche rifiutarsi di apporre il proprio visto sul trasferimento. Insomma, ad Ingroia serve scovare qualche mafioso ad Aosta (e ora, dopo la pronuncia del Tar, avrà tempo per farlo).

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Commenti all'articolo

  • kIOWA

    24 Maggio 2013 - 12:12

    Neanche un commento da parte dei sinistri.

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  • arwen

    24 Maggio 2013 - 11:11

    Grande esempio di moralità e forza etica! Questo è uno dei brillanti quanto agguerriti PM che dovevano sconfiggere cosa nostra? Ma questo pensa solo a "cosa sua"!

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  • kicner

    24 Maggio 2013 - 09:09

    Su le dentate scintillanti vette, salta il camoscio, tuona la valanga … . Ci vuole fortuna, questo signore è fortunato e non apprezza. Ha la fortuna di poter stare ad Aosta, “la Roma delle Alpi” ed esercitare la sua amata professione: la trattativa sulle quote latte, i delinquenti locali, la corruzione tra i pastori, le responsabilità sullo scioglimento dei ghiacciai, ecc. Nel suo tempo libero potrà gustare i molti monumenti Romani e in particolare l’arco di Augusto, l’Anfiteatro, il Castelli, le bellissime chiese con campanili, i passi del Piccolo San Bernardo e del Gran San Bernardo. Le tradizioni locali quali la battaglia delle mucche, la fiera di Sant’Orso e, quella più famosa “ALLA RICERCA DEL MAFIOSO” dove potrà gustare la fontina, il lardo di Arnad, il pane nero, i vini rossi Donnas e Torrette.

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  • xmagister

    24 Maggio 2013 - 09:09

    Il CSM farà il giudice inflessibile ed equanime adesso che Ingroia è "bruciato" come politico e come magistrato, giusto per salvarsi la faccia per eventuali successive operazioni protettive nei confronti di magistrati che senza prove accusino e condannino Berlusconi. Anche se il presidente del CSM, Napolitano, avesse qualche rigurgito di dignità, cosa non probabile,è praticamente tenuto in ostaggio con le registrazioni delle telefonate con Mancino che, se pubblicate, distruggerebbero l'ormai più che logora immagine del vetero comunismo dei "duri e puri" in realtà mai esistiti. Siamo ormai alla dittatura dei magistrati nei confronti dei cittadini dissenzienti dalla loro linea. Addio Italia Paese civile..

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