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Pietro Senaldi e Flavio Briatore: "Dal coronavirus ha imparato una lezione, l'odio della sinistra dei mediocri cacasenno"

Pietro Senaldi
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 Il governatore campano De Luca ormai ha cambiato mestiere. Prigioniero di un paio di battute che gli sono riuscite in passato, è convinto di essere un cabarettista. Sabato ha tentato una conferenza stampa con toni e tempi teatrali che volevano essere comici ma, ahi lui, si sono rivelati tragici. L'uomo è in campagna elettorale, però anziché parlare dei propri programmi ha attaccato Salvini, colpevole di essere sceso nelle sue terre, dandogli del «venditore di cocco» e «profugo mal vestito». Questo è nulla rispetto a quanto De Luca ha detto di Briatore, al quale con tono mafioso ha fatto «i più sinceri auguri» di guarigione, invitandolo a «essere prudente in futuro». «Flavio ha la prostatite nei polmoni» ha ironizzato il sultano salernitano tra gli applausi del circolo mediatico che fa da grancassa alla sinistra. «Show di De Luca» intitolavano entusiasti i medesimi siti che criminalizzarono il governatore quando definì la Raggi «bambolina imbambolata». È così. Quando uno è giallorosso, basta dire che è spettinato per commettere reato di lesa maestà; se invece è di centrodestra, anche solo simpatizzante, si può fare perfino del suo stato precario di salute argomento di dileggio pubblico. Briatore ha il Covid e la prostatite e De Luca, in cattivissima compagnia, trova la cosa molto divertente. Il governatore può stare tranquillo, nessuno lo rimprovererà per aver sparato sulla croce rossa. Il proprietario del Billionaire è il più odiato dalla sinistra, chi lo insulta guadagna solo punti da quelle parti. Lo sa per primo l'interessato, che ieri dall'ospedale ha telefonato di buon mattino a Libero per un piccolo sfogo personale. «Quanto odio contro di me, me ne hanno dette di tutti i colori; adesso c'è pure l'inchiesta, ma noi al Billionaire abbiamo fatto tutte le cose per bene. Certo, i miei ragazzi si sono contagiati, ma può capitare. Gli stagionali vivono insieme in alloggi che mettiamo sempre a loro disposizione per aiutarli economicamente ma le mie strutture sono regolari».

 

 

 

Il ricovero  - L'imprenditore è stato accusato di essere un untore ma ieri, quando dopo essere stato dimesso dal San Raffaele è entrato nella casa milanese della Santanchè, l'amica presso la quale trascorrerà la quarantena, il suo stato contagioso non spaventava cacciatori di notizie e curiosi, che si assembravano intorno a lui in cerca di fortuna. «Occhio che se mi fate arrabbiare vi infetto tutti» ha minacciato Briatore, con scarso successo. Ennesimo capitolo surreale di una vicenda che ha evidenziato come il virus sia vissuto come un peccato da espiare se chi lo prende è ricco, famoso. Se poi si è di centrodestra, si diventa colpevoli anche se sani, come hanno dimostrato gli insulti a Salvini, Meloni e Santanchè giunti anche da autorevoli politici della maggioranza, da Zingaretti e De Luca in giù, che accusano persone negative di spargere il contagio. «Io ho fatto il tampone il 19 agosto in Sardegna» racconta Briatore. «Ero risultato negativo e sono partito per Montecarlo, dove mi è venuto un febbrone a 39. Siccome ho problemi di prostatite da più di un anno, ho chiamato Zangrillo, che mi ha in cura, per farmi visitare e sono andato a Milano. In effetti la prostata era infiammata; come chiunque venga ricoverato sono stato sottoposto a tampone, e la prima volta sono risultato ancora negativo. Poi a un secondo controllo ho scoperto di essere positivo, ma senza il test non lo avrei mai saputo, perché sono asintomatico».

Doppia morale - Ecco svelato il mistero del ricovero in un reparto non dedicato ai malati Covid e anche quello della pronta guarigione: fosse stato solo per il Corona, Flavio non sarebbe mai stato ospedalizzato. Ovviamente la storia non servirà a zittire i grilli parlanti e le oche starnazzanti che in questi giorni hanno motteggiato sulla vicenda, augurandosi che «Flavio tragga una lezione» da quanto accadutogli. Le lezioni che Briatore può trarre sono tre. La prima è medica e dimostra che, come disse a Libero lo scienziato Remuzzi in tempi non sospetti, si può essere positivi senza ammalarsi. La seconda è etica, e rivela che la moralità della sinistra è doppia: compassione per gli sfortunati aperitivi di Zingaretti, ferocia per gli infortuni sul lavoro di Flavio. La terza è sociale e conferma che la ricchezza chiama invidia, la quale spesso degenera in odio e perfino in disprezzo. Del resto, quando si è incapaci di fare quello che ad altri riesce, è più facile svalutare chi ha successo piuttosto che chiedersi perché non lo si sia avuto: domandarselo infatti potrebbe portare alla sgradevole constatazione di essere dei mediocri cacasenno.

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