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NUOVI TRATTAMENTI

Nei pazienti che hanno la gotta
ecco come curare l’iperuricemia

Sotto diagnosticata o non adeguatamente trattata: serve più formazione dei medici e maggiore consapevolezza tra i pazienti per evitare la scarsa aderenza alla terapia: lo dimostrano i dati di una survey

26 Aprile 2018

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Re Enrico VIII

Re Enrico VIII

Enrico VIII è solo uno dei tanti personaggi famosi che hanno sofferto di gotta, considerata erroneamente una malattia del passato, un’artropatia infiammatoria che può causare gravi conseguenze soprattutto a livello articolare, cardiovascolare e renale. Si tratta di una patologia molto attuale, ma oggi poco conosciuta dai cittadini, a volte sotto diagnosticata e non adeguatamente trattata. Se identificata per tempo e trattata adeguatamente, la gotta, la cui condizione predisponente è un eccesso di acido urico nel sangue (iperuricemia), può essere controllata: ne consegue una migliore qualità di vita del paziente e un minor spreco di risorse per il Servizio sanitario nazionale (Ssn). Da oggi medici e pazienti possono inoltre contare su una nuova opportunità di trattamento, efficace nel correggere la ridotta escrezione renale di acido urico, causa dell’iperuricemia nell’80-90 per cento dei casi. Grünenthal Italia, azienda farmaceutica leader nella terapia del dolore, entra in una nuova area terapeutica con l’introduzione di una soluzione che alla luce degli studi effettuati si è dimostrata efficace e sicura, capace di rispondere a necessità terapeutiche insoddisfatte e tale da determinare un miglioramento della qualità della vita dei pazienti con gotta: lesinurad, trattamento unico e innovativo che appartiene ad una nuova classe di uricosurici (farmaci che aumentano l’escrezione renale di acido urico).

Se n’è parlato a Milano, durante la conferenza stampa ‘Gotta, una malattia dei nostri giorni: verità nascoste e pericoli reali’, alla presenza del professor Leonardo Punzi, direttore della U.O.C. di Reumatologia dell’Azienda Ospedaliera dell’Università di Padova, del dottor Gerardo Medea, medico di medicina generale e della dottoressa Silvia Tonolo, presidente dell’Associazione Nazionale Malati Reumatici Onlus (Anmar).  Durante l’evento sono stati analizzati i dati di una survey realizzata da Edra con il supporto di Grünenthal Italia e condotta sui medici di medicina generale e sugli specialisti (reumatologi, cardiologi, urologi, nefrologi, ortopedici, internisti e geriatri), su farmacisti e su cittadini, per un totale di 3200 rispondenti. La survey ha rilevato che il 50 per cento dei medici di medicina generale e degli specialisti (1125 rispondenti totali) ritiene che la gotta sia dovuta principalmente allo stile di vita e che sarebbe necessaria una maggiore formazione per favorire la conoscenza delle linee guida sulla patologia e una maggiore informazione ai pazienti. Su un totale di 1400 cittadini, 7 su 10 riferiscono di non aver mai parlato con il proprio medico dei livelli di acido urico, del loro monitoraggio e del rischio di gotta e solo un paziente su 2 dichiara di assumere terapia continuativa. E il 55 per cento dei farmacisti (655 rispondenti totali) afferma che la gotta non è conosciuta dai cittadini.

“Sono dati significativi – commenta il professor Punzi – che spiegano la necessità di approfondire l’argomento. Infatti uno stile di vita o una dieta equilibrata contribuiscono a una riduzione del solo 10 per cento del valore totale di uricemia; questo può contribuire da un lato ad assumere meno farmaci, e dall’altro a evitare fattori che favoriscono gli attacchi acuti. Spesso le cause della malattia sono genetiche”. “Se non curata – continua Punzi – la gotta può avere gravi conseguenze: è associata a malattie di rilevante impatto per la salute, come quelle renali, cardiovascolari e al diabete”. “Il 60-70 per cento dei pazienti con gotta dopo circa sei mesi tende a sospendere la terapia nel momento in cui gli attacchi scompaiono - afferma il dottor Medea – I motivi dell’abbandono sono molteplici: è necessario sensibilizzare maggiormente il paziente per una migliore gestione della gotta e un monitoraggio dei sintomi simile a quanto messo in campo per alcune patologie croniche. Non da ultimo è necessario migliorare il confronto con gli specialisti e soprattutto la formazione di noi medici di medicina generale”.

“In Italia, fino a qualche mese fa, non erano disponibili uricosurici – aggiunge il professor Punzi – Da oggi invece è disponibile anche nel nostro Paese un uricosurico di nuova generazione – lesinurad – che, a differenza dei vecchi trattamenti, non interferisce sui sistemi di eliminazione renale di metaboliti del nostro organismo o con altri farmaci. Questo trattamento, da somministrare in associazione ad allopurinolo o febuxostat, riduce il riassorbimento dell’acido urico dal rene al plasma, e corregge la ridotta escrezione renale di acido urico. Visti i meccanismi che portano all’iperuricemia, si tratta di un approccio più ‘fisiologico’ al trattamento dell’iperuricemia e della gotta rispetto al passato”.  Thilo Stadler, general manager di Grünenthal Italia conclude: “Il principale obiettivo per Grünenthal è fornire prodotti innovativi, più efficaci e sicuri e con sempre meno effetti collaterali, per migliorare la qualità della vita dei pazienti. Questa nuova soluzione rappresenta un nuovo trattamento per la gotta, che ci permette di entrare in una nuova area terapeutica e rispondere a necessità terapeutiche non soddisfatte. Un farmaco innovativo ed unico in Italia che grazie alla selettività di azione garantisce un’ottimale profilo di efficacia e di tollerabilità. Come GM di Grünenthal Italia sono orgoglioso di mettere a disposizione dei nostri pazienti ancora una volta un prodotto capace di fare veramente la differenza”. (ANDREA COEN TIRELLI)

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