(Adnkronos) - Nel caso in questione, la Suprema Corte ha sottolineato che "l'intervento di Emilio G. era avvenuto nell'ambito del consiglio comunale che, come e' noto a tutti, e' di norma assemblea pubblica". Peraltro, ha fatto notare ancora la Cassazione, "la funzione di consigliere comunale non legittima sicuramente di esprimersi con frasi di generalizzazione, afferente alla 'etnia', offensive non solo della dignita' delle persone, ma additive di inferiorita' legate alla cultura e tradizioni di un popolo, tanto da auspicare il sequestro di stato, mezzo con cui operare la sottrazione di famiglie dei bambini, indicato come unico strumento attraverso il quale si sarebbe potuto rompere la 'catena generazionale'". La Cassazione harichiamato poi una precedente vicenda processuale sul caso dei manifesti con cui era stata tappezzata Verona che intimavano 'via gli zingari da casa nostra': anche in questo caso, ricordano i supremi giudici, "la frase e' stata ritenuta dal significato ampiamente discriminatorio, non essendo mai stato fatto riferimento a soggetti ben individuati, ma sempre in via generale agli zingari, cosi' potendosi apprezzare il carattere del pregiudizio secondo cui tutti gli zingari sono dediti ad attivita' criminogene". Sara' ora la Corte d'appello di Brescia a ripronunciarsi, tenendo conto del dettato della Cassazione.




